domenica 30 marzo 2014

ELEZIONE:PRECISAZIONI E APPROFONDIMENTI



Elezione: precisazioni e approfondimenti

L'uso di chiamare eletti i cristiani, quindi, è in linea con tutto l'Antico Testamento e con tutta l'iniziativa della gratuità, bontà e generosità divina. 

Il cristiano è eletto perché oggetto della bontà divina preveniente, gratuita e generosa (Gc 2,5; 1Co 1,27-31; At 15,7-11). 

Eletti, per i cristiani, è un'indicazione non solo teologica ma anche cristologica. Nella fede, il credente è unito all'opera salvifica del Figlio di Dio, di cui esprime la vita e attende il glorioso ritorno. 

Egli sa di essere salvato per grazia e che, alla fine, si salverà grazie alla fedeltà di Dio. 

Di qui l'esigenza di una vita di fede, continua vigilanza, instancabile perseveranza e buone opere, per essere trovati idonei e approvati al ritorno del Signore. 

Soltanto così si potrà essere con lui per sempre (1Ts 4,17). 

Lo Spirito Santo è la massima manifestazione del dono divino, che garantisce l'amore di Dio, lo manifesta e rende attivo in noi, rivelandoci e facendoci partecipi del mistero trinitario. 

Egli ricorda come le tre Persone operano nell'elezione: 

il Padre e la sua prescienza come causa; il Figlio e la sua redenzione come fine; lo Spirito e la sua santificazione come strumento e modo (Ef 1,3-14; 1Ts 1,4-5; At 15,7-11.14).

Dio, quindi, non discrimina nessuno, né pagani, né ebrei, ma concede a tutti lo Spirito Santo (At 15,8-11).

Il termine "eletti di Dio" indica sia la sua scelta libera, gratuita e sovrana, che la nostra condizione personale (Mc 13,20.27; Rm 8,33). 

Per quanto, invece, riguarda i vari popoli, va ricordato che l'alleanza attuata con Noè e l'elezione d'Abramo furono una benedizione per tutte le nazioni.

In Gesù, alleanza e benedizione sono portate a compimento per tutti. Gentili e Giudei sono riconciliati (Ef 2,14) ed eletti per formare quell'unico popolo che Dio si è acquistato (Ef 1,11.14).
L'elezione, quindi, abbraccia tutti. 

Il suo rifiuto, tuttavia, è sempre tragicamente possibile, ma non intacca l'universalità dell'elezione, perché essa non è un atto magico, né una passiva accettazione.

Richiede, invece, un consenso positivo e una fede efficace (Gv 6,64; 13,11.15.17; 15,16). 

Se necessario, l'eletto deve portare, faticosamente, con sofferenza e a prezzo della propria vita, l'indispensabile testimonianza davanti a tutti. 

Il rifiuto riguarda, comunque, l'escatologia ossia gli ultimi tempi. Per questa ragione non è ricaduto sugli ebrei, che "quanto all'elezione, sono amati a causa dei loro padri, perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili" (Rm 11,28-29). 

Rimangono della massima importanza, dunque, i pochi ma incisivi testi che sottolineano l'elezione in Cristo fin dall'eternità (2Ts 2,13; Ef 1,4; 1Ptt 1,1s.20; 1Co 2,7; 15,49; 2Co 8,18; Rm 8,14. 29; Gal 4,4; Fil 3,21).


Riassumendo questo aspetto, possiamo dire che i cristiani, grazie all'eterno amore di Dio, sin dall'eternità, sono eletti in Cristo a essere figli santi e fedeli del Padre e lo divengono in Cristo, con Cristo e per Cristo, come dice questa espressione dell'elezione che compendia tutta la salvezza.

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