domenica 2 febbraio 2014

UN AUTENTICO PROGRESSO CIVILE



Un autentico progresso civile



Un autentico progresso della società umana non può prescindere da politiche di tutela e promozione del matrimonio e della comunità che ne deriva, politiche che spetterà non solo agli stati ma alla stessa Comunità internazionale adottare, al fine di invertire la tendenza di un crescente isolamento dell’individuo, fonte di sofferenza e di inaridimento sia per il singolo sia per la stessa comunità. 

Se è vero che della difesa della dignità della persona umana “sono rigorosamente e responsabilmente debitori gli uomini e le donne in ogni congiuntura della storia” (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1920), è altrettanto vero che tale responsabilità concerne in modo particolare quanti sono chiamati a ricoprire un ruolo di rappresentanza. 

Essi, specialmente se animati dalla fede cristiana, devono essere “capaci di trasmettere alle generazioni di domani ragioni di vita e di speranza” (Gaudium et spes, 31). 

Utilmente risuona in questo senso il monito del libro della Sapienza, secondo cui “il giudizio è severo contro coloro che stanno in alto” (Sap. 6,5); 

monito dato però non spaventare, ma per spronare e incoraggiare i governanti, ad ogni livello, a realizzare tutte le possibilità di bene di cui sono capaci, secondo la misura e la missione che il Signore affida a ciascuno» [Benedetto XVI, Ai partecipanti all’incontro promosso dall’Internazionale Democratico – Cristiana, 22 settembre 2012]. 

Il ruolo di rappresentanza cristiana a livello politico non può non avvenire se non nel rispetto della dignità trascendente della vita di ogni persona umana dal concepimento fino al suo esito naturale con conseguente rifiuto dell’aborto, e se si esclude ogni accanimento, si esclude anche ogni forma, palese o larvata di eutanasia, di ogni pratica eugenetica. 

E’ questo un impegno sacrosanto e laicissimo nel ruolo di rappresentanza cristiana che sin intreccia con quello del rispetto del matrimonio, come unione indissolubile tra un uomo e una donna e come fondamento a sua volta della comunità di vita familiare. 

La famiglia, cellula della società, è pertanto radice che alimenta non solo la singola persona, ma anche le stesse basi della convivenza sociale.

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