mercoledì 23 aprile 2014

GRAZIA E ALLEANZA



Grazia e alleanza

L'Antico Testamento mostra, dunque, che la grazia non è una realtà isolata o a sé stante, ma strettamente collegata a molte altre: l'alleanza, l'elezione e la giustificazione. 

Il tema dell'alleanza, in ebraico berit, è egualmente fondamentale. 

Nel Medio Oriente antico, a livello sociale e culturale, indicava l'accordo vigente fra i diversi clan di quei popoli orientali, al fine di evitare scontri e garantire pace e buoni rapporti vicendevoli, anche là dove non giungevano i vincoli della consanguineità. 

Ci si premurava, pertanto, di conferirgli un carattere e valore sacro, mediante i giuramenti e i riti (sacrificio di un animale e pasto in comune) che lo contrassegnavano. 

Storia e letteratura del popolo ebraico ruotano attorno all'idea dell'alleanza stretta da Dio con Israele. 

In effetti, si può riconoscere già una prima alleanza "noaica" stretta da Dio con Noè, dopo il diluvio (Gn 9,9) che resta in vigore per tutto il tempo delle nazioni (CCC nn. 56-58). 

Essa assume il carattere di una nuova creazione del genere umano (Gn 9, 1-17). Vi sono poi le due alleanze con Abramo, la prima conclusa con un sacrificio rituale (Gn 15), come sopra ricordato e la seconda con l'impegno della circoncisione, quale suo segno (Gn 16-17). 

Vi è poi quella più solenne con tutto il popolo, ai piedi del Sinai (Es 19, Dt 5) e quella di Sichem che, dopo la conquista della terra, rinnova il patto (Gs 24,1-28). 

La sostanza di essa è che Dio intende essere, in modo del tutto speciale, il Dio del suo popolo, rendendo Israele il suo popolo per eccellenza (Es 6,7; Lv 26,12; Dt 29,12; Os 2,25), la sua nazione santa, il suo regno sacerdotale (Es19,6) e la sua proprietà (Es 19,5; Dt 7,6; 14,2; 26,19; Sal 135,4).

I profeti non smisero mai di sottolineare (Am 5,14; Os 6,7; Ger 11,1-8) che i benefici dell'alleanza erano garantiti, se Israele rimaneva fedele al Signore (Dt 7,7). 

Israele, tuttavia, rifiutò di rispondere a Dio come un figlio e di consacrargli la vita e il cuore (Os 4,1; Is 1,4; Ger 9,4), ma fece scaturire le sue iniquità come l'acqua da un pozzo (Ger 6,7; Ez 16; 20). 

I profeti, quindi, denunciarono le sue continue infrazioni del patto (Is 24,5; Ger 11,10; Ez 44,7) e le loro tragiche conseguenze. 

Queste culminarono nella distruzione d'Israele, di Giuda, di Gerusalemme, del tempio e nelle rispettive deportazioni e schiavitù. 

Dio, però, nella sua infinita misericordia, neppure allora abbandonò il suo popolo, ma lo purificò, compiendo egli stesso ciò che l'uomo era radicalmente incapace di fare. 

Con l'opera del suo Spirito (Ez 36,27) preservò un piccolo resto con cui ricostruire un nuovo popolo (Am 3,12; 5,15; Is 10,20-22; 11,11; 28,5). 

Con esso avrebbe introdotto nel mondo la sua giustizia (Is 45,8; 51,6), avrebbe trasformato Gerusalemme da città corrotta in città santa (Is 1, 21-26), avrebbe tratto dai cuori ostinati e ribelli, dei cuori nuovi, capaci di conoscerlo (Os 2,21; Ger 31,31). 

Con tutto questo avrebbe attuato la nuova alleanza definitiva, eterna (Ger 31,31-34; 32,38-40; Ez 16,6; 16,60; 34,25; 37,26; Is 42,6; 49,8;


53,3; 55,3; 59,21; 61,8; Ml 3,1), universale (Is 49,6) interiore, incisa nei cuori (Os 2,21; Ger 31,31; Ez 36,23-28).

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