sabato 1 marzo 2014

DINAMISMI DELLA GRAZIA



Dinamismi della grazia


Si è già detto che giustificazione e grazia non sono processi magici, né automatici. 

A sua volta, la vita nella grazia dell'uomo giustificato non è un facile idillio. 

Anzitutto l'uomo continua a muoversi sempre nella luce della fede, che comporta anche le sue oscurità.

Si trova, poi, nel continuo rischio o pericolo di perdere ciò che aveva acquisito, infine non può sottrarsi all'esigenza di crescere sempre, ossia tendere alla pienezza della santità che la sua santificazione esige. 

Ciò significa che la vita di grazia non è mai statica, ma intensamente dinamica, esigendo continua crescita e sviluppo. 

Essi avvengono con l'osservanza dei comandamenti divini, il compimento di opere buone, l'esercizio delle virtù teologali, umane e dei doni dello Spirito Santo, la docilità alle ispirazioni divine e l'obbedienza al piano o progetto di vita che il Signore ha su di noi. 

Amare Dio significa fare la sua volontà. 

Inoltre, non vi è solo l'impegno positivo, ma anche l'aspetto negativo, ossia la lotta spirituale contro ogni sorta di nemici, ostacoli e tentazioni che si oppongono al cammino del cristiano (1Pt 5,8). 

Senza il continuo soccorso della grazia divina, l'uomo soccomberebbe al male e al peccato. 

L'uomo da solo, senza l'aiuto di Dio, non può superare tutte le tentazioni e perseverare nella grazia ricevuta, può sempre peccare e perdere la giustificazione con il peccato mortale non, però, con quelli veniali. 

Solo la B.V. Maria ebbe il privilegio di essere preservata anche da ogni peccato veniale.

D'altra parte, con l'aiuto di Dio tutto è possibile (Mt 6,13; 11,30; 26,41; Gv 15,4; 1Co 10; Fil 4,13; 1Gv 5,3). Ciò vale pure per la perseveranza nello stato di grazia, sia durante la vita che nella morte.


Essa, asserì il Concilio di Trento, è "un gran dono di Dio" (DS 1566). 

L'aggettivo "grande" è interpretato variamente dai teologi, ossia nel senso che: 

1) nessun dono può essere maggiore del conseguimento della vita eterna; 

2) la perseveranza finale è l'opzione decisiva per ogni uomo; 

3) essa è il massimo segno e dono di benevolenza del Signore. 

Il Catechismo della Chiesa Cattolica, sottolinea che la grazia, appartenendo all'ordine soprannaturale, sfugge alla nostra esperienza e può essere conosciuta solo mediante la fede. 

Tuttavia, per capire se la grazia operi veramente in noi abbiamo come criterio di discernimento la parola stessa del Signore: "dai loro frutti li potrete riconoscere" (Mt  42 7,20). 

Oltre all'impegno nelle buone opere, essa c'invita pure a ripetere la bellissima preghiera contenuta nella risposta di S. Giovanna d'Arco ai suoi giudici, come esorta il Catechismo della Chiesa Cattolica: 

"Se non vi sono, Dio voglia mettermici; se vi sono Dio mi ci conservi" (n. 2005). 

Un'altra bellissima invocazione è quella dei cristiani d'Oriente: 

"Gesù Cristo, Figlio del Dio vivo, abbi misericordia di me e salvami". 

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