martedì 8 aprile 2014

CRISTO AL CENTRO



CRISTO AL CENTRO


Nel capo V della lettera ai Romani, Paolo spiega perché Cristo è al centro della grazia divina: 

nella sua morte, il Padre ci ha mostrato il suo amore per noi, che eravamo ancora peccatori (5,8). 

Con tale opera di salvezza ci ha giustificati (resi giusti) davanti a lui e ci ha aperto l'accesso alla grazia della comunione vivificante con lui (5,2). 

Tale grazia è sovrabbondante (5,17) e fu resa possibile dall'obbedienza del Nuovo Adamo (5,12-21). 

Comunicandoci la nuova vita, ossia la sua stessa vita, ci ha pure liberato dalla legge, dal peccato e dalla morte. 

Questa sua esperienza personale Paolo l'estende a tutta l'umanità. 

Col termine "grazia" indica soprattutto il dono di sé, che il Padre compie per mezzo di Cristo e che consente all'uomo di sperimentare la nuova vita come comunione con Cristo e, in lui, avere pieno accesso al Padre.

Questa comunione col Cristo è possibile mediante la potenza dello Spirito Santo, che ci è stato dato generosamente, per agire nei credenti battezzati. 

Questo Spirito, che è insieme di Dio e di Cristo (Rm 8,9), fa vivere e operare, nella vita del credente (1,5), il Cristo glorioso che lo libera dalla legge e dal peccato (2Co 3,18; Rm 6,18-23; Gal 4,21-31). 

Cristo, che agisce nel profondo dell'uomo, è espressione e dono della grazia e amore del Padre. 

Tale amore lo Spirito stesso lo effonde in noi (Rm 5,5). 

Dio, che è causa di tutto in tutti (1Co 12,6), fa operare in noi tutti i carismi ordinari e straordinari per l'edificazione della comunità (1Co 14,12) e il bene della Chiesa (servizio, semplicità, consolazione, guida, misericordia, gioia ecc.) (Rm 12; 1Co 12). 

Tale grazia di Dio è data in vista della risposta nella fede. 

Fede e grazia formano un'unica realtà (Rm 4,16), che produce la giustificazione o salvezza (Rm 3,28). 

L'uomo, però, può sia fare fruttificare la grazia ricevuta (1Co 15,10) che renderla inutile (2Co 6,1), spegnendo lo Spirito ricevuto (1Tes 5,19). 

Essendo stati salvati per mezzo della grazia e della fede (Ef 2,8), siamo in grado di superare la legge e vincere il peccato, dei quali non siamo più schiavi (Rm 6,14). 

La speranza di salvezza si fonda solo nello Spirito (Gal 5,5), senza il quale nessuno può ottenere la liberazione dal peccato e dalla colpa (Rm 3,9), la giustificazione e divenire accetto a Dio. Tutto questo è puro dono (Rm 5,15.20; 11,6).


Esso avviene nella storia che, perciò, diviene storia della salvezza, il cui fine è il Regno, ossia la sovranità definitiva dell'amore di Dio su tutto e tutti, la gloria dei viventi e il completamento del creato. 

L'universale volontà salvifica del Padre e l'azione redentrice del Cristo, applicate alla vita umana per mezzo dello Spirito, si esprimono come doni di grazia inseriti nel tempo, che l'uomo applica con impegno e fatica, in mezzo a difficoltà e tribolazioni, in un continuo cammino di perfezione. 

Esse si manifestano in molti modi. 

Le Chiese della Macedonia hanno ricevuto la grazia della generosità (2Co 8,1), quella di Filippi la grazia dell'apostolato (Fil 1,7; 2Tm 2,9). 

La varietà dei carismi rivela l'elezione che introduce nella salvezza (Gal 1,6; 2 Tm 1,9) e consacra a una missione (1Co 3,10; Gal 2,8). 

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