domenica 16 febbraio 2014

LA VOLONTÀ' SALVIFICA UNIVERSALE



Volontà salvifica universale


Nella Scrittura, il tema della volontà divina di salvezza universale appare assai complesso. 

L'Antico Testamento mostra, al riguardo, atteggiamenti che oscillano fra il particolarismo e l'universalismo. 

Il disegno divino s'inserisce nella storia umana, mediante l'elezione e la separazione d'Israele, tuttavia mira sempre alla salvezza di tutta l'umanità. I libri storici (Giudici, I-II Samuele, I-II Re, I-II Cronache) mostrano Israele come depositario di valori grandi ed essenziali: 

la conoscenza dell'unico vero Dio, il culto autentico, l'alleanza, le promesse e le speranze di salvezza. 

Per questo patrimonio religioso, spirituale e morale, le nazioni rappresentano un'abituale minaccia politica e un pericolo religioso e culturale. 

D'altra parte, già da allora, Dio appare pure come il Signore di tutti gli uomini, quindi anche delle nazioni, portatrici di valori umani che non sono altro che i suoi doni. 

Esse, perciò, non vanno disprezzate, anche se non beneficiano di tutti i doni divini d'Israele. 

I profeti preannunciano, invece, qualcosa di diverso, che apparirà alla fine dei tempi, riguardo al giudizio e alla salvezza divina (Is 3-21; Ger 46-51; Ez 25-32). 

La salvezza finale, quindi, non si limiterà solo a Israele, perché la conversione finale delle nazioni dovrà ricostruire l'unità originaria infranta dal peccato. 

Nell'ultimo giorno, Dio riformerà un unico popolo, che ritroverà l'universale unità delle origini (Zac 14; Dan 7; Is 42; 66). 

Mentre la Legge ha dato un certo esclusivismo a Israele, la profezia ha ricollegato la salvezza alle grandi prospettive universali, del mistero delle origini.


Pure il giudaismo postesilico è rimasto oscillante tra esclusivismo e proselitismo. 

Il giudaismo alessandrino tradusse la Bibbia in greco e pure in greco scrisse il libro della Sapienza. 

Ciò sembra mostrare la consapevolezza d'Israele della sua vocazione di popolo testimone e missionario.

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