sabato 15 febbraio 2014

GESU' E IL NUOVO TESTAMENTO



NUOVO TESTAMENTO E GESU'

Nel Nuovo Testamento, i vangeli presentano Gesù che, dapprima, cercò di convertire Israele per farne il missionario del Regno, in una prospettiva di totale universalità. 

Il suo popolo, però, rifiutò lui e il suo disegno. Gesù, allora, versò il suo sangue "per una moltitudine" (Mt 26,28) aprendo l'ingresso del Regno a tutti gli uomini. 

Dopo la sua risurrezione gloriosa, affidò ai suoi Apostoli la missione universale di annunciare il vangelo a ogni creatura (Mc 16,15), fare discepoli in tutte le nazioni (Mt 28,19), testimoniare fino agli estremi confini della terra (Atti 1.8). 

Il mistero dell'unità universale si realizza, fin d'ora, nella sua Chiesa, nell'attesa della sua pienezza nei cieli. 

L'Apocalisse presenta il giudizio sull'umanità peccatrice, che per la sua ostilità a Cristo va alla rovina, e la nuova umanità salvata dal sangue dell'Agnello. 

Mostra, quindi, un numero immenso di persone, che affluisce da tutte le nazioni, razze, popoli, lingue (7,9-17), per abitare per sempre nella nuova Gerusalemme (21,24).

Offre, dunque, una visione di speranza in cui tutto il genere umano, redento, ritrova la sua piena unità.


Queste verità, la Chiesa le ha accuratamente conservate anche se, nelle varie epoche, le ha espresse secondo le diverse esigenze della dottrina. 

Il Concilio Vaticano II le ha specificamente riproposte in alcuni testi più significativi. 

In Lumen Gentium ne ha trattato tre volte. 

La prima, nel capitolo I, sul mistero della Chiesa, a proposito della missione e opera del Figlio, sottolineando che tutti gli uomini sono redenti da Cristo, chiamati all'unità fra di loro (1Co 5,7), mediante l'unione con lui, luce del mondo. 

La seconda volta ne ha trattato nel capitolo II, dedicato al popolo di Dio, riguardo alla nuova alleanza e al nuovo popolo, strumenti di salvezza per tutta l'umanità. 

La terza volta, nello stesso capitolo, ne ha trattato nel paragrafo dedicato all'universalità dell'unico popolo di Dio, citando espressamente "tutte le nazioni della terra" e "tutti i fedeli sparsi per il mondo".

Ha poi concluso in questo modo: 

"Tutti gli uomini sono dunque chiamati a questa cattolica unità del Popolo di Dio, che prima segna e promuove (praesignat et promovet) la pace universale e alla quale in vario modo appartengono o sono ordinati sia i fedeli cattolici, sia gli altri credenti in Cristo, sia, infine, tutti gli uomini, dalla grazia di Dio chiamati alla salvezza". 

La dichiarazione Nostra Aetate, sulle relazioni con le religioni non cristiane, ricorda che Cristo, per il suo grande amore per tutti gli uomini, "si è volontariamente sottomesso alla sua Passione e Morte a causa dei peccati di tutti gli uomini affinché tutti gli uomini conseguano la salvezza". 

Il decreto Ad Gentes, sull'attività missionaria della Chiesa, ricorda il "piano universale di Dio per la salvezza del genere umano", la volontà di Dio che "tutti gli uomini siano salvi" e che l'opera salvifica di Cristo vale per tutti. 

Il decreto Dignitatis Humanae, sulla libertà religiosa, sottolinea la necessità che il Vangelo raggiunga sia l'intero universo che ogni uomo. 

Il Concilio ha confermato, quindi, che tutti possono ottenere la salvezza e Dio pone a loro disposizione tutti i mezzi necessari (grazia e obbedienza alla propria coscienza). 

Non si è pronunciato, invece, sul valore delle religioni non cristiane come mezzo salvifico, pur riconoscendo in esse elementi buoni e veri provenienti dalla luce di Cristo. 

Di questo trattano alcuni recenti documenti della Commissione Teologica Internazionale  e della Congregazione per la Dottrina della Fede.

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