venerdì 28 febbraio 2014

GIUSTIFICAZIONE E MERITO



Giustificazione e merito


La dottrina del merito ha sempre avuto un posto particolare nella teologia della grazia, che ricorda come esso non vada inteso in senso strettamente giuridico e come nessuno possa vantare diritti davanti a Dio. 

Il Concilio di Trento, trattandone, intese affermare che le opere dei figli di Dio sono buone, fanno crescere nella giustificazione e hanno una proporzione con l'aumento stesso della grazia e della vita eterna. 

Il Catechismo della Chiesa Cattolica, per meglio chiarirlo, muove dal concetto del termine, come retribuzione, dovuta da una comunità, all'azione meritevole di uno dei suoi membri.

Così inteso si riferisce alla virtù della giustizia, in conformità al principio dell'eguaglianza, che ne è la norma (n. 2006). 

Rimanendo sul terreno strettamente giuridico, quindi, è evidente che per la smisurata diseguaglianza che intercorre fra Dio e l'uomo, non può esserci alcun merito nei confronti di Dio (n. 2007). 

Di conseguenza, nella vita cristiana, il merito dell'uomo davanti a Dio deriva solo dal fatto che Dio, liberamente e gratuitamente, ha disposto di associare l'uomo all'opera della sua grazia (n. 2008).

Sorgente di tutti i nostri meriti davanti a Dio, dunque, è soltanto la carità di Cristo.

La grazia, unendoci a Cristo con amore attivo, assicura il carattere soprannaturale di ogni nostra azione e, di conseguenza, il suo merito davanti a Dio. 

Come i Santi, dobbiamo anche noi conservare sempre viva la coscienza che tutti i nostri meriti sono pura grazia (n. 2011). 

I meriti della vita di giustificazione e delle opere buone, quindi, vanno attribuiti anzitutto alla grazia di Dio, poi alla libera collaborazione dell'uomo che, tuttavia, è anch'essa opera della grazia divina. 

Il merito dell'uomo, quindi, va tutto a Dio, dal momento che è originato e causato dai meriti di Cristo e dalle ispirazioni e aiuti dello Spirito Santo (n. 2008). 

Si tratta, comunque, di un vero merito, anche per l'uomo, a motivo dell'adozione filiale, che ci rende veramente partecipi della natura divina e ci fa "coeredi" con Cristo, della promessa della vita eterna. 

La dignità di figli di Dio è talmente alta, da costituire una ragione di merito del tutto valida per la persona giustificata, resa capace di compiere opere degne di considerazione da parte di Dio. 

Le azioni, fatte sotto l'influsso della grazia attuale, conseguono una proporzione tra opera e premio, dando luogo a un vero diritto derivante dalla grazia, giustificazione e amore gratuiti di Dio. 

Tali meriti e diritti sono doni gratuiti della bontà divina (n. 2009). 

Ciò che l'uomo non può assolutamente meritare, invece, è la giustificazione stessa, detta grazia prima o prima grazia santificante.

La ragione è che, l'ordine della grazia è iniziativa assoluta di Dio, per cui nessuno può meritare la grazia che origina la prima conversione, il perdono e la giustificazione. 

In seguito, ossia una volta giustificati, sotto l'azione della grazia, ossia le mozioni dello Spirito Santo e della carità, possiamo meritare, per noi stessi e per gli altri, le grazie utili alla nostra santificazione, l'aumento della grazia, della fede, speranza e carità e la vita eterna. 

La vita eterna è il premio che Dio accorda al giustificato, per le opere buone compiute in stato di grazia. 

Pure i beni temporali possono essere meritati, secondo i disegni della sapienza e provvidenza divina. Tutti questi beni sono oggetto della preghiera cristiana, che provvede al nostro bisogno di grazia per le opere meritorie (n. 2010). 

Le condizioni per meritare, quindi sono: 1) lo stato di grazia; 2) la vita presente, prima della morte, o "stato di via"; 3) l'uso della propria libertà a favore di Dio e del suo progetto su di noi. 

Le opere devono essere buone e rese soprannaturali. Oltre all'esercizio della vita teologale, si cresce nella grazia e santificazione anche per mezzo dei sacramenti, segni efficaci e veicoli della grazia, di cui tratta la teologia dei sacramenti.

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