lunedì 3 marzo 2014

LA GIUSTIFICAZIONE VIENE DALLA GRAZIA



LA GIUSTIFICAZIONE VIENE DALLA GRAZIA


La giustificazione viene dalla grazia, che è il favore gratuito di Dio, ma anche il suo soccorso, che ci dà per rispondere al suo invito, diventare suoi figli adottivi e partecipare alla sua natura e eterna (n. 1996). 

È, quindi partecipazione alla vita di Dio, ingresso nella sua vita trinitaria, condivisione del suo Spirito, che infonde in noi la carità fraterna e forma la sua Chiesa (n. 1997).

Questa chiamata alla vita eterna è soprannaturale. 

Superando le capacità dell'intelligenza e le forze della volontà di ogni creatura, dipende solo dalla libera e gratuita iniziativa di Dio (n. 1998). 

Tutto questo è detto grazia santificante o deificante che è la fonte della nostra santificazione (n. 1999). 

Essa consiste nel dono abituale, nella disposizione stabile e soprannaturale, che perfeziona l'uomo, lo rende capace di vivere con Dio e di agire per suo amore. 

Ciò la distingue dalle grazie attuali, che indicano gli interventi divini con i quali Dio agisce, sia all'inizio della conversione, che durante la nostra santificazione (n. 2000). 

Per i teologi, esse consisterebbero nelle illuminazioni dell'intelligenza e nelle mozioni della volontà, con le quali le nostra facoltà spirituali e umane vengono preparate e disposte a riconoscere, capire e mettere in atto le realtà divine. 

La grazia sarebbe come una nuova condizione, che fa vedere ogni cosa sotto un nuovo aspetto e in una nuova dimensione, quella di Dio e della sua salvezza. 

Per questo Paolo esortava i cristiani a pregare di essere illuminati per conoscere "a quale speranza [Dio] li ha chiamati, quale ricchezza di gloria riserva la sua eredità fra i santi e quale sia la grandezza sovrabbondante della sua potenza a favore di noi che crediamo" (Ef 1,18-19). Per comprendere tutto ciò è necessario che Dio illumini gli occhi della nostra intelligenza.

Giustificazione, cooperazione, varie forme di grazia Per Giovanni ciò che rende capaci di comprendere le realtà di Dio è opera dell'unzione dello Spirito (1Gv 2,20). 

A sua volta, essa muove la volontà, perché metta in pratica tutto ciò che lo Spirito ci ha fatto conoscere, di modo che "è Dio che suscita in voi il volere e il fare per attuare il suo beneplacito" (Fil 2,13). 

Ciò avviene perché la giustificazione, come libera iniziativa di Dio, esige la cooperazione, che è la libera risposta dell'uomo. 

Entrambe richiedono le adeguate disposizioni interiori dell'uomo, che sono necessarie per poterla attuare (n. 2002). 

L'uomo può entrare in comunione soprannaturale con Dio, solo in base al libero dono divino, al quale corrisponda in piena libertà. 

Dio, ispirando nell'uomo la fiducia, speranza, carità, penitenza, lo dispone a essere perdonato dei suoi peccati e a ricevere la giustificazione. 

Con l'esercizio di questi atti, in cui il primo posto spetta alla fede, come totale fiducia, abbandono a Dio, assenso alla sua Parola e alle sue promesse, l'uomo coopera alla sua salvezza. 

Tale cooperazione umana alla grazia divina deve poi esprimersi concretamente nelle opere della fede e della carità. 

Ciò significa che se Dio giustifica l'uomo, gratuitamente e senza suo merito, esige tuttavia che egli cooperi ai suoi doni con atti di virtù, a cominciare da quelli di fede. 

Tale cooperazione è resa possibile solo dall'aiuto della grazia attuale elevante, che designa tutti gli interventi divini (grazie attuali) sia all'inizio della conversione che nel corso della santificazione (n. 2000).

Come la preparazione ad accogliere la grazia è opera esclusiva della grazia, così lo è pure l'indispensabile cooperazione alla giustificazione mediante la fede, perché è Dio stesso che porta a compimento nell'uomo quello che ha cominciato, esigendone, però la cooperazione (n. 2001). S. Agostino la sintetizza efficacemente così: 

"operiamo certamente anche noi, ma operiamo cooperando con Dio che opera prevenendoci con la sua misericordia". 

Ci previene e ci segue per chiamarci, guarirci, santificarci, glorificarci.


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