mercoledì 16 aprile 2014

IL TERMINE GIUSTIZIA



IL TERMINE GIUSTIZIA


Nell'Antico Testamento, infatti, non si collega all'ordine giuridico o al rispetto delle leggi. 

Non si limita neppure al più ampio senso etico-morale, che indica il rispetto delle esigenze e dei diritti altrui, né al senso religioso, che indica rettitudine, perfezione, santità ecc.

Ad esempio, le sedaqot (giustizie) magnificate nel canto di Debora (Gdc 5,11) non sono azioni giudiziarie, ma azioni salvifiche di Dio, che nella guerra ha agito a favore e in soccorso del suo popolo. 

Questo significato non è tardivo, né si limita a questo caso. 

Anche nelle profezie pre-esiliche nel loro insieme, infatti, tale famiglia di vocaboli non viene usata per designare un rapporto dell'uomo verso una norma legale, ma riguarda il Dio del patto, che è sempre fedele alla sua comunità. 

Probità del popolo e dono di salvezza di Dio formano un tutt'uno. 

Di conseguenza, il termine giustizia, riferito all'uomo, indica l'osservanza integrale di tutti i comandamenti di Dio, mentre riferito alla comunità indica un atteggiamento leale, fedele, costruttivo e solidale nei suoi confronti.

Riguardo a Dio, invece, indica il suo essere e agire di perfetta integrità, assoluta santità e perfezione. 

Si manifesta, quindi, nell'ordine e armonia che egli fa splendere nella creazione, nella forza meravigliosa e nella delicatezza con cui regge e governa l'universo, infine e soprattutto, nella misericordia e volontà di salvezza, che ispirano i suoi rapporti con l'uomo. 

La reale giustizia divina appare nei suoi gesti salvifici e con essi viene identificata. 

La giustizia di Dio, quindi, viene intesa nella prospettiva della misericordia. 

Per questo, creazione, sovranità divina e sedaqah vengono accostate strettamente nei salmi (5,9; 17,15; 22,32; 31,2; 33,5; 51,16; 71,2; 103,7; 119,40; 143, 1. 11), di modo che quelli che celebrano la giustizia di Dio, insistono nel sottolinearne la bontà e clemenza (Sal 7,18; 9,5; 96,13; 116,5; 129,3). 

Ciò si addice bene al contesto semitico, in cui la giustizia non è tanto l'atteggiamento passivo volto ad applicare imparzialmente la legge, ma l'impegno attivo del giudice volto a tutelare, con un giudizio favorevole, il più debole, perseguitato e posto in difficoltà (Gr 9,23; 11,20; 23,6). 

In tale contesto, di conseguenza, non vi è alcuna opposizione fra misericordia e giustizia. 

Nel Deuteroisaia il concetto di sedeq/sedaqah si tramuta in un elemento che abbraccia l'intera azione divina della salvezza.


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