giovedì 3 aprile 2014

GRAZIA COME COMUNIONE E INABITAZIONE



Grazia come comunione e inabitazione


Sintetizzando molti elementi potremo dire che il Nuovo Testamento rivela la grazia come vita divina, nella comunione col Padre, Figlio e Spirito, che ci viene donata rendendola effettivamente nostra. 

Questo essere figli di Dio è un'unione che non sopprime né sminuisce la trascendente sovranità della Trinità, come non sopprime ma potenzia la nostra umanità. 

Questo puro dono divino è presentato mediante concetti e immagini che ne sottolineano pure la stabilità o permanenza: 

vita nuova, figliolanza, inabitazione, sequela ecc. 

Esse indicano il nostro essere per sempre in e con Cristo, solidali con il suo destino. 

Per quanto presente fin da ora, essa è pure una realtà escatologica, che si sviluppa verso una pienezza futura e tende verso il mondo della risurrezione che ancora attendiamo. 

L'essere figli adottivi è una realtà globale che trasforma profondamente tutte le dimensioni del nostro essere, in senso trinitario e cristologico. 

La presenza di Dio, infatti, è chiaramente quella della Trinità nei suoi rapporti ad intra, che la costituiscono nella sua trascendenza assoluta e nei suoi rapporti ad extra, nei quali la comunione delle Persone divine si rivela e si partecipa nel rapporto dialogale del Padre nello Spirito con il Figlio Gesù Cristo.

 La vita che Gesù ci ha già donato e la cui pienezza sarà raggiunta nell'era escatologica è non solo pienamente umana ma vera esistenza divina. 

La sequela è assimilazione al Figlio di Dio, che ci fa chiamare il Padre "Abbà", partecipare alla risurrezione e ricevere il suo Spirito filiale. 

La risposta della grazia alla presenza della Trinità in noi è la fede, speranza e carità, nella piena comunione con Dio e il prossimo.

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