martedì 25 febbraio 2014

GRAZIA INCREATA E CREATA


Inabitazione trinitaria, grazia increata, grazia creata

La dottrina dell'abitazione della Trinità in noi è specifica del Nuovo Testamento, ma trova la sua preparazione nell'Antico Testamento, nella forma di presenza e abitazione di Dio in mezzo al suo popolo. 

Sotto questo aspetto ne ha assunto pure alcuni termini. 

Le immagini e istituzioni più significative dell'Antico Testamento al riguardo sono diverse. 

In primo luogo abbiamo la colonna di fuoco e nube (Es 13,21; 14,19-20; 14,24; 25-31; 40,34-38) e la tenda o tabernacolo (Es 25,8-9; 29,42-46; Es 28,42; 40,34; Nm 9,15-23) che accompagnarono il popolo di Dio durante l'esodo e il cammino nel deserto verso la terra promessa. 

Raggiunta questa e attuato l'insediamento si ebbero il primo tempio (2Sm 7,1-7; 3Re 8,3-4) e, dopo la sua distruzione, la promessa del nuovo tempio (Is 2,2; 56,7; 60,7; Gr 33,18-21). 

Il Nuovo Testamento mostrò che il vero tempio inteso dal Signore non era più un edificio materiale, ma un tempio vivente, umano: Gesù di Nazaret (Mt 12,6; Gv 1,14; 2,19).

Dopo di lui, pure i credenti in lui, i cristiani sono suo tempio e sua dimora (1Ts 4,8; Gal 4,6; Rm 5,5; 8,9; 1Co 3,16-17; 6,19; 2Co 6,16; Ef 3,17; 4,12). 

Fu S. Agostino a distinguere, per la prima volta, l'abitazione divina nella Chiesa e nelle persone. Più tardi S. Tommaso elaborò una bellissima formula: Dio è nel cristiano "sicut cognitum in cognoscente et sicut amatum in amante".

L'enciclica Divinum illud munus (1897) di Leone XII riprese un altro aspetto del pensiero agostiniano, quello delle due distinte presenze divine: 

a) una, ex creatione, in tutte le creature; b) l'altra, ex gratia, nei credenti battezzati. 

Dio ama, inviando lo Spirito Santo che viene in noi portando con sé il Padre e il Figlio. 

Paolo e Giovanni non separano mai le due forme d'inabitazione nelle persone e nella Chiesa, poiché l'inabitazione nella Chiesa è strettamente legata a quella nelle persone e viceversa. 

È in questo modo che lo Spirito Santo opera nella comunità ecclesiale. 

L'inabitazione della Trinità, detta pure presenza divinizzatrice o grazia increata, si capisce: 

a) distinguendola dall'onnipresenza divina creatrice in ogni cosa; b) cogliendola entro la teologia trinitaria delle missioni del Figlio e dello Spirito. 

Dio abita in noi rendendoci partecipi della sua vita divina di conoscenza e amore. 

Ciò lo attua donandoci la fede, la speranza e la carità, che sono, in sintesi, la grazia creata. 

Essa può dirsi, in altri termini, pure trasformazione o divinizzazione della nostra umanità. 

Questa realtà, che dipende continuamente dalla presenza della Trinità in noi, trasforma tutto l'uomo. 

La grazia creata indica, invece, che l'uomo viene talmente trasformato dall'amore gratuito di Dio, da diventare partecipe della sua stessa natura divina.

Tale partecipazione è una perfezione immensamente più alta della natura umana ed è accidentale, ma non sostanziale. 

La trasformazione coinvolge due livelli fondamentali: a) la natura, che viene trasformata dalla grazia santificante o gratum faciens; b) l'intelligenza e la volontà che vengono potenziate dalle virtù teologali o infuse. 

L'uomo, quindi, viene trasformato totalmente nella sua unità.

La grazia, sottolinea S. Tommaso, dona all'uomo un essere divino partecipato. 

È dottrina del Concilio di Trento che la grazia creata è la trasformazione reale e permanente dell'uomo, dono e opera di Dio, per i meriti di Gesù Cristo e il dono dello Spirito Santo. 

La comunicazione di sé, che Dio fa all'uomo, è insieme: dono offerto, abilitazione ad accoglierlo, orientamento ineliminabile a tale accoglienza e all'unione perfetta nella visione beatifica. 

Il tutto in un dialogo che lascia sempre l'uomo libero di accettalo o rifiutarlo. 

Poiché giustificazione, santità, vita nella grazia designano il nostro essere e vivere da figli di Dio, per l'azione dello Spirito Santo (Rm 8,14; Gal 5,16-18), dobbiamo pure approfondire quest'aspetto. 

L'azione dello Spirito Santo non proviene dall'esterno, ma dall'interno del giustificato, nel quale Egli abita e risiede abitualmente (1Co 3,16; 6,19; Rm 8, 9.11). 

La promessa di Gesù ai suoi discepoli, infatti, è che lo Spirito rimane sempre con noi, abita e vive in noi (Gv 14,16-17).

Il modo di questa "abitazione" è discusso dai teologi. 

Il punto fermo è, comunque, che la Trinità, ossia le tre Persone divine, abita nelle persone dei giusti, non solo con la presenza d'immensità di cui si è parlato, ossia la presenza di Dio in tutte le creature che egli crea, conserva e muove, ma con una presenza personale straordinaria e diversa, di amore. 

Con essa, come si è visto, Dio si comunica al credente, trasformandolo interiormente, rendendolo suo figlio, partecipe della sua stessa natura divina.

Fin dagli inizi i teologi si sono chiesti se questa presenza sia diretta o indiretta, ossia per mezzo di un'altra realtà. 

La teologia orientale ha seguito il principio di Massimo il Confessore (662), sviluppato poi da Gregorio Palamas (1359), distinguendo in Dio la sua "essenza" incomunicabile e le sue "energie" (dynameis). Queste sarebbero le manifestazioni increate della sua essenza e distinte da essa.


Nel credente non abiterebbe l'essenza divina, ma le energie divinizzanti di questa, che divinizzano l'uomo. 

La teologia occidentale ritiene che la grazia santificante significhi che la Trinità è presente nel cristiano come grazia increata e con i suoi doni interiori che costituiscono i doni creati o effetti soprannaturali prodotti nell'anima dalla presenza divina. 

I teologi discutono pure su quale grazia, increata o creata, preceda l'altra. 

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