mercoledì 5 marzo 2014

VIRTU' INFUSE



Virtù infuse, doni e frutti dello Spirito Santo

Per quanto riguarda le virtù infuse, i doni e i frutti dello Spirito Santo, appare utile seguire l'impostazione che il Concilio di Trento ha dato nel suo Decreto sulla giustificazione al capitolo VII.

Dopo la nozione della giustificazione, infatti, sottolinea che: "nella stessa giustificazione l'uomo, con la remissione dei peccati, riceve insieme tutti questi doni, per mezzo di Gesù Cristo, nel quale è innestato: 

la fede, la speranza e la carità. 

Infatti la fede, qualora non si aggiungano ad essa la speranza e la carità, non unisce perfettamente a Cristo, né rende vive le membra del suo corpo". 

In base a queste indicazioni, i trattati teologici avevano sviluppato la teologia delle "virtù infuse", nel contesto d'assieme della giustificazione. 

Il Catechismo della Chiesa Cattolica, invece, trattando la giustificazione e la grazia all'inizio della vita morale, le ha spostate, assieme ai doni e ai frutti dello Spirito Santo, nel contesto delle tematiche morali, inserendole dopo le virtù umane, all'interno dello stesso art. 7 (dedicato alle virtù), del capitolo I, dedicato alla "Dignità della persona umana" (nn. 1812-1832). 

La grazia, invece, è stata trattata dopo, all'articolo 2 del terzo capitolo.

La successione che ne risulta, pertanto, non sembra la migliore per il tema della grazia e giustificazione, e forse neppure per la teologia morale, poiché pone in primo luogo le virtù umane (nn. 1804-1809), mentre fa loro seguire quelle divine o teologali (nn. 1812-1829), relegando soltanto all'ultimo i doni e i frutti dello Spirito Santo (nn. 1830-1832). 

Per di più, i richiami alla grazia sono solo pochi e brevi, mentre nessuno è fatto alla giustificazione. 

Sembrerebbe, quindi, teologicamente preferibile l'impostazione del Concilio tridentino, che rendeva più chiaro lo stretto collegamento che intercorre fra giustificazione, grazia, virtù infuse, doni e frutti dello Spirito, esprimendo meglio il loro carattere e, soprattutto i ruoli e funzioni svolti da ciascuno di essi, nel contesto della giustificazione, della grazia, della santificazione e dell'impegno etico/morale. 

È importante, quindi, sottolineare bene che la grazia non è l'unico dono né l'unica realtà infusa nella giustificazione ma che, assieme a questa e in forza di essa, Dio infonde pure le virtù teologali (forze divine) ossia la fede, speranza e carità. I teologi usano un esempio significativo per spiegarne il ruolo e la funzione. 

Dicono, infatti, che come l'intelligenza e la volontà sono le facoltà o principi indispensabili all'uomo per vivere, conoscere e agire umanamente, così le virtù teologali sono le facoltà o principi indispensabili al cristiano per agire cristianamente, ossia da figlio adottivo del Padre . 

Questi principi o forze, pertanto, devono essere permanenti come la grazia e sono dette o definite come virtù, secondo la classica definizione delle virtù come "abiti" (habitus). Sono dette pure teologali, perché riguardano specificamente Dio e la vita divina. Esse sono infuse da Dio (Gal 5,5) e permanenti, perché indispensabili. 

Devono, quindi, rimanere nei giustificati e di fatto vi "rimangono" (1Co 13,13; cf. 1Ts 1,3; 5,8) come fondamento di tutta la vita di grazia (Rm 5,1-5). 

Sono esse che consentono di conoscere e comprendere il mistero di Cristo e conseguire il fine soprannaturale al quale il Padre ci ha destinati. 

Per raggiungere il fine, tuttavia, occorre conoscerlo e per questo è necessaria la fede. Inoltre, non basta conoscerlo, ma occorre avere pure la ferma fiducia di raggiungerlo e per questo è necessaria la speranza nell'aiuto di Dio. 

Infine, per raggiungerlo, bisogna soprattutto amarlo e per questo è necessaria la carità. 

Per queste ragioni si pensa che le virtù teologali, nel battesimo, vengano infuse assieme alla grazia. 

Lo stesso va detto dei "doni": sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà, timor di Dio, (Is 11,1-2; cf CCC 1830-1831) e dei "frutti" dello Spirito Santo: amore, gioia, pace, pazienza, longanimità, bontà, benevolenza, mitezza, fedeltà, modestia, continenza, castità (Gal 5,22-23; cf CCC n. 1832).

Numerosi teologi, assieme a S. Tommaso, ritengono che anche le virtù cardinali, dette pure morali o umane, vengano infuse, dovendo servire a conseguire la pienezza di una vita non solo umana e naturale, ma anche e soprattutto cristiana e soprannaturale, come esige la santificazione dei credenti.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica, avendo posto virtù, doni e frutti alla base della vita morale, ne sottolinea ripetutamente la funzione in essa. 

Le virtù teologali "fondano, animano e caratterizzano l'agire morale del cristiano" (n. 1813), in quanto sono la radice delle virtù umane. 

Inoltre, le rendono idonee a far partecipare le facoltà dell'uomo alla vita divina (n. 1812). 

I doni, a loro volta, sorreggono la vita morale, rendendo i battezzati docili alle mozioni dello Spirito Santo (n. 1830). 

I frutti, infine, sono le perfezioni che lo Spirito plasma nei giustificati, come primizie della gloria eterna (n. 1832).

Nessun commento:

Posta un commento