lunedì 17 febbraio 2014

VATICANO II E CONCUPISCENZA



VATICANO II E TERMINE CONCUPISCENZA


Nei testi del Concilio Vaticano II il termine concupiscenza ricorre una sola volta ma il suo contenuto si trova in alcuni passi.

Ciò che conta è che la persona umana è scissa e divisa in se stessa, perché l'abuso della libertà ne ha oscurato il cuore e la mente. 

Come inclinazione al male non viene da Dio, ma dall'errato rapporto che l'uomo stabilì con lui.

L'uomo, benché rinnovato completamente in Cristo, deve sempre lottare contro il male e con la concupiscenza che ha, in ciascuno, ampie radici. 

La sua origine risiede nel peccato originale (peccatum originale originans), ma le sue radici affondano pure nei difetti e peccati delle generazioni che ci hanno preceduto, dei nostri antenati e dei vari ambienti (persone, gruppi, strutture, istituzioni ecc.). 

Infine, essa è pure la conseguenza dei peccati personali di ognuno. 

Ogni peccato, infatti, oltre alla colpa in sé, comporta pure un danno alla nostra natura e un peggioramento dei nostri difetti.

Tutto questo, però, può essere vinto dalla grazia e dalla collaborazione personale ad essa.


Comportando uno sforzo continuo, ci sprona a conoscerci pienamente, a sviluppare la nostra libertà e a chiedere l'aiuto degli altri. 

Senza tutto questo, ci rimane facile fallire. 

La potenza vittoriosa della grazia, nei suoi confronti, deriva dalla benevolenza divina che accompagna continuamente il dono della grazia, dalla nostra partecipazione alla natura e santità divina, dal legame fra la nostra grazia e quella degli altri (Chiesa, comunione dei santi). 

La nostra forza contro di essa viene dalle fede e dalla grazia, per cui una lotta puramente razionale o naturale contro di essa non può avere alcun successo. 

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