sabato 8 marzo 2014

PREPARAZIONE ALLA GIUSTIFICAZIONE



Preparazione alla giustificazione

L'attenzione rivolta alla conversione, come prima azione della grazia e preparazione alla giustificazione, ci porta a riflettere sulla parola del vangelo che meglio esprime questa realtà: la metanoia. 

Possiamo sintetizzare i vari aspetti del capitolo 15 di Luca (le tre parabole della misericordia: pecora, dracma e figlio perduti) in questi punti. 

L'uomo deve compiere un lungo e arduo cammino di distacco e di separazione dal peccato, per camminare verso Dio e Cristo. 

Tale cammino comporta un'avversione al peccato, una conversione a Dio e un incontro con Cristo, che dà la remissione dei peccati e la nuova vita. 

Il Concilio di Trento, nei capitoli 5,6,8 del decreto sulla giustificazione aveva chiarito bene che la grazia comincia il cammino verso la giustificazione, l'accompagna e lo sostiene. 

A sua volta, durante tutta la preparazione, l'uomo deve corrisponderle, facendo così la sua parte. 

La necessità della preparazione è fondata, non nell'essenza della giustificazione, ma nella natura umana che deve essere conscia di ciò che fa. 

Tale consapevolezza si ha nell'adulto. 

Nel bambino si risveglia al momento in cui sa rendersi conto di ciò che i suoi genitori hanno fatto sorgere in lui. 

È nel momento della decisione, positiva e consapevole, che la giustificazione diviene da puramente donata, effettivamente accolta. 

Per questo è necessario che gli adulti, che fanno battezzare i bambini, siano consapevoli della necessità di tale accoglienza. 

Essi devono dare pure una fondata speranza di educare bene il bambino nella fede cristiana.

Paolo descrive la remissione dei peccati come una "raschiatura" a fondo, per cui essi non esistono più (Col 2,14).

La descrive pure come un "lavaggio", che cancella definitivamente ogni macchia (1Co 6, 9-11). Essa comporta, inoltre, un rinnovamento interiore profondo. 

"Mediante il lavacro rigeneratore e rinnovatore dello Spirito Santo" (Tt 3,5) l'uomo è generato di nuovo, rinasce (Gv 3,6), riceve una nuova vita: quella divina. 

La giustificazione ci trasforma talmente, da fare di noi nuove creature (Gal 6,15; 2Co 5,17). 

Il Catechismo della Chiesa Cattolica dedica i nn. 1990-1995 a spiegare in che cosa consista e che cosa significhi la giustificazione. 

Essa: 

1) separa l'uomo e ne purifica il cuore dal peccato, liberandolo e guarendolo dalla sua schiavitù (n. 1990); 2) fa accogliere la giustizia di Dio, ossia la rettitudine dell'amore divino, infondendo fede, speranza, carità e obbedienza alla volontà divina (n. 1991); 3) stabilisce la collaborazione fra la grazia di Dio e la libertà dell'uomo (n. 1993); 4) implica la santificazione di tutto l'essere (n. 1995). 

Per questi motivi, essa è l'opera più eccellente dell'amore di Dio (n. 1994), dell'infinito amore e misericordia del Padre, meritataci dalla Passione del Figlio Gesù Cristo (n. 1992), affidata all'azione del maestro interiore che è lo Spirito Santo (n. 1995). 

La giustificazione comporta l'adozione. 

Essa, nel linguaggio comune, significa l'accoglienza e l'aggregazione di una persona estranea in una famiglia, con gli stessi diritti ai beni (eredità), propri dei figli naturali.
Essa presuppone la comunanza 

di natura (l'uomo non può adottare un animale). Dio, pertanto, adottandoci come figli, ci fa partecipi della sua stessa natura divina. 

Per questo, Scrittura e Tradizione parlano di deificazione, nella quale l'uomo, pur rimanendo uomo, partecipa alla natura divina. 

Paolo tratta chiaramente dell'adozione in Rm 8,15-17, mentre Giovanni (1,12-13) dice che il Verbo "ha dato il potere di diventare figli di Dio" a coloro che "da Dio sono nati", ossia quanti credono in lui. 

Il termine "generati da Dio" è ripetuto più volte nel Nuovo Testamento: (1Gv 2,29; 3; 4,7; 5,1). Gesù è detto primogenito fra molti fratelli (Rm 8,29) e di noi dice che siamo partecipi della natura divina (2Pt 1,4) in senso reale. 

La nostra differenza dal Figlio Unigenito è che, mentre la sua generazione dal Padre è eterna, necessaria, increata e immanente, la nostra invece è nel tempo, libera, creata ed esterna.

La vita divina, quindi, ci è comunicata in modo creato e la nostra deificazione è effetto di una libera grazia, ma non della natura di Dio. 

Essa "ci conforma alla giustizia (santità) di Dio, il quale ci rende interiormente giusti con la potenza della sua misericordia" (n. 1992).

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