martedì 4 febbraio 2014

PERSONA E SOCIETA'



PERSONA E SOCIETA'



Vorrei sottolineare l’interdipendenza esistente tra “il perfezionamento della persona umana e lo sviluppo della stessa società” (Gaudium et spes, n. 25), dal momento che la famiglia “è il fondamento della società”. 

Quest’ultima è minacciata in molti luoghi, come conseguenza di una concezione della natura umana che si dimostra manchevole. 

Difendere la vita e la famiglia nella società non è assolutamente un atto retrogrado, ma piuttosto profetico, poiché significa promuovere valori che permettono il pieno sviluppo della persona umana, creata a immagine e somiglianza di Dio (Gn 1,26). Abbiamo qui di fronte una vera sfida da raccogliere. 

In effetti, “grande è il bene che la Chiesa e l’intera società s’attendono dal matrimonio e dalla famiglia su di esso fondata per non impegnarsi a fondo in questo specifico ambito pastorale. 

Matrimonio e famiglia sono istituzioni che devono essere promosse e difese da ogni possibile equivoco sulla loro verità, perché ogni danno recato ad esse è di fatto una ferita che si arreca alla convivenza umana come tale (Sacramentum caritatis, n. 29)» [Benedetto XVI, Al Gruppo degli Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale di Francia, 21 settembre 2012].

«E’ trascorso un lustro dal nostro precedente incontro ed in questo tempo l’impegno dei cristiani nella società non ha cessato di essere vivace fermento per un miglioramento delle relazioni umane e della condizioni di vita. 

Questo impegno non deve conoscere flessioni o ripiegamenti, ma al contrario va profuso con rinnovata vitalità, in considerazione del persistere e, per alcuni versi, dell’aggravarsi delle problematiche che abbiamo dinnanzi.

Un rilievo crescente assume l’attuale situazione economica, la cui complessità e gravità giustamente preoccupa, ma dinnanzi alla quale il cristiano è chiamato ad agire e ad esprimersi con spirito profetico, capace cioè di cogliere nelle trasformazioni in atto l’incessante quanto misteriosa presenza di Dio nella storia, assumendo così con realismo, fiducia e speranza le nuove emergenti responsabilità. 

“La crisi ci obbliga a riprogettare il nostro cammino, a darci nuove regole e a trovare nuove forme di impegno, diventando così occasione di discernimento e di nuova progettualità” (Caritas in veritate, n. 21).

E’ in questa chiave, fiduciosa e non rassegnata, che l’impegno civile e politico può ricevere nuovo stimolo ed impulso nella ricerca di un solido fondamento etico, la cui assenza in campo economico ha contribuito a creare l’attuale crisi finanziaria globale. 

Il contributo politico ed istituzionale di cui voi siete portatori non potrà quindi limitarsi a rispondere alle urgenze di una logica di mercato, ma dovrà continuare ad assumere come centrale ed imprescindibile la ricerca del bene comune, rettamente inteso, come pure la promozione e la tutela della inalienabile dignità della persona umana. 

Oggi risuona quanto mai attuale l’insegnamento conciliare secondo cui “nell’ordinare le cose ci si deve adeguare all’ordine delle persone e non il contrario” (Gaudium et spes, 26). 

Un ordine, questo della persona, che “ha come fondamento la verità, si edifica nella giustizia” ed “è vivificato dall’amore” (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1912) ed il cui discernimento non può procedere senza una costante attenzione alla Parola di Dio ed al Magistero della Chiesa, particolarmente da parte di coloro che, come voi, ispirano la propria attività ai principi ed ai valori cristiani.

Sono purtroppo molte e numerose le offerte di risposte sbrigative, superficiali e di breve respiro ai bisogni più fondamentali e profondi della persona. 

Ciò fa considerare tristemente attuale il monito dell’Apostolo, quando mette in guardia il discepolo Timoteo dal giorno “in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma pur, di dire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo i propri capricci, rifiutando di dare ascolto alla verità per perdersi dietro alle favole” (2 Tm 4,3).

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