mercoledì 12 marzo 2014

LA GRAZIA REALTA' SOPRANNATURALE



LA GRAZIA REALTA' SOPRANNATURALE


La grazia è una realtà soprannaturale operata da Dio nell'intimo dell'anima e la sua realtà è comprovata dai suoi effetti formali, ossia la filiazione adottiva e il diritto alla vita eterna, che costituisce il merito. 

Sempre nella sessione VI, capitolo 7, definì che la santificazione (o grazia santificante) ha come causa finale la gloria di Dio e di Cristo e la vita eterna per l'uomo; 

causa efficiente è Dio che purifica e santifica; 

causa meritoria è Cristo con la sua redenzione; 

causa strumentale è il sacramento del battesimo, causa formale è la santità e giustizia con cui Dio ci giustifica, rendendoci veramente santi.

Nel XVI secolo, il teologo Michele Baio (1513-1589), appellandosi a S. Agostino, insegnava che l'uomo decaduto, senza la grazia, è incapace di fare atti onesti, per cui necessariamente pecca in tutte le sue azioni, anche nel tendere alla virtù. 

Sosteneva, inoltre, che l'influsso salvifico di Dio era dovuto alla natura umana, quindi era puramente naturale. 

Anche riguardo alle sue dottrine la Chiesa dovette riconfermare la vera fede sulla grazia, condannando, nel 1567, 79 sue proposizioni. 

Nel secolo XVII, il vescovo Giansenio (1638) sostenne una dottrina, sintetizzata in alcune tesi condannate nel 1653 (DS 2001-20007) e, con maggior solennità, dalla Bolla Unigenitus del 1715. 

Questi gli errori principali: la grazia ad Adamo era dovuta; 

le virtù dei pagani sono soltanto vizi; 

umanità e uomo, anche in stato di grazia, sono soggetti alla concupiscenza peccaminosa; 

è possibile peccare anche senza libertà interiore di scelta; 

Gesù è morto solo per gli eletti, mentre la massa rimane dannata. 

L'ultima affermazione contraddiceva direttamente due verità fondamentali della Scrittura e della fede: 

1) la volontà salvifica universale di Dio, che vuole che tutti si salvino (1Tm 2,3-6); 

2) l'universalità della Redenzione di Cristo, morto veramente per tutti (2Co 5,14).


La dottrina della Chiesa ribadiva di nuovo che: gli effetti principali della grazia sono la giustificazione e il merito; 

la giustificazione è non solo l'effettiva liberazione dal peccato, ma anche la vera partecipazione alla natura e vita divina; 

il merito è il dono col quale Dio ci consente di crescere nella grazia e produrre frutti soprannaturali mediante le buone opere che la sua grazia consente di attuare. 

Precisava pure l'esigenza di amare Dio per se stesso e non solo come causa della propria felicità.

La lotta contro le dottrine di Baio, Giansenio e Quesnel portò alla formazione del concetto di natura pura, che considera la natura umana senza la grazia e senza le conseguenze del peccato originale. 

Esso, però, causava un certo estrinsecismo, contro il quale avevano già reagito, nella Spagna del 1500, i grandi mistici (S. Teresa d'Avila e S. Giovanni della Croce) e, nella Francia del 1600, la scuola francese (de Bérulle, S. Francesco di Sales) e l'Oratorio, sottolineando una devozione cristocentrica. 

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