venerdì 21 marzo 2014

SANTITA' E CHIESA



Santità e Chiesa


Per quest'azione universale dello Spirito, che libera l'uomo dai suoi peccati (At 2,38-39; Gv 20,22-23) e lo inserisce nella comunità dei santificati dal "sangue dell'alleanza" (Eb 10,29), il termine "santi", da eccezionale che era nell'Antico Testamento e riservato egli eletti dei tempi escatologici, è nel Nuovo applicato a tutti i cristiani. 

Dapprima i membri del piccolo gruppo della Pentecoste (At 9,13; 1Co16,1; Ef 3,5), poi la comunità primitiva di Gerusalemme, i fratelli della Giudea (At 9,31-41) e infine tutti i fedeli (Rm 16,2; 2Co 1,1; 13,12). 

Lo Spirito li rende partecipi della santità divina, vera nazione santa e sacerdozio regale. 

Ricolmandoli della presenza del Dio tre volte santo, li rende "tempio santo del Signore" (Ef 2,21), "edificio spirituale" (1Pt 2,5), "tempio del Dio vivente" (2Co 6,16; 1Co 3, 16-17), "tempio dello Spirito" (1Co 6,19). 

Guidati da lui i cristiani, frutto della sua azione santificatrice (Gal 5,22), rendono a Dio il vero culto, offrendosi a lui in Cristo, come sacrificio santo (Rm 12,12; 15,16; Fil 2,17). 

La loro santità, che deriva dall'elezione (Rm 1,7; 1Co 1,2), esige di rompere con il peccato e i costumi pagani (1Ts 4,3), operando secondo la santità che viene da Dio e non secondo la saggezza della carne (1Co 6,9; 2Co 1,12; Ef 4,30-5,1; Tt 3,4-7; Rm 6,19). 

Il cristiano, afferrato da Cristo, deve comunicare a tutte le sue sofferenze e alla sua morte, per giungere alla risurrezione (Fil 3,10-14).


Finora la santità lotta col peccato e i santi devono santificarsi per essere pronti al ritorno del Signore (1Ts 3,13; Ap 22,11), glorificato in mezzo ai suoi santi (2Ts1,10; 2,14).

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