domenica 27 aprile 2014

TRASFORMAZIONI DEL TEMA


Trasformazioni del tema e principali distinzioni


Le lotte per la verità apportarono, durante i secoli, diverse trasformazioni al tema. 

S. Agostino negli ultimi vent'anni della sua vita, sottolineò contro Pelagio che, dopo il peccato, per condurre una vita cristiana, la persona umana ha bisogno di un "aiuto" (auxilium) che la liberi dal peccato e le dia pure la forza (gratia operans) di corrispondere (gratia cooperans). 

Ciò riguarda tanto la libertà che le opere. 

La sua dottrina riguardante la libertà, il peccato, la grazia e il merito, fu trasmessa ai secoli successivi. Nel medioevo questi temi ricorsero ancora, ma S. Tommaso collegò la dottrina sulla grazia con quella sulla legge. 

La Riforma, invece, sollevò il problema della giustificazione, come tema centrale della salvezza e di tutta la verità cristiana. 

Di conseguenza, anche la grazia venne trattata in tali termini, con particolare ampiezza, dal Concilio di Trento. Nei secoli XVI-XVIII sorse la controversia "de auxiliis" sulla grazia suf iciente e la grazia ef icace. I professori della facoltà di Würzburg posero il trattato della grazia subito dopo la Cristologia. 

Nel tempo che precedette il Concilio Vaticano II vennero riproposti i temi dell'inabitazione divina nell'anima dei giusti, della volontà salvifica universale di Dio e dello stretto rapporto fra Cristo e la grazia. 

Nel post-concilio, invece, emersero sempre più i temi del rapporto fra Chiesa, fede, grazia e sacramenti. L'attenzione si appuntò sulla persona dello Spirito Santo che opera nella e per la grazia, più che sulla sua opera, ossia la grazia. Si accese, inoltre, un crescente interesse per la grazia nella condizione dei non cristiani.


Come si è già visto in parte, nel contesto generale della rivelazione biblica, dell'annuncio ecclesiale, degli sviluppi storici, dottrinali e delle controversie sopra accennate, la riflessione teologica si trovò a dover sviluppare numerosi termini e distinzioni, riguardanti i molteplici aspetti e compiti della grazia. 

Anche il Magistero ne utilizzò alcune per le sue definizioni. 

Presentiamo, quindi, alcuni di questi termini e distinzioni principali, nelle loro formulazioni più semplici, rinviando le spiegazioni approfondite ai luoghi appropriati che più avanti lo richiederanno. 

Riteniamo importante illustrarne fin da ora il senso e l'utilità dato che, a volte, alcuni credenti e anche teologi rivolgono loro alcune critiche. 

Tali suddivisioni e distinzioni diventano comprensibili, invece, se le collochiamo entro lo sforzo mai esaurito e sempre rinnovato di: 

a) comprendere più profondamente questo grande e difficile mistero; b) collegarlo con la maggior chiarezza e precisione possibile alle altre verità rivelate; c) capirne il significato e l'utilità per la vita umana e cristiana. 

Sono queste, infatti, le esigenze che hanno portato, ogni volta e senza sosta, a elaborare nuovi termini e distinzioni o a specificare, rinnovare e chiarire quelle precedenti. 

Alcune divennero parte dell'annuncio e della catechesi abituale della Chiesa, tanto che le ritroviamo sia nel precedente Catechismo Romano del Concilio di Trento, che in quello del Concilio Vaticano II, il nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica.

È, quindi, molto interessante esaminare l'impostazione che il secondo ha dato a tutto il tema della grazia. Alla sua collocazione abbiamo già accennato nel capitolo precedente. Qui noteremo come, nel presentare la grazia e il suo potere di giustificarci, parta dalla conversione che opera la giustificazione (nn. 1987, 1989). 

Sottolinea, quindi, che la conversione, sotto la mozione della grazia, fa rivolgere l'uomo a Dio, lo allontana dal peccato e gli fa accogliere il perdono e la giustizia dall'Alto (n. 1989).

La giustificazione non è una semplice remissione dei peccati, ma anche la santificazione e il rinnovamento interiore dell'uomo (1989). Al riguardo, cita alla lettera il Concilio di Trento (DS, 1528).

Sottolinea poi che, con la giustificazione, Dio infonde nei nostri cuori la fede, speranza, carità e l'obbedienza alla sua volontà (n. 1991). Precisa, quindi, che il termine giustizia, da cui deriva quello di giustificazione, indica la "rettitudine dell'amore divino" (n. 1991). 

Definisce quindi la grazia "partecipazione alla vita di Dio che c'introduce nella vita trinitaria" (n. 1997). La conversione e giustificazione sono dette pure grazia prima, che nessuno può meritare, essendo date solo da Dio, come puro dono (n. 2027). 

La grazia santificante o deificante è il dono gratuito che Dio, nel Battesimo, ci fa di sé e della sua vita, per mezzo della fede in Gesù Cristo. Essa è infusa in noi dallo Spirito Santo, che ci guarisce e santifica, per cui è in noi la sorgente dell'opera di santificazione (n. 1999). 

La grazia santificante viene pure detta grazia abituale, perché è dono stabile e permanente, come disposizione soprannaturale ad agire secondo gli inviti della volontà divina. 

Ciò la distingue dalle grazie attuali, che sono gli interventi mediante i quali il Signore continua ad operare in noi, sia all'inizio della conversione, che in tutto il corso della sua opera di santificazione (n. 2000). 

Il Catechismo distingue pure le grazie sacramentali, come doni particolari e specifici dei singoli sacramenti e le grazie speciali, che si dividono in: 

carismi, o doni ordinati alla grazia santificante, a servizio della carità che edifica la Chiesa, che hanno come fine il suo bene comune (n. 2003); grazie di stato, che aiutano a esercitare le responsabilità inerenti sia alla vita cristiana che ai ministeri della Chiesa (n. 2004). 

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