domenica 2 marzo 2014

LA GRAZIA DONO



LA GRAZIA DONO


La grazia, dono dello Spirito Santo che ci giustifica e santifica, comprende pure tutti gli altri doni che Dio ci elargisce, per associarci alla sua opera. 

Tali doni sono le grazie sacramentali proprie di ciascun sacramento, le grazie speciali dette anche carismi che hanno come fine il bene comune della Chiesa, rivelandola e accreditandola come popolo santo di Dio e le grazie di stato, che accompagnano l'esercizio della responsabilità della vita cristiana e dei ministeri ecclesiali (nn. 2003-2004). 

Ciò introduce il problema della differente distribuzione della grazia. Non tutte le grazie sono eguali. 

L'ineguaglianza nella distribuzione della grazia rivela l'assoluta trascendenza di Dio, che distribuisce i suoi doni in assoluta libertà, per la miglior realizzazione del suo piano di salvezza e per il maggior bene dei singoli, della Chiesa e dell'umanità.

Ciò fa parte del mistero della salvezza, che supera la nostra intelligenza e ragione, ma è un mistero di amore e saggezza infinita, da accogliersi con fede, speranza e amore, nell'attesa che un giorno ci venga svelato.

È in questo contesto che diviene significativa la distinzione che avevamo accennato nel secondo capitolo, fra grazia sufficiente e grazia efficace. 

Si era detto che essa è storicamente legata all'insieme dei problemi sorti fra la fine del 1500 e gli inizi del 1600, designati col nome di "controversia de auxiliis". 

I teologi del tempo distinsero la grazia suf iciente e la grazia efficace in complicate disquisizioni dovute allo stato della teologia di quel tempo.

Nel contesto di quanto abbiamo esposto qui sopra, e ricordando che Dio vuole la salvezza di tutti (volontà salvifica universale), la grazia sufficiente è quella che Dio dona a tutti (e non soltanto ad alcuni), nel pieno rispetto della loro libertà. 

Essa diviene pure grazia ef icace se viene liberamente accolta, consentendole di produrre nel ricevente gli atti, effetti e frutti della salvezza. 

La distinzione mette in particolare luce il valore della preghiera, con la quale si esprime, nel modo migliore, il desiderio, l'attesa e la volontà di rendere efficaci i doni del Signore, accogliendoli, valorizzandoli e mettendoli in atto, confidando totalmente nel suo amore misericordioso, gratuito e generoso.


In breve, si può dire che la preghiera aiuta l'uomo a mantenersi nel clima della conversione, dell'obbedienza e della docilità al fascino della grazia e della salvezza.

Esprime, inoltre, nel più alto grado, la libertà dell'uomo, che Dio stesso ha voluto e che sempre rispetta. 

Dio, infatti, previene l'uomo e prende per primo, nei suoi confronti, l'iniziativa salvifica, tuttavia lo fa rispettando sempre e totalmente la sua libertà. 

L'uomo è giustificato e si salva, quindi, solo se lo vuole, lo accetta e lo chiede. 

Assieme a questo problema è stato sollevato, più volte, quello del rapporto fra la prescienza divina e la salvezza del singolo. 

Esso si può porre in questi termini: se Dio conosce infallibilmente l'atto libero dell'uomo prima ancora che venga posto, quest'atto come può rimanere libero? 

Nessuno dei diversi tentativi fatti per risolverlo ha dato risultati soddisfacenti. 

Oggi, a uno sguardo retrospettivo appare sempre più legato a quella cultura esasperatamente razionalistica, alla quale abbiamo accennato più volte. 

Appare pure più improntato, forse, a una certa curiosità intellettuale che alle esigenze di una genuina comprensione. 

In definitiva, non è mai apparso essenziale per la fede. 

Certamente alcuni dei termini ed elementi che lo compongono appaiono insufficientemente chiariti o posti in modo imperfetto. 

Vediamone alcuni: 

quale è, realmente ed esattamente, il modo divino di conoscere; che cosa significa, realmente ed esattamente, il tempo per Dio; 

qual è, realmente ed esattamente, la relazione che intercorre tra Dio, il tempo, la conoscenza divina e quella umana del tempo; 

qual è, realmente ed esattamente, il significato del "prima" o del "dopo" riguardo agli oggetti del suo conoscere e del suo modo di conoscere, ecc.

Per questi problemi e altri ancora che, del resto, non erano affatto essenziali e furono accantonati, non abbiamo elementi precisi e affidabili. 

Ricordiamo, a puro titolo di esempio, un falso problema sull'onnipotenza divina, che i non credenti si divertivano a proporre ai credenti, per metterli in imbarazzo o farsene gioco:

può Dio creare un sasso così pesante da non poterlo sollevare? 

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