lunedì 3 febbraio 2014

IL RISPETTO DELLA VITA



IL RISPETTO DELLA VITA



Gli ambiti nei quali si esercita questo decisivo discernimento sono proprio quelli concernenti gli interessi più vitali e delicati della persona, lì dove hanno luogo le scelte fondamentali inerenti il senso della vita e la ricerca della felicità.

Tali ambiti peraltro non sono separati, ma profondamente collegati, sussistendo tra di essi un evidente continuum costituito dal rispetto della dignità trascendente della persona umana (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1929), 

radicata nel suo essere immagine del Creatore e fine ultimo di ogni giustizia sociale autenticamente umana. 

Il rispetto della vita in tutte le sue fasi, dal concepimento fino al suo esito naturale con conseguente rifiuto dell’aborto procurato, dell’eutanasia e di ogni pratica eugenetica – 

è un impegno che si intreccia con quello del rispetto del matrimonio, come unione indissolubile tra un uomo e una donna e come fondamento a sua volta della comunità di vita familiare. 

E’ nella famiglia, “fondata sul matrimonio e aperta alla vita” (Discorso alle Autorità, Milano, 2 giugno 2012), che la persona sperimenta la condivisione, il rispetto e l’amore gratuito, ricevendo al tempo stesso – dal bambino al malato, all’anziano – la solidarietà che gli occorre. 

Ed è ancora la famiglia a costituire il principale e più incisivo luogo educativo della persona, attraverso i genitori che si mettono al servizio dei figli per aiutarli a trarre fuori (“e-ducere”) il meglio di sé. 

La famiglia, cellula della società, è pertanto radice che alimenta non solo la singola persona, ma anche le stesse basi della convivenza sociale. 

Correttamente quindi il Beato Giovanni Paolo II aveva incluso tra i diritti umani il “diritto a vivere in una famiglia unita e in un ambiente morale, favorevole allo sviluppo della propria personalità” (Centesimus annus, 44).

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