mercoledì 30 aprile 2014



GRAZIA: CONTESTO, TERMINI, 

DISTINZIONI



In ambito religiosograzia è una benevolenza 

che Dio o - nei sistemi religiosi politeisti - 

una divinità manifesta verso l'essere umano, 

come un sovrano si volge con favore verso un 

membro del suo popolo e gli concede doni, 

non perché tenuto a farlo, ma perché liberamente 

vuole e sceglie di farlo. 

Una grazia indica pure un favore particolare 

concesso da Dio o da una divinità.

Al momento occorre ricordare che i termini non nacquero da sottigliezze e non costituiscono elaborazioni complicate o arbitrarie, ma esprimono il risultato degli sforzi, sovente ardui e faticosi, dell'intelligenza disposta a credere e della fede desiderosa di pensare e capire. 

In definitiva sono il frutto dello Spirito che spinge la Chiesa ad approfondire sempre più quel mistero delle Persone divine e delle relazioni tra loro e con noi che stanno alla base del mistero della grazia e degli altri ad esso connessi (elezione, predestinazione, giustificazione, santificazione, deificazione, merito). 

Più brevemente potremmo dire che termini e distinzioni furono elaborati per capire meglio, fin dove è possibile, il mistero della presenza e dell'azione divina nella Chiesa e nel mondo.

Per questo la loro comprensione matura gradualmente, approfondendo gli specifici temi. 

martedì 29 aprile 2014

IL CONTESTO REALE DELLA GRAZIA


Il contesto reale della grazia


Il miglior modo per comprendere i problemi e i significati collegati al tema della grazia è di collocarli nel loro reale contesto storico e nel loro autentico ambito spirituale e umano. 

Questi sono indicati dalla Scrittura. 

Fin dalle sue prime pagine emerge la vicenda dell'uomo che, volendo fare a meno di Dio e meglio di lui, si è ritrovato in una triste condizione di disordine e miseria (peccato originale). 

Rifiutando l'amicizia con Dio e perdendo il dono dell'integrità (grazia, possibilità di non peccare) i nostri progenitori e i loro discendenti si trovarono nell'incapacità di dominare la violenza delle loro passioni e istinti e di sottrarsi alla forza del peccato, che s'impadronì del mondo. 

In tale condizione, l'umanità ha sperimentato l'impossibilità di salvarsi con le sue sole forze e ha subito una crescita impressionante del potere del male. 

Essa passò, così, dalla disobbedienza originale alla diffidenza reciproca (Gn 3, 1-19), all'omicidio (Caino, Gn 4, 1-16), alla volontà di sterminio (Lamech, Gn 4, 23-24). 

Morte, inganno e violenza entrarono nel mondo e s'impadronirono dell'uomo.

L'umanità imparò a manipolare i materiali, ma non riuscì ad accompagnare il progresso tecnico con quello spirituale e morale, scadendo sempre più nella grave condizione descritta in Genesi 6, 5-6: 

"Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male. 

E il Signore si pentì di aver fatto l'uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo".


Anche dopo il diluvio il male riprese la sua corsa inarrestabile. 

Il tentativo di assicurare l'unità del genere umano mediante grandiose realizzazioni (Babele) portò soltanto maggiori incomprensioni e divisioni (Gen 11, 1-9). 

Questa tragica crescita e trionfo del male mostrano l'assoluto bisogno di Dio e del suo aiuto, che l'uomo ha per vincere il male. 

Il peccato originale, infatti, ha così indebolito le capacità spirituali, intellettuali e morali dell'uomo, da non consentirgli più, senza l'aiuto divino, una vita libera dal peccato e la capacità di compiere azioni moralmente buone e opere oneste per tutta la vita. 

Tale aiuto divino, e la nuova situazione positiva che esso produce, è detto grazia dalla fede cristiana. 

lunedì 28 aprile 2014

INTERPRETAZIONI CONTRASTANTI



Alcune interpretazioni contrastanti


Nella vita della Chiesa, la concezione biblico-cristiana della grazia ha subito interpretazioni diverse, nel corso del tempo. 

Alcune erano opposte o addirittura contraddittorie, legate ad alterni eccessi infondati di ottimismo o di pessimismo. 

L'ottimismo fu di Pelagio e dei suoi seguaci (pelagiani), secondo i quali la condizione umana, prima del peccato originale, non differiva da quella successiva. 

Ritenevano, quindi, che: 

la tendenza al male è naturale; la natura umana può osservare, da sola, la legge di Dio e di Cristo; la grazia aiuta l'uomo soltanto a fare meglio ciò che può fare da sé. 

A distanza di molti secoli il pessimismo fu dei protestanti e seguaci di Giansenio (giansenisti), che sostenevano la totale corruzione intrinseca dell'uomo, in conseguenza del peccato. 

Per loro, tutto ciò che l'uomo fa è sempre e soltanto peccato. 

La corretta fede ecclesiale si oppose agli opposti estremismi e anche alle loro forme più attenuate (semipelagiani da un lato, rigoristi dall'altro), esponendo la verità rivelata secondo la verità e il sano, equilibrato realismo della dottrina cattolica. 

Sottolineò, pertanto, contro i pelagiani, l'assoluta necessità della grazia divina, perché l'uomo possa orientarsi a Dio come valore assoluto e amarlo e servirlo al di sopra di ogni altra cosa. 

Evidenziò che la grazia illumina l'intelligenza, fortifica la volontà e sostiene tutta la persona.


Contro protestanti e giansenisti ribadì che l'uomo, nonostante tutte le difficoltà incontrate dopo il peccato originale (forza della concupiscenza, indebolimento della libertà, impossibilità di evitare tutti i peccati personali ecc.), sotto l'influsso della grazia soprannaturale di Cristo e in forza di essa, può orientarsi veramente a Dio e al bene e compiere atti moralmente buoni. 

La libertà umana, infatti, non è stata totalmente distrutta, ma soltanto profondamente ferita, dal peccato originale. 

domenica 27 aprile 2014

TRASFORMAZIONI DEL TEMA


Trasformazioni del tema e principali distinzioni


Le lotte per la verità apportarono, durante i secoli, diverse trasformazioni al tema. 

S. Agostino negli ultimi vent'anni della sua vita, sottolineò contro Pelagio che, dopo il peccato, per condurre una vita cristiana, la persona umana ha bisogno di un "aiuto" (auxilium) che la liberi dal peccato e le dia pure la forza (gratia operans) di corrispondere (gratia cooperans). 

Ciò riguarda tanto la libertà che le opere. 

La sua dottrina riguardante la libertà, il peccato, la grazia e il merito, fu trasmessa ai secoli successivi. Nel medioevo questi temi ricorsero ancora, ma S. Tommaso collegò la dottrina sulla grazia con quella sulla legge. 

La Riforma, invece, sollevò il problema della giustificazione, come tema centrale della salvezza e di tutta la verità cristiana. 

Di conseguenza, anche la grazia venne trattata in tali termini, con particolare ampiezza, dal Concilio di Trento. Nei secoli XVI-XVIII sorse la controversia "de auxiliis" sulla grazia suf iciente e la grazia ef icace. I professori della facoltà di Würzburg posero il trattato della grazia subito dopo la Cristologia. 

Nel tempo che precedette il Concilio Vaticano II vennero riproposti i temi dell'inabitazione divina nell'anima dei giusti, della volontà salvifica universale di Dio e dello stretto rapporto fra Cristo e la grazia. 

Nel post-concilio, invece, emersero sempre più i temi del rapporto fra Chiesa, fede, grazia e sacramenti. L'attenzione si appuntò sulla persona dello Spirito Santo che opera nella e per la grazia, più che sulla sua opera, ossia la grazia. Si accese, inoltre, un crescente interesse per la grazia nella condizione dei non cristiani.


Come si è già visto in parte, nel contesto generale della rivelazione biblica, dell'annuncio ecclesiale, degli sviluppi storici, dottrinali e delle controversie sopra accennate, la riflessione teologica si trovò a dover sviluppare numerosi termini e distinzioni, riguardanti i molteplici aspetti e compiti della grazia. 

Anche il Magistero ne utilizzò alcune per le sue definizioni. 

Presentiamo, quindi, alcuni di questi termini e distinzioni principali, nelle loro formulazioni più semplici, rinviando le spiegazioni approfondite ai luoghi appropriati che più avanti lo richiederanno. 

Riteniamo importante illustrarne fin da ora il senso e l'utilità dato che, a volte, alcuni credenti e anche teologi rivolgono loro alcune critiche. 

Tali suddivisioni e distinzioni diventano comprensibili, invece, se le collochiamo entro lo sforzo mai esaurito e sempre rinnovato di: 

a) comprendere più profondamente questo grande e difficile mistero; b) collegarlo con la maggior chiarezza e precisione possibile alle altre verità rivelate; c) capirne il significato e l'utilità per la vita umana e cristiana. 

Sono queste, infatti, le esigenze che hanno portato, ogni volta e senza sosta, a elaborare nuovi termini e distinzioni o a specificare, rinnovare e chiarire quelle precedenti. 

Alcune divennero parte dell'annuncio e della catechesi abituale della Chiesa, tanto che le ritroviamo sia nel precedente Catechismo Romano del Concilio di Trento, che in quello del Concilio Vaticano II, il nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica.

È, quindi, molto interessante esaminare l'impostazione che il secondo ha dato a tutto il tema della grazia. Alla sua collocazione abbiamo già accennato nel capitolo precedente. Qui noteremo come, nel presentare la grazia e il suo potere di giustificarci, parta dalla conversione che opera la giustificazione (nn. 1987, 1989). 

Sottolinea, quindi, che la conversione, sotto la mozione della grazia, fa rivolgere l'uomo a Dio, lo allontana dal peccato e gli fa accogliere il perdono e la giustizia dall'Alto (n. 1989).

La giustificazione non è una semplice remissione dei peccati, ma anche la santificazione e il rinnovamento interiore dell'uomo (1989). Al riguardo, cita alla lettera il Concilio di Trento (DS, 1528).

Sottolinea poi che, con la giustificazione, Dio infonde nei nostri cuori la fede, speranza, carità e l'obbedienza alla sua volontà (n. 1991). Precisa, quindi, che il termine giustizia, da cui deriva quello di giustificazione, indica la "rettitudine dell'amore divino" (n. 1991). 

Definisce quindi la grazia "partecipazione alla vita di Dio che c'introduce nella vita trinitaria" (n. 1997). La conversione e giustificazione sono dette pure grazia prima, che nessuno può meritare, essendo date solo da Dio, come puro dono (n. 2027). 

La grazia santificante o deificante è il dono gratuito che Dio, nel Battesimo, ci fa di sé e della sua vita, per mezzo della fede in Gesù Cristo. Essa è infusa in noi dallo Spirito Santo, che ci guarisce e santifica, per cui è in noi la sorgente dell'opera di santificazione (n. 1999). 

La grazia santificante viene pure detta grazia abituale, perché è dono stabile e permanente, come disposizione soprannaturale ad agire secondo gli inviti della volontà divina. 

Ciò la distingue dalle grazie attuali, che sono gli interventi mediante i quali il Signore continua ad operare in noi, sia all'inizio della conversione, che in tutto il corso della sua opera di santificazione (n. 2000). 

Il Catechismo distingue pure le grazie sacramentali, come doni particolari e specifici dei singoli sacramenti e le grazie speciali, che si dividono in: 

carismi, o doni ordinati alla grazia santificante, a servizio della carità che edifica la Chiesa, che hanno come fine il suo bene comune (n. 2003); grazie di stato, che aiutano a esercitare le responsabilità inerenti sia alla vita cristiana che ai ministeri della Chiesa (n. 2004). 

sabato 26 aprile 2014

SENSO E USO DELLE DISTINZIONI TEOLOGICHE


Senso e uso delle distinzioni teologiche


Questi termini e distinzioni furono, inizialmente, elaborati dalla ricerca e riflessione teologica. 

In seguito vennero accolti dal Magistero che con la sua autorità li valorizzò per l'annuncio e la catechesi.

Oltre a quelli ora citati nel Catechismo della Chiesa Cattolica, ve ne sono altri, egualmente elaborati dai teologi nel corso del tempo, nei loro sforzi e tentativi di approfondire, comprendere o risolvere i problemi che di volta in volta emergevano riguardo alla grazia. 

È necessario conoscere anche questi per capirli e utilizzarli con sereno discernimento. 

Al riguardo è importante ricordare che più che di forme diverse della grazia, si tratta di prospettive diverse sotto le quali essa viene considerata, in rapporto ai vari problemi che, sovente, di volta in volta vengono a emergere. 

Abbiamo, quindi, la grazia increata e grazia creata. 

La grazia increata indica Dio stesso, ossia la comunione delle stesse Persone divine che abitano nell'anima dei battezzati e credenti. 

Grazia creata indica invece i doni, distinti da Dio, che accompagnano la grazia increata, in particolare le virtù infuse e i doni dello Spirito Santo, che aderiscono all'uomo e lo trasformano. 

Alcuni distinguono pure la grazia in naturale e soprannaturale. 

Nella terminologia scolastica della grazia, la grazia creata fu detta abituale per indicarne la forma stabile e duratura e distinguerla dalle grazie attuali, che sono spinte o impulsi divini transitori. 

Venne pure detta soprannaturale perché supera le capacità dell'uomo, che non è naturalmente partecipe della natura divina. 

Grazie naturali sono tutti i doni naturali (d'intelligenza, volontà, sensibilità, capacità varie, beni, mezzi, condizioni esterne ecc.), che formano la struttura della persona e intessono la trama della vita, che la provvidenza divina elargisce liberamente, gratuitamente e generosamente a ogni persona. 

Grazie soprannaturali sono tutti i doni soprannaturali, riguardanti la libera e gratuita chiamata alla salvezza e santificazione, perché l'uomo divenga figlio adottivo di Dio e rimanga nell'intima comunione d'amore con Cristo e le Persone divine.

Altri distinguono pure fra grazia interna e grazia esterna. Grazia esterna è tutto ciò che opera sull'uomo dall'esterno, come la predicazione del Vangelo, gli esempi, le testimonianze, determinate situazioni ecc. 

Grazia interna è ogni influsso esercitato da Dio sulle facoltà interiori dell'uomo, come le illuminazioni dell'intelligenza e le mozioni della volontà. 

Solitamente, la grazia esterna è accompagnata dalla grazia interna, che opera congiuntamente con la prima. 

Si distingue pure fra grazia sanante o medicinale e grazia elevante. 

La prima indica le grazie interne, volte a sanare le conseguenze prodotte dal peccato e a farci vivere onestamente. 

La seconda indica gli influssi divini per renderci sempre più capaci di operare soprannaturalmente e disporci o aprirci alla giustificazione.


È bene ricordare pure una distinzione, storicamente legata a un insieme di problemi sorti fra la fine del 1500 e gli inizi del 1600, che vanno sotto il nome di "controversia de auxiliis". 

I teologi del tempo distinsero, quindi, fra grazia sufficiente e grazia efficace. 

Al di là delle molte e complicate disquisizioni della controversia storica, possiamo dire che grazia sufficiente è quella che Dio, che vuole la salvezza di tutti (volontà salvifica universale), dona a tutti (e non solo ad alcuni), nel pieno rispetto della loro libertà. 

Grazia efficace è quella che diviene tale solo in coloro che liberamente l'accolgono, consentendole di produrre in loro gli effetti salvifici. 

venerdì 25 aprile 2014

GRAZIA ED ELEZIONE NELL'A.T.



GRAZIA ED ELEZIONE NELL'ANTICO TESTAMENTO


La grazia è riconosciuta un concetto chiave dell'annuncio biblico che, tuttavia, non espone una dottrina sistematicamente elaborata, ma molti elementi essenziali, che nel loro insieme sono stati progressivamente sviluppati e completati. 

Benché rispetto all'Antico Testamento il Nuovo Testamento segni una notevole crescita, sia di estensione che di espressioni, esso non sarebbe comprensibile senza o al di fuori dell'Antico Testamento. 

Dovremo, quindi, collegare tutta la tematica della grazia alle più significative realizzazioni ed espressioni veterotestamentarie. 

Antica alleanza, grazia, benedizione. 

Esegesi e teologia concordano nel sottolineare l'importanza delle parole con le quali Dio si definì, nel rivelarsi a Mosè: "Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di grazia e dei fedeltà, che conserva il favore per mille generazioni" (Es 34,6). 

È assai significativo che, per tradurre tali parole, sia stato necessario ricorrere a diversi modi: 

"Dio clemente e misericordioso, longanime, grande nella benevolenza e nella fedeltà"; 

oppure: "Dio di tenerezza e di grazia, tardo all'ira e ricco di misericordia e fedeltà"; 

e ancora: "Dio di pietà e misericordia, lento all'ira e ricco di grazia e di verità, che conserva grazia per mille generazioni, sopporta colpa, trasgressione e peccato". 

Per esprimere le realtà qui e altrove indicate, il lessico ebraico si avvale di numerosi termini: Hen, che indica la misericordia (cuore che si china sulle miserie); 

Hesed, che indica la fedeltà generosa; 'Emet, che indica la fermezza incrollabile negli impegni; Rahamim, derivato da rehem, che designa il grembo materno e indica l'attaccamento viscerale della madre ai propri figli; 

Sedeq, che indica la santità inesauribile che assicura a tutte le creature la pienezza di diritti e la soddisfazione di ogni aspirazione.

Scorrendo questi termini, la "grazia" di Dio appare preziosa al massimo e si capisce perché, come pregano i salmi, garantisca pace e gioia all'uomo, sovrabbondanza e torrente di delizie (Sal 36), sia migliore della stessa vita e considerata come il massimo di tutti i beni (63,4).


Questo tesoro della sua grazia, Dio non lo custodisce gelosamente, ma lo effonde generosamente su ogni sua opera, su ogni vivente e su quanti lo amano (Sir 1, 1-10). 

Il suo segno maggiore è dato dalla sua "elezione" d'Israele, iniziativa pienamente gratuita, non dovuta ad alcun merito, ma soltanto all'amore e alla fedeltà al giuramento da lui fatto agli antichi padri (Dt 7,8). 

La ragione di tutti i benefici elargiti da Dio al suo popolo è solo una: la sua grazia che, come Dio fedele, mantiene alla sua alleanza, per il suo amore (7,9). 

giovedì 24 aprile 2014

GRAZIA E BENEDIZIONE



Grazia e benedizione


Un altro termine molto significativo è quello di "benedizione", gesto che spetta al padre e alimenta la vita, la gioia e la pienezza di forza. 

Esso, riferito a Dio, indica molto di più. 

Quella che Egli rivolge a Israele, fa di questo popolo una benedizione destinata a tutte le nazioni (Gn 12,3), per consacrare tutti gli uomini nella sua santità divina. 

La benedizione manifesta Dio come Padre, che plasma il destino dei suoi figli (Is 45,10).

La grazia diviene un amore paterno che crea dei figli. 

In più, l'infinita santità di Dio stabilisce, con coloro che ama, una promessa di vita santa e una costante vocazione alla santità. 

Ciò arricchisce di contenuti specifici l'idea dell'incontro personale, nel quale Dio posa sull'uomo il suo sguardo, il suo sorriso e lo splendore del suo volto. 

In questo modo i termini e i concetti che compongono la realtà della "grazia" rivelano l'atteggiamento e il contenuto di una libera e gratuita donazione personale di Dio al suo popolo. 

Lungo la storia della salvezza, Dio farà risplendere in molti modi il suo favore (hen) su Israele. 

Stringerà un patto di alleanza fondato sulla fiducia e fedeltà (hesed) e risponderà con inesauribile compassione e misericordia (rahamim) alle sue continue infedeltà. 

La grazia esprime, quindi, l'atteggiamento di benevolenza, fondato nell'essere stesso di Dio, che si rivela all'uomo e lo porta a vivere nel clima della donazione e dell'amore divino. 

In questa prospettiva è possibile comprendere la serie di fatti che testimoniano concretamente tale grazia: 

patto della promessa concluso con Abramo (Gn 15, 1-19); liberazione del popolo dalla schiavitù d'Egitto (Es 3,7-8); guida, assistenza e protezione nel cammino alla terra promessa (Es 15,11-13); perdono incessante delle sue colpe (Nm 14, 18-20); protezione, vita e fertilità (Sal 136, 1-9).

Appare chiaro che il patto d'alleanza e questi favori formano un tutt'uno (1Re 8,23; Dt 7,12). I profeti ricordano che quest'amore e benevolenza, nonostante le peggiori infedeltà d'Israele, non vengono mai ritirati e che la grazia di Dio non abbandona mai il suo popolo (Is 54,10). 

Questo, consapevole di ciò  (Sal 89,29; 106,45), nella sua preghiera chiede al Signore di ricordarsi sempre delle sue misericordie "che sono dai tempi dei tempi" (Sal 25,6) e di liberarlo definitivamente da ogni timore e affanno. 

La stessa preghiera invita ad attendere con ferma fiducia l'opera di Dio, perché "nel Signore è la grazia" (Sal 130,7). 

Tenendo conto di tutti questi aspetti, si può dire che la grazia esprime la benedizione amorosa, del Dio pieno di benevolenza, misericordia e perdono. 

Questo suo essere ed atteggiarsi richiamano l'uomo ad aver fiducia nel gratuito dono di sé, che Dio attua liberamente verso il suo popolo prima, e poi verso tutta l'umanità. 

Devono, quindi, credere e sperare nelle sue promesse. 

La base di tutto ciò è la sua incondizionata fedeltà alla sua alleanza, che non verrà mai ritirata, e alla sua parola, che non verrà mai meno.