martedì 22 aprile 2014

GRAZIA ED ELEZIONE



Grazia ed elezione


L'alleanza descritta nella Scrittura appare la conseguenza dell'elezione del popolo da parte di Dio.


Egli stesso lo ha suscitato, lo ha scelto e ne ha fatto il suo alleato, rendendolo un popolo "a parte" (Nm 23,9). 

Elezione, quindi, significa suo possesso, unione, intimità, situazione di privilegio. 

Israele, il più piccolo di tutti i popoli, è eletto con perfetta gratuità e sovrana libertà (Dt 9,5; Gr 18, 2-6). 

La ragione unica dell'elezione è l'infinito amore di Dio e la sua incrollabile fedeltà alle sue promesse (Dt 4, 37; 7,8; 10,15). 

Essa, tuttavia, non è fine a se stessa, ma finalizzata alla missione, nel piano di salvezza che, da sempre, Dio ha voluto per tutta l'umanità. 

È questo piano che impone obblighi morali e spirituali, precisi e rigorosi, da adempiere fedelmente. 

Per questo i peccati, soprattutto l'infedeltà dei singoli e del popolo, sono un tradimento particolarmente grave. 

L'infinita misericordia del Signore, tuttavia, li perdona, purché il peccatore riconosca le proprie colpe (Gr 14,20), sia spiaciuto per averlo offeso (Sal 51,19; Is 57,15) e si impegni con tutte le sue forze nella via della conversione, abbandonando le vie del male (Gr 3,14; Ez 18,30-32; 33,11-16). 

Questa realtà viene pure indicata come giustificazione. 

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