martedì 15 aprile 2014

L'A.T. E LA GIUSTIZIA




L'A.T. E LA GIUSTIZIA

L'Antico Testamento applica anche all'uomo un concetto di giustizia scevro di ogni legalismo.

Giustizia è soprattutto la fede, intesa come mezzo indispensabile per piacere a Dio. 

Ciò appare chiaramente in Abramo, che credette a Dio, in altri termini si affidò fiduciosamente alla promessa di Dio, che glielo accreditò a giustizia (Gn 15,6). 

Il suo credere significa rinunciare a cercare in se stesso appoggi e sicurezze, affidandosi totalmente al Signore. 

La sua giustizia, quindi, fu un atteggiamento di disponibilità alla comunione con lui. 

Abramo è giusto perché si apre alla comunione con Dio, che si ripercuote pure sulla comunione con gli uomini. 

Egli instaura il giusto rapporto con Dio, non per mezzo di un'azione legale o cultuale, ma perché crede e si affida alla fedeltà di Dio o, meglio ancora, al Dio fedele. 

I giusti, che il Signore cercava in Sodoma e Gomorra, erano persone solidali con tutte le altre, che rinunciassero alla violenza. 

La giustizia, che il Signore esigeva dai re, doveva consentire al popolo d'Israele una condotta leale, fedele e solidale, confacente ai generosi doni divini ricevuti. 

Le prescrizioni e i decreti che Dio diede al suo popolo, erano giusti (Dt 4,8) perché garantivano la pace e la giustizia se venivano osservati.


Poiché tutto ciò era grazia di Dio e non merito o conquista d'Israele, la comunione con Dio, la fedeltà alla sua legge e la fedeltà alla comunità esigevano la grazia divina. 

Fede e giustizia, infatti, sono correlative: giusto è colui che crede. 

Questo concetto ritorna con numerose sfumature nelle diverse situazioni ed epoche storiche. 

Negli ultimi libri dell'Antico Testamento si aggiunse, poi, un ulteriore aspetto: la giustizia è sapienza messa in pratica. 

L'influsso greco si mostra già in Sap 8,7, ove dikaiosyne unisce alla giustizia in senso stretto, le altre virtù cardinali: la prudenza, fortezza e temperanza.

Sul termine dikaiosyne nella LXX vi è stato un acceso dibattito, per accertare quale fosse il suo senso genuino: quello greco o quello semitico/biblico? 

Poiché il termine venne usato pure per tradurre altri termini oltre a sdq, quali 'emet, mispat, hesed è prevalsa l'idea che esso abbia mantenuto il genuino significato biblico relativo alla salvezza. 

In altri testi tardivi, giustizia è l'elemosina (Si 3,30; Tb 12,8; 14,9), come compassione misericordiosa che diviene carità. 

È in Isaia 40-66, tuttavia, che la "giustizia di Dio" assume la portata più ampia, che anticipa il grande tema paolino. 

Essa indica sia la salvezza del popolo deportato e prigioniero, che la misericordia e fedeltà divina. 

Tale dono, oltre la liberazione, comporta il conferimento di beni celesti, come la pace e la gloria, a un popolo il cui merito è solo quello di essere stato eletto da Dio (Is 45,22; 46,12; 51,1; 54,17; 56,1; 59,9). 

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