venerdì 28 marzo 2014

GIUSTIZIA, GIUSTIFICAZIONE, SALVEZZA



Giustizia, giustificazione, salvezza

Recentemente alcuni esegeti hanno proposto un'interpretazione un po' diversa. 

Per alcuni i Giudei non avrebbero sostenuto che le opere della Legge consentono la salvezza, ma soltanto che consentono di rimanere in essa. 

Altri pensano che avrebbero identificato la salvezza col rimanere nel proprio stato di popolo dell'alleanza con Dio, che possiede la Legge. 

Paolo, quindi, avrebbe opposto ai Giudei che essi non hanno alcuno statuto nazionale di privilegio, ma che l'alleanza è aperta a tutti quanti credono in Cristo, ponendosi in continuità con Abramo (Rm 4). 

Nella predicazione di Gesù, tuttavia, più che la giustificazione, è fondamentale il tema della giustizia. Matteo l'identifica col fare la volontà del Padre rivelata nella parola di Gesù (7,21.24.26). 

La via della giustizia annunciata da Gesù nel discorso della montagna (Mt 5,6.10.20; 6,1.33) e sintetizzata nel comandamento dell'amore di Dio e del prossimo (Mt 22,37-40) è dunque credere e attuare la volontà del Padre. 

Gesù è giusto perché realizza pienamente il piano salvifico del Padre. 

Giustizia, dunque, è voler vivere come Cristo, in una famiglia di fratelli e sorelle che fanno la volontà del Padre (Mt 3,35).

Per Luca, Gesù è il giusto per eccellenza, come martire innocente che dona la sua vita per amore di Dio e dei fratelli (Lc 23,47: At 3,14; 7,52; 22,14). 

Per Paolo, la giustizia appartiene propriamente a Dio ed è la sua attività salvifica, misericordiosa e fedele per l'uomo, che si rivela e dona pienamente nel Cristo nostra salvezza (Rm 3,21-22). 

Essa è presente nel cristiano, perché è legata alla fede in Cristo e si compirà pienamente alla fine dei tempi. Credere in Lui significa ricevere da Lui il dono dello Spirito Santo.

È in questo modo che i cristiani diventano "giustizia di Dio in Cristo" (2Co 5,21), persone nuove create "secondo Dio nella giustizia e nella santità della verità" (Ef 3,24). 

Non sono solo "dichiarati" ma veramente "resi" giusti. 

La giustizia di Dio è la sua misericordia (Rm 3,25) che si esprime nell'efficace volontà di liberarli integralmente, perché vivano in piena comunione con Lui e con i fratelli, come membra di Cristo (1Co 12,27). 

La comunità è suo corpo e sua sposa (Ef 5,21-33).

La giustizia è frutto dello Spirito e si esprime nell'amore, pace, gioia, longanimità, bontà, benevolenza, fiducia, mitezza, padronanza di sé, che sono i suoi frutti (Gal 5,13-25). 

Giustizia di Dio è il suo amore liberatore, donatoci per mezzo di Cristo, nello Spirito, per fare di noi la nuova comunità d'amore con Dio e i fratelli (Ef 2,14).

Ciò significa che solo Cristo dà all'uomo la capacità e la speranza di costruire un mondo più giusto. 

In Rm 3,26 Paolo precisa come si realizzi nell'uomo l'azione salvifica (giustificazione) del Dio giusto e fedele: nella morte di Cristo il Padre si rivela, facendosi presente e operando come il Giusto che giustifica il credente. 

È la fede in Cristo, operante mediante l'agape o carità (Gal 5,6), che giustifica. 

Essa comporta l'adesione all'annuncio evangelico, la rinuncia a ogni pretesa di autosalvarsi e la piena accettazione dell'iniziativa di grazia del Padre. 

Avviene sotto il segno della perfetta gratuità divina ed esclude la possibilità di ogni vanto e autoglorificazione (Rm 3,24; Ef 2,8; 1Co 1,31). 

La realtà escatologica della giustificazione è veramente anticipata nel credente, mentre il suo compimento è oggetto di speranza (Gal 5,5). 

La giustificazione ha pure il suo risvolto etico-morale, perché apre all'uomo giustificato una nuova strada e nuove esigenze operative, proprie di chi è alleato e collaboratore di Dio nell'opera della salvezza. 

La giustizia è la forza della nuova vita. 

Mentre Paolo espone come l'uomo possa diventare giusto davanti a Dio, Giacomo espone come i giustificati debbano comportarsi esprimendo la loro adesione alla fede, mediante le opere concrete della grazia e non limitandosi alle sole espressioni verbali o intellettuali (Gc 2,14-26). 

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