giovedì 6 marzo 2014

L'INABITAZIONE DIVINA



L'inabitazione divina


In noi, Dio è presente con la sua stessa sostanza: 

"se uno mi ama osserverà la mia parola, e il Padre mio lo amerà, e verremo a lui e dimoreremo presso di lui" (Gv 13,23). 

Le tre Persone divine abitano nell'anima di chi le ama. 

La loro presenza nell'anima dei giusti realizza le promesse e le profezie dell'Antico Testamento, riguardanti il cuore nuovo e lo spirito nuovo, lo Spirito divino in noi, la capacità di custodire e attuare i decreti divini (Ez 36,26-28). 

La realizzazione ha superato di gran lunga le antiche attese e immaginazioni. 

Nessuno avrebbe mai immaginato che lo Spirito di Dio potesse essere una persona divina e che sarebbe venuto ad abitare con il Padre e il Figlio nell'anima resa giusta dalla grazia divina (santificante). 

Giustificazione, grazia santificante, inabitazione divina, sono grandi misteri rivelati, che superano la nostra comprensione. 

I teologi, tuttavia, hanno cercato di chiarirli in qualche modo. 

Per Vasquez-Galtier Dio rimarrebbe presente nell'anima del giusto per produrvi e conservarvi la grazia santificante, permettendole di operare soprannaturalmente. 

Per altri Dio sarebbe presente come il conoscente nel conosciuto, poiché la grazia santificante rende l'uomo capace di conoscere e amare Dio come è in se stesso e ciò spiegherebbe perché la fede sia l'inizio della visione intuitiva.

Più soddisfacente sembra l'esempio di Flick-Alszeghy, per i quali l'inabitazione, essendo essenzialmente l'amicizia fra l'uomo e Dio instaurata dalla giustificazione, richiederebbe una comunione vitale, che rende necessaria la presenza di Dio nell'anima. 

Il Concilio di Trento ha espresso pure le cause della giustificazione; causa finale (o fine) è la gloria di Dio e di Cristo e la vita eterna;

causa efficiente è lo stesso Dio misericordioso, che gratuitamente purifica e santifica; 

causa meritoria è Gesù Cristo con la sua passione, morte e risurrezione; 

causa strumentale è il battesimo o lavacro di rigenerazione; causa formale è la giustizia (santità) di Dio con la quale siamo rinnovati, santificati e resi suoi figli (DS 1529). 

Riassumendo:

la giustificazione che Cristo ci ha meritato e ci conferisce mediante il ministero della sua Chiesa è una rinascita spirituale, una nuova creazione, la deificazione dell'uomo, effetto di un'operazione misteriosa di Dio che, senza essere una generazione vera e propria, fa dell'uomo un figlio adottivo di Dio. 

Con essa Dio conferisce all'uomo una nuova natura, la grazia santificante e il nuovo agire da "figlio". 

Così espressa, essa specifica e approfondisce la definizione sintetica del Catechismo che abbiamo esaminato prima: 

"la grazia santificante è dono abituale, disposizione stabile e soprannaturale, che perfeziona la persona per renderla capace di vivere con Dio e di agire per amor suo" (n. 2000). 

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