sabato 19 aprile 2014

ELEZIONE E SCHIAVITÙ' IN EGITTO



L'ELEZIONE E LA SCHIAVITU' D'EGITTO


Di fronte alla schiavitù d'Egitto l'elezione assume toni più forti. 

La mano potente e vittoriosa di Dio: 

libera, redime, riscatta, acquista, salva. 

Egli opera per fare del suo popolo la sua eredità gloriosa.

L'ingresso nella terra e la sua occupazione, per quanto mai completata, è la continuazione dell'esodo.


Dio stesso, fedele al suo giuramento, dona al suo popolo la terra promessa. Da quando inizia la monarchia, i re sono gli eletti (bahar) di Dio. 

Rimangono tali pure quando deve rifiutarli e sostituirli, perché non hanno corrisposto alla missione loro affidata. 

I salmi 89 e 132 indicano Davide e il suo casato come eletti per sempre. 

L'elezione rimane, anche se Dio respinge un determinato "unto" per i suoi misfatti. 

Eletto (bahûr) diviene ora Israele, la cui grandezza non è causa, ma effetto dell'elezione gratuita di Dio, al quale deve sempre obbedire, come popolo "consacrato", "santo", "particolarmente suo" (Dt 7,5; 14,2; Es 19,5-6). 

Ciò è confermato con l'elezione di Sion/Gerusalemme, destinata a un solo culto, in un solo tempio, con un solo sacerdozio, così come c'è un solo Dio e una sola elezione. 

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