martedì 18 febbraio 2014

TRASCENDENZA E CONCUPISCENZA



Trascendenza della grazia-Concupiscenza


Per trascendenza s'intende il carattere propriamente divino, l'autocomunicazione della Trinità e la partecipazione alla divinità di Cristo. 

Per immanenza s'intende la capacità della grazia di perfezione l'uomo in modo intrinseco. 

La tensione fra i due aspetti costituisce il mistero della grazia o del soprannaturale, che non fa parte della natura creaturale dell'uomo, ma, tuttavia, corrisponde alle attese più profonde e costitutive del suo essere.

Dio non ci rende partecipi solo della sua natura, trasformando la nostra, ma ci eleva alla stessa vita delle Persone divine. 

Le caratteristiche dell'uomo, inteso come autocoscienza, autopossesso e alterità permetterebbero forse di cogliere meglio la trascendenza e l'immanenza della grazia rispetto a questa dimensione umana. 

Le persone scoprono di essere reciprocamente delle libertà che, nel mutuo rispetto, riconoscono la propria assoluta e inviolabile dignità. 

La persona umana aspira a godere di un rapporto interpersonale sommo che, però, può realizzarsi solo con le Persone divine.

La grazia realizza in modo definitivo e ultimo la tendenza della persona a un rapporto io-tu di amore con Dio. 

Risultato importante della riflessione sulla grazia dovrebbe essere pure l'attenzione alla presenza salvifica della Trinità nel cuore di ogni persona e di ogni cultura. 

Nel Nuovo Testamento concupiscenza (epithymia) significa un desiderio vivo e forte, che spinge l'uomo a peccare e lo conduce alla morte. 

Per Paolo questa epithymia è proibita da Dio, che le contrappone una epithymia (desiderio vivo e forte) positiva, che viene dallo Spirito, che vive nell'uomo e lo conduce alla vita. 

Per Giacomo la concupiscenza viene permessa da Dio, come prova, per farci conquistare la pazienza. 

Per Giovanni essa è l'attrazione del mondo, inteso come il grande avversario che si oppone a Dio. 

Per Paolo l'uomo, seguendo lo Spirito la può vincere e vivere. 

Per Giovanni chi, per l'amore al Padre, resiste agli stimoli del mondo, vivrà. 

La grande battaglia, quindi, è dentro l'uomo, combattuto fra la tendenza al male e la collaborazione agli inviti dello Spirito. 

Nel 397, S. Agostino usò per questa realtà il termine di "peccato originale" e più tardi S. Tommaso ne indicò le due componenti: 

la mancanza della giustizia originale, che viene cancellata dal battesimo e il disordine nelle forze dell'anima, che permane pure dopo il battesimo. 

Il Concilio di Trento inserì la concupiscenza nel decreto sul peccato originale, come sfondo della dottrina sulla giustificazione. 

Sottolineò che la libertà dell'uomo non scomparve, ma rimase danneggiata e indebolita. 

Il battesimo cancella i peccati, ma non la concupiscenza che, però, non può arrecarci alcun danno, se noi non acconsentiamo. 

Con l'aiuto della grazia possiamo sempre vincerla. 

Essa, quindi non va confusa col peccato, anche se può condurre ad esso. 

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