sabato 15 marzo 2014

CONCILIO DI CARTAGINE



CONCILIO DI CARTAGINE

Nel 418 il concilio di Cartagine condannò gli errori pelagiani e ribadì che la grazia che giustifica l'uomo: 

1) non solo rimette i peccati, ma è un soccorso che consente di evitarli; 

2) non solo ci fa conoscere ciò che dobbiamo fare o evitare, ma ci fa amare e osservare i comandamenti divini e ci rende capaci di compiere azioni salutari; 

3) non è data per renderci più facile, ma possibile, compiere i precetti divini. Ciò significa, quindi, la necessità assoluta della grazia. La condanna di Pelagio fu confermata da Papa Zosimo (DS 225-230).

Sempre nel V secolo, prima in Africa (427), poi nel sud della Gallia (Francia) e altrove, alcuni teologi, fra cui Cassiano (430-435) e Vincenzo di Lerino (435) diffusero idee pelagiane attenuate, dette perciò semipelagiane. 

Sostenevano la necessità della grazia per la giustificazione, ma non per l'inizio della fede, ponendone l'iniziativa nelle mani dell'uomo. Tentavano di conciliare le dottrine di Agostino e Pelagio, dicendo che, nell'opera della grazia, Dio e l'uomo collaborano come "cause parziali" (sinergetismo). 

Tali idee le fondavano sul principio delle volontà salvifica universale di Dio.

Nel secolo VI, le loro dottrine furono combattute da Cesario di Arles (543), mentre il Concilio di Oranges (529), confermato e approvato dal Papa Bonifacio II (531) (DS 373-375) le condannò. 

La dottrina cattolica ribadì l'assoluta necessità della grazia divina per tutti gli atti con i quali l'uomo si dispone alla giustificazione. 

Come già detto, alcuni aspetti della teologia di Agostino finirono per generare alcune difficoltà tanto che, nella teologia carolingia, sorse una controversia sul suo pensiero riguardo alla predestinazione. 

Agostino, infatti, negli ultimi anni, preoccupato di difendere l'efficacia della grazia e l'assoluta gratuità della predestinazione, lasciò in ombra la volontà salvifica universale e non diede sufficiente rilievo alla libertà dell'uomo. 

Al di là di queste lacune e di un certo rigorismo, la sua dottrina sulla grazia divenne la fonte della riflessione teologica occidentale. 

Va pure ricordato Leone Magno (V secolo), per la sua dottrina sulla grazia, come partecipazione alla figliolanza di Cristo. 

Raccogliendo il pensiero dei Padri latini, sottolineò la figliolanza come nuova nascita e nuova vita, ricevuta con la fede e il battesimo. 

La grazia è partecipazione alla vita di Cristo, come il battesimo è partecipazione alla sua morte e risurrezione. 

La morte di Cristo, infatti, non fu un evento puramente biologico, ma la libera decisione con cui prese su di sé la morte più ingiusta e crudele, nell'obbedienza d'amore al Padre. 

L'effetto di ciò permane indelebile nella sua natura umana, per cui la sua risurrezione, operata da Dio, rimane la sua azione più perfetta. 

Essa è per sempre superiore a ogni azione che un essere umano possa compiere sulla terra e ha impresso, nella natura umana di Gesù, un'impronta che rimane incancellabile per tutta l'eternità. 

È l'impronta che pone la volontà del padre, sempre e in tutto, al primo posto. La grazia del cristiano è la partecipazione a questa grazia di Cristo per cui, senza la sua incarnazione che rende cristiformi, la partecipazione alla natura divina sarebbe impossibile.


È chiaro, quindi, già dai primi secoli e nei primi padri, che l'uomo diviene santo per la morte redentrice di Cristo, che ne cancella i peccati e lo rende giusto. 

Questa giustificazione è un rinnovamento interiore, che facendo abitare Dio nell'uomo, ci rende partecipi della vita divina e ci conferisce una nuova attività soprannaturale. 

Tale dottrina permase nei secoli che seguirono. 

Nella riflessione successiva, soprattutto medievale, sorsero invece numerose questioni, centrate sulla santificazione dell'uomo, che attenuarono gradualmente il vigore della posizione agostiniana, centrata prevalentemente sull'amore giustificante di Dio.

 Le successive polemiche restrinsero alquanto la prospettiva, rispetto alla ricchezza e complessità dei dati finora esaminati. 

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