venerdì 14 marzo 2014

CONTROVERSIE, ERESIE, CONCILIO



Controversie, eresie, decisioni conciliari


A notevole distanza di tempo da pelagiani e semipelagiani, le occasioni di maggior attrito sui temi della grazia vennero dalle posizioni di Lutero, Calvino, Baio, Giansenio e i seguaci del razionalismo e immanentismo. 

Con Lutero, Calvino e Zwinglio, tuttavia, il dibattito si poneva esattamente agli antipodi del pelagianesimo. 

Erano intercorse, nel frattempo, le scissioni nominalistiche, quelle fra fede e scienza, natura e soprannatura, la tensione fra teologia dotta e pietà monastica e popolare, l'abbandono della scolastica a favore dell'umanesimo ecc. 

Tutto questo contribuiva, da parte dei riformatori, a riformulare una nuova dottrina della grazia, che collocava la giustificazione dell'uomo nella predestinazione assoluta di Dio (Calvino, Zwinglio) o nell'imputazione dei meriti di Cristo a un uomo che rimarrebbe, sempre e comunque, peccatore (Lutero). 

Ciò che la teologia medievale aveva elaborato sulla grazia creata e i suoi mezzi (sacramenti), in queste dottrine andava perduto. 

Esse sostenevano che, dopo il peccato originale, la natura umana è completamente corrotta e soggetta alla concupiscenza, la volontà radicalmente incapace di atti buoni, il libero arbitrio inesistente. 

L'uomo non può essere, né diventare, giusto davanti a Dio. 

La giustificazione è una semplice imputazione della giustizia di Cristo.


Contro tali errori, il Concilio di Trento definì la dottrina della Chiesa sulla realtà della grazia interna, santificante (abituale), attuale e soprannaturale. 

Il decreto "De iustificatione" sottolineò dettagliatamente, dal punto di vista teologico, la gratuità assoluta della prima grazia e della perseveranza. 

Espose la preparazione, lo sviluppo e gli effetti dell'evento, nel quale l'uomo è risanato dal peccato e santificato da Dio. 

Nella sessione VI, ai capitoli 6 e 7, sancì che la grazia santificante è causa formale della nostra santificazione, ossia che Dio produce nella nostra anima la giustizia, rinnovandoci e facendoci veramente santi (cap. 7).

La grazia e la carità sono diffuse nel nostro cuore e ad esso aderiscono, per opera dello Spirito Santo (can. 11).

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