lunedì 31 marzo 2014

ELEZIONE E PREDESTINAZIONE



ELEZIONE E PREDESTINAZIONE


Elezione e predestinazione, quindi, non sono fine a se stessi, ma strumenti di quel progetto elaborato dal profondo del suo amore e della sua eterna sapienza, che attua nel tempo e nella storia, mediante la sua grazia. 

Paolo non entra nei dettagli e non sviluppa per esteso questo progetto o disegno generale, che abbraccia tutto l'agire di Dio verso il creato e la storia. 

A lui interessa considerarlo nella prospettiva della redenzione. 

Questa finalizzazione alla redenzione, fa sì che Dio faccia concorrere tutte le cose al bene di coloro che ama e lo amano (Rm 8,28) e li chiami, facendo conoscere la sua multiforme sapienza attraverso la Chiesa (Ef 3,10). 

Tale disegno è imperscrutabile (1Co 2,16; Rm 11,33-35), ma Dio, che per mezzo dello Spirito Santo scruta le profondità divine (1Co 2,10-11), lo ha rivelato ai credenti (2,12), così che abbiano gli stessi pensieri di Cristo (2,16). 

Dio, quindi, in tutta la sua multiforme sapienza, manifesta il suo pensiero, volontà, disegno, misteri divini ed eterni, perché possano essere conosciuti mediante la Chiesa, corpo di Cristo (Ef 3,11).

Per esprimere l'elezione Paolo usa il verbo eklego, il sostantivo ekloge e l'aggettivo ekletos. 

Il verbo, già nella LXX, indica "scegliere", "scegliere per qualcuno" o "scegliere per sé" (1Co 1,27; Ef 1,4). 

Non implica, tuttavia, il rigetto di chi non è scelto, ma aggiunge una sfumatura di gentilezza, favore e amore (1Co 1,27-28; Ef 1,4). 

Haireo assume invece il senso di scegliere, più che di prendere o mostrare una preferenza (2Ts 2,13; Fil 1,22). Il sostantivo ekloge significa "scelta" e "selezione".

Viene applicato in At 9,15, per dire che Paolo è "un vaso di elezione" ed è usato quattro volte nella lettera ai Romani. 

In 9,11 è riferito a Esaù e Giacobbe e in 11,5-7 a un'elezione dei giudei credenti, salvati dalle nazioni incredule. 

In 11,28 indica la scelta secondo l'alleanza e la promessa. In 1Ts 1,4 riguarda i singoli invitati alla gratitudine per la loro elezione.

L'aggettivo ekletos significa "scelto" e "selezionato" (Rm 8,33; 16,13; Col 3,12; 1Tm 5,21; 2Tm 2,10; Tt 1,1). 

I credenti furono scelti in Cristo, prima dei tempi eterni (2Tm 1,9), prima della fondazione del mondo (Ef 1,4) per l'adozione (Ef 1,5), la conformità a Cristo (Rm 8,29), la salvezza dagli inganni dell'anticristo (2Ts 2,13) e la gloria eterna (Rm 9,23). 

La fonte dell'elezione è sempre la grazia divina e mai la volontà umana (Ef 1,4; Rm 9,11; 11,5).

Questi termini sono applicati all'elezione sia degli angeli (1Tm 5,21), che delle persone in gruppo (Rm 8,33; Ef 1,4; Col 3,12; 1Ts 1,4; 2Tm 2,10; Tt 1,1) o singole (Rm 16,13) e d'Israele. 

Riguardo alle persone, Paolo mostra le ragioni per cui nulla può separare da Dio gli eletti scelti, giustificati e glorificati in Cristo (Rm 8,28-39). 

Lo scopo della predestinazione è l'adozione nella famiglia divina (Ef 1,3-5). 

Sommando i vari elementi, appare che l'elezione indica l'atto di amore col quale, dall'eternità, Dio ha scelto, in Cristo, delle persone perché siano sante e senza colpa, adottandole nella sua famiglia secondo un disegno che comprende la loro chiamata, giustificazione, santificazione e glorificazione. Nessuno potrà ostacolare questo piano che Dio porterà certamente a compimento.


Quanto a Israele, la sua storia complessa è un mistero che sarà svelato solo nel futuro, quando tutto Israele sarà salvato (Rm 11,26). 

Per questo la sua elezione dura per sempre, anche se per ora viene messo da parte. 

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