domenica 13 aprile 2014

GIUSTIFICAZIONE:PIANO E AZIONE



Giustificazione: piano e azione salvifica di Dio


Come si è visto, in tutto l'Antico Testamento traspare la percezione che l'uomo non può conquistare il favore divino con la propria giustizia e le proprie forze, ma solo con la fede di essere gradito a Dio.

Ciò testimonia la misericordia divina e apre una via d'accesso al mistero della giustificazione. 

I Salmi descrivono bene un processo straordinario, perché invocano una giustizia, che non è un giusto giudizio inteso come condanna per i peccati, ma come loro perdono (Sal 36,11; 51,16; 116,40). 

Ciò significa che Dio manifeste la sua giustizia mediante benefici gratuiti, addirittura universali, che superano del tutto ciò che l'uomo potrebbe attendersi per giustizia. 

Nella Scrittura l'ambito della giustizia è molto più ampio di quello della legge. 

Essa riguarda il giusto atteggiamento e comportamento verso le esigenze di ogni essere.

Ecco perché pretendere di avere diritti, di aver ragione o di sentirsi "giustificati" davanti al Dio infinitamente santo, è profondamente errato e ingiusto. 

L'unico atteggiamento giusto è il riconoscimento del proprio peccato e dei propri limiti, lasciando a lui di manifestare la sua giustizia (Sal 51,6; 130,3; 143,2). 

In questo modo, davanti al Dio infinitamente giusto, l'uomo non ha nulla da temere, ma tutto da sperare. 

La Scrittura considera impossibile la giustificazione dell'uomo davanti a Dio, ma suggerisce pure che Egli, avendoci creati per la comunione con lui e conoscendo la nostra condizione di peccato, nel nome della sua santità, che è la sua stessa giustizia, non rinuncia a renderci capaci di divenire giusti o santi di fronte a lui.

L'errore e l'illusione dei capi e di molti membri del popolo nell'Antico Testamento, come dei farisei nel Nuovo, era di poter osservare integralmente la Legge, ritenendosi così giustificati (santi) davanti a Dio. 

Era di considerare alla portata dell'uomo, della sua intelligenza e volontà la capacità di trattare Dio secondo le esigenze della sua infinita giustizia o santità. 

Era l'atteggiamento che Paolo giustamente definì come perversione essenziale, ossia il "diritto di gloriarsi davanti a Dio" (Rm3,27).

Esso fa dimenticare all'uomo che la fedele osservanza della Legge è essa stessa opera di Dio, realizzazione della sua grazia e della sua Parola.


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