mercoledì 9 aprile 2014

CHARIS


CHARIS


Per Paolo charis è la sostanza dell'azione salvifica di Dio in Gesù Cristo e di tutte le conseguenze della sua attualizzazione. 

La parola grazia, oltre a indicare l'origine della salvezza, nella scelta libera di Dio, esprime anche che la salvezza è solo grazia, perché Dio ha scelto di giustificare e salvare per grazia. 

Tale volontà non è astratta, ma si è manifestata in Cristo e pone il cristiano in comunione con Dio. 

Grazia è, quindi, la comunione con Dio in Cristo, ma anche la forza interiore che Cristo opera in noi, perché possiamo vincere il peccato e aprirci all'amore stesso di Dio. 

Indica, dunque, sia la gratuita volontà salvifica di Dio in Cristo, sia la realtà della salvezza donataci in Cristo, sia l'azione salvifica di Dio, con e per mezzo degli uomini.

La parola charis non appare mai pronunciata da Gesù, mentre nell'epistolario paolino, come si è detto, ricorre 100 volte, contro le rimanenti 55 del Nuovo Testamento. 

Segna, quindi, il passaggio dalla "predicazione di Gesù al Cristo predicato" e sottolinea il problema fondamentale della cristologia moderna . 

Il termine esprime la sua continuità con l'Antico Testamento, compendiando la sollecitudine salvifica di Dio verso l'uomo, dalla quale derivano tutti i doni. 

In questa prospettiva, la grazia non è più soltanto uno dei temi della teologia, insieme agli altri, ma il tema, esprimendo la nuova situazione annunciata dal vangelo, dell'uomo davanti a Dio e con Dio. 

Sotto quest'aspetto riguarda ogni singolo tema della teologia. 

Divenne, infatti, un tema o trattato teologico specifico, non tanto in seguito alle accentuazioni individualiste della modernità, ma piuttosto per l'accentuazione personalizzante di Paolo, che sta alle sue radici. 

Tale personalizzazione non è arbitraria, poiché esprime una necessità intrinseca alla realtà stessa della grazia, che coinvolge pure il suo complesso e difficile rapporto fra volontà divina e libertà umana. 

Il Dono della grazia e della fede, infatti, avvengono in conformità con l'elezione, la giustificazione e la predestinazione.


Nel Nuovo Testamento Paolo è indubbiamente l'autore che ha trattato maggiormente i temi della grazia, elezione, giustificazione e predestinazione. 

Essi ricorrono con grande frequenza nei suoi scritti e ne formano quasi l'ossatura. 

L'esperienza personale dell'Apostolo vi ritorna con insistenza, formando una specie di biografia spirituale e teologica. 

Dio lo ha scelto fin dal seno materno (Gal 1,15, cf. Is 49,1.6) e gli ha rivelato il Figlio (Gal 1,16), che si è inserito completamente nella sua vita e, con la sua grazia, gli ha dato accesso a ogni grazia (Rm 15,2), alla fede, all'apostolato (Rm 1,5) e lo ha reso suo testimone (1Co 15,8). 

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