giovedì 20 febbraio 2014

PRESENZA DIVINA E GRAZIA



Presenza divina e grazia


Una recente proposta indica nel modello dialogico un elemento valido per capire la grazia come rapporto di Dio con l'uomo, in termini di presenza, appello, chiamata, risposta e accoglienza. 

Essa considera la presenza della Trinità in noi, una chiamata permanente all'unione con le persone divine, che sostengono e portano a compimento in noi la nostra stessa risposta. 

In questo dialogo di comunione la chiamata è la presenza della Trinità come Tu assoluto, che si dona nel dono che siamo noi stessi, come creature e figli, invitandoci in modo permanente ad accoglierla liberamente. 

La centralità della categoria intersoggettiva del dono viene compresa attraverso le categorie bibliche di verità, inabitazione, appartenenza, santità e figliolanza divina. 

La grazia, nell'aspetto creato e increato, è partecipazione alla grazia dell'incarnazione del Verbo e quindi al rapporto unico e divino che lega Padre e Figlio nello Spirito. 

Il Padre si autocomunica pienamente al Figlio, che perciò è la sua perfetta immagine e ne condivide in pienezza la divinità. 

Ma siccome il Figlio assume la sua umanità nell'unità della propria persona, il Padre si comunica totalmente a lui, anche come uomo. 

Questa autocomunicazione a Gesù è la grazia increata di Cristo e coincide con l'Incarnazione stessa.

Essa divinizza l'umanità di Cristo, la quale sussiste come umanità del Verbo. 

Tale divinizzazione è la grazia creata di Cristo. 

L'Incarnazione èil farsi uomo del Figlio di Dio e la corrispettiva divinizzazione della sua umanità, attraverso la sua intera esistenza, che culmina nella morte e risurrezione. 

La grazia creata in noi è trascendente e immanente. 

Trascendente perché ripercussione della presenza e autodonazione di Dio  nello Spirito, che ci fa partecipare alla figliolanza divina in Cristo. 

Immanente in quanto perfezionamento massimo e sopracreaturale della nostra umanità, alla vita trinitaria di conoscenza e amore, e tende alla visione beatifica di Dio di cui è un anticipo.

L'inabitazione è la Trinità che ci chiama a far parte del suo mondo trinitario attraverso la nostra unione con Cristo. 

Questa accoglienza elevante ci è offerta sempre, poiché in Cristo il Padre ha accolto tutto il mondo umano e lo ha chiamato a far parte della propria vita divina. 

Non vi è nulla, quindi, della nostra esistenza che non sia influenzato da questa presenza e che non sia continuamente chiamato ad armonizzarsi alla volontà del Padre, vivendo da figli. 

Noi veniamo divinizzati, perché Dio ci accoglie nel suo mondo personale e non viceversa. 

La concezione biblica dell'inabitazione evoca la presenza di Dio nel suo tempio, che diventa sua appartenenza esclusiva e perciò santo.


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