lunedì 24 marzo 2014

SANTITA' E SANTIFICAZIONE NEI VANGELI



Santità e santificazione nei vangeli

Il Nuovo Testamento ha accolto la nozione di santità dell'Antico Testamento, conferendole particolare ricchezza e profondità di significato, derivanti dalla fede pasquale della Chiesa e dall'esperienza del Dio unico rivelatosi in Cristo: 

Padre, Figlio e Spirito Santo. 

La santità divina acquista un carattere specificamente "personale", che dalla vita trinitaria si comunica agli uomini. 

Il Dio tre volte santo d'Isaia si ritrova nell'inno liturgico dell'Apocalisse, unendo insieme santità divina e onnipotenza salvifica (Ap 4,8). Santità e onnipotenza di Dio s'illuminano a vicenda (Lc 1,49). 

La comunità apostolica ha assimilato contenuti e temi dell'Antico Testamento, presentando Dio come Padre santo (Gv 17,11), Creatore dell'universo e Giudice trascendente (Ap 4,8; 6,10), sottolineando la santità del suo Nome (Lc 1,49), della sua Legge (Rm 7,12) e della sua Alleanza (Lc 1,72). 

La sua  santità coinvolge e santifica gli angeli (Mc 8,38), i profeti e gli autori ispirati (Lc 1,70; Mc 6,20; Rm 1,2). Santo è il suo tempio e la Gerusalemme celeste (1Co3,17; Ap 21,2). 

Il suo Spirito Santo è all'origine della nascita redentrice di Gesù (Mt 1,18; Lc 1,35) e della sua missione salvifica.

L'effusione dello Spirito su Gesù, al suo battesimo, lo indica inviato da Dio, per formare l'umanità nuova, il popolo nuovo, libero dalle forze del male e del peccato. 

Gesù è il nuovo Mosè che, nella sua croce e risurrezione, attua il vero esodo (Lc 9,31) che rivela la gloria del Padre Santo (Gv 17,11).

Per questo, nel quarto vangelo la santità di Dio si manifesta pienamente nell'esaltazione del Figlio, ossia la sua morte in croce che "attira tutti a sé" (Gv 12,32) e la sua resurrezione. 

La santità di Dio, nel Nuovo Testamento, appartiene in modo totale a Gesù, "il Santo di Dio", perché è il Figlio unigenito del Padre (Lc 1,35), totalmente partecipe della sua vita.

La santità di Dio è il suo immenso amore che si rivela in Cristo (Gv 13,1) che sacrifica la propria vita, perché tutti abbiano vita in abbondanza (Gv 10,10). 

La sua santità investe i suoi eletti (1Pt 1,15) e si manifesta nell'avvento del suo Regno (Mt 6,9). Nel Nuovo Testamento Cristo è il Santo di Dio, la cui santità è strettamente legata al suo essere Figlio di Dio, alla sua concezione per opera dello Spirito Santo (Lc 1,35; Mt 1,18) e alla sua unzione nel battesimo del Battista (At 10,38; Lc 3,22). 

Vittorioso su tutti gli spiriti impuri è riconosciuto anche da loro "Santo di Dio" (Mc 1,24; 3,11). Come "Santo di Dio" e "Figlio di Dio" possiede il suo Spirito Santo, anzi ne è pieno (Lc 4,1), per cui lo dona, per vincere tutte le potenze del male (Mc 1,24; Lc 4,34) e lo manifesta con le sue opere e dottrina.

Esse sono i segni inequivocabili della sua santità. 

In Giovanni l'espressione "Santo di Dio" sottolinea che Gesù possiede gli stessi attributi di Dio (Gv 6,69; Ap 3,7; 6,10), ha parole di vita eterna, rivela il Padre (6,68; 14,9), dona lo Spirito (1Gv 2,20). Davanti a lui ci si sente peccatori come davanti a Dio. (Lc 5,8).

È pure Santo come il "Servo" di Dio (At 4,27.30), che porta a compimento la missione del servo, nell'obbedienza, sofferenza e offerta della propria vita, come sacrificio di salvezza e riconciliazione (At 3,14; 1Pt 1,18) a favore di tutti gli uomini (At 4, 10-12; Rm 3,21-24). 

Per questo Dio lo ha esaltato (Fil 2,9) e risuscitato secondo lo Spirito di santità (Rm 1,4). 

L'opera salvifica e santificatrice di Gesù raggiunge la sua pienezza nella risurrezione, nella quale è "costituito Figlio di Dio con potenza, secondo lo Spirito di santificazione" (Rm 1,4). 

Con la pienezza dello Spirito Santo riceve dal Padre la potenza di effonderlo, come fonte di ogni santificazione (Gv 7,37-39). 

Asceso alla destra del Padre (Mc 16,19), può essere chiamato "il Santo", come il Padre (Ap 3,7; 6,10). 

Egli è colui che santifica i credenti in lui, perché li introduce nella propria vita divina (Eb 2,10-11). La sua santità è identica a quella del Padre (Gv 17,11), di cui condivide la potenza spirituale, la stessa misteriosa profondità e le manifestazioni prodigiose. 

La sua santità lo spinge ad amare i suoi, fino a comunicare loro la gloria ricevuta dal Padre e a sacrificare la propria vita perché anch'essi siano santificati. 

È così che mostra la sua santità (Gv 17,19-24).


Il suo sacrificio, a differenza di quelli dell'Antico Testamento, santifica i credenti in lui, nella verità (Gv 17,19), perché comunica loro la santità vera. 

Essi partecipano veramente alla vita di Cristo risorto, mediante la fede e il battesimo, che conferisce loro "l'unzione che viene dal Santo" (1Co 1,30; Ef 5,26; 1Gv 2,20). 

Sono quindi "santi in Cristo" (1Co 1,2; Fil 1,1) per la presenza dello Spirito Santo in loro (1Co 3,16; Ef 2,22), battezzati nello Spirito Santo, come aveva predetto il Battista (Lc 3,16; At 1,5; 11,16). 

Il termine "Santo" riferito a Dio, designa soprattutto lo Spirito Santo, agente principale della santificazione, che colma le comunità con i suoi doni e carismi, con un'ampiezza e universalità assai maggiore rispetto all'Antico Testamento. 

Questo perché la resurrezione di Cristo compie i tempi messianici (At 2,16-38). 

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