mercoledì 2 aprile 2014

VITA ETERNA, VEDERE DIO


Vita eterna, vedere Dio

Questo traguardo di vita vissuta come corrispondenza alla grazia divina, con l'aiuto della stessa grazia è detto vita eterna, che unisce i temi della salvezza e del vedere Dio. 

Sotto questo aspetto, la visione di Dio è uno dei temi più trattati nella Scrittura. 

Vedere il volto di Dio indica sovente la benevolenza di Dio che si mostra all'uomo. 

L'uomo non ha diritto di chiedere tale visione di Dio, ma Dio gratuitamente la concede in segno di speciale benevolenza e amicizia (Gn 16,12; 32,31; Es 24,10; Es 33,11,23; 34,5-10). 

Vedere Dio faccia a faccia significa incontrarlo, ma comporta pure la morte, se Dio non salva. Vederlo senza morire, quindi, è il segno di grande benevolenza ed eccezionale amicizia. 

Questo linguaggio dell'Antico Testamento è entrato nel Nuovo, ma senza spiegare in che consista la visione di Dio. 

1Co 13,12-18 dice che come Dio ci conosce pienamente e direttamente, così anche noi lo conosceremo nella vita eterna. 

Vedere indica, dunque, la pienezza dell'incontro di amore e amicizia con Dio e Cristo. A questi concetti la teologia ne aggiunge altri che li precisano, come la fruizione, la beatitudine e il gaudio. 

Concetti e contenuti di "elezione" Il tema dell'elezione conserva tutto il suo valore pure nel Nuovo Testamento. 

L'annuncio profetico del Deuteroisaia sul "mio servo", "mio eletto" (Is 42,1) a Gesù non è applicato direttamente molte volte, ma lo è sempre in momenti solenni e decisivi quali il battesimo, la trasfigurazione e la crocifissione. 

In essi ogni volta è evocata la figura del Servo (cf. Lc 9,35; 23,35). Per il Battista Gesù è l'eletto di Dio, il servo di cui Dio si compiace e su cui posa il suo Spirito. Gesù è il Figlio eletto (Lc 9,35). 

Il titolo di "eletto di Dio" esalta il legame speciale che manifesta in Gesù non solo il Messia, ma il termine di un'elezione particolare e unica, di Figlio di Dio. 

Da tutta l'opera salvifica e redentrice, da Abramo in poi, l'unico a meritare pienamente tale titolo è soltanto Gesù. 

Da "ecco il mio eletto" vaticinato da Isaia si giunge a "ecco il mio eletto", pronunciato solennemente dal Padre, che rivela il segreto e il mistero di Gesù: egli è il suo Figlio, santificato fin dal seno materno (Lc 1,35), esistente prima della creazione del mondo (Gv 1,1-3) destinato a ricapitolare tutte le cose (Ef 1,4.10; 1Pt 1,20).

Non solo è l'unico vero eletto ma, senza di lui, non vi possono essere eletti né elezione. 

Egli è l'unica pietra eletta, viva, che sostiene l'intero edificio costruito da Dio, rendendo "pietre viventi" quanti credono in lui (1Ptt 2,4.6). 

Senza pronunciare tale termine, Gesù, mostra la più chiara consapevolezza della sua elezione.

Sa di venire-da e appartenere-a un altro mondo (Mc 1,38; Gv 8,14; 9, 23). 

Sa di avere un destino unico di "Figlio dell'uomo" e di realizzatore dell'opera di Dio (Gv 5,19; 9,4; 17,4). Sa che tutte le Scritture riguardanti l'elezione d'Israele fanno capo a lui (Lc 24,27; Gv 5,46). 

Tale consapevolezza determina in lui la volontà di servire e di compiere, fino in fondo, il compito e le opere affidategli dal Padre (Gv 4,34). Per compierle, Gesù elegge coloro che vuole (Mc 3,13) e li raccoglie attorno a sé, per formare il suo nuovo popolo. 

L'elezione compiuta da Gesù (Lc 6,13; Gv 6,70) viene dal Padre (Gv 6,37; 17,2) sotto l'azione dello Spirito Santo (At 1,2). 

Dice Gesù: "non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi" (Gv 15,16; Dt 7,6). 

All'inizio della Chiesa, dunque, come per l'antico Israele, vi è un'elezione divina. Gesù intende costruirla sui testimoni stabiliti da lui (At 10,41; 26,16). 

Così avverrà pure per Mattia (At 1,24) e Paolo (At 9,15). Tutti quelli che lo ascoltano, credono in lui e lo seguono, sono oggetto della sua elezione. Essere discepoli è frutto di una precisa e generosa elezione. 

La sua mediazione rivela e mostra l'elezione gratuita e benevola del Padre.


La catena concreta di elezioni caratterizza tutta la vita della Chiesa degli inizi. Le elezioni ecclesiali per le varie missioni sanzionano le scelte di Dio conosciute attraverso lo Spirito Santo (6,3). I Dodici impongono le mani sui Sette (6,6). 

La Chiesa di Antiochia pone a parte Paolo e Barnaba, eletti dallo Spirito per la sua opera (13,1). 

La fede e l'accoglienza della Parola non derivano da saggezza o potenza umana, ma solo dalla scelta di Dio (1Co 1,26; At 15,7; 1Ts 1,4). Si costituisce, così, una "stirpe eletta" (1Pt 2,9). 

I credenti sono gli "eletti" (Rm 16,13; 2Tm 2,10; 1Pt 1,1). 

La Chiesa è l'Eletta (Ekklèsia, Eklekté, Gv 13; Ap 17,14) che, come nuovo popolo di Dio, è pienamente cosciente dell'adempimento messianico, per cui sente trasferita su di sé la realtà dell'elezione, che aveva contrassegnato l'antico Israele come popolo di Dio. 

Se ne sente partecipe e portatrice. 

Per il suo intimo rapporto con Cristo, spetta alla Chiesa, in quanto tale, l'insieme delle promesse e dei doni rivolti a Israele come popolo eletto e privilegiato da Dio. 

Ora, il motivo dell'elezione consiste nell'accoglienza di fede di Gesù Cristo come Signore, Salvatore, Figlio di Dio. 

A questa elezione, il Padre convoca, grazie al Figlio e nello Spirito, coloro che accolgono la parola, si convertono a lui, si pongono al suo servizio e attendono il Figlio. In questo modo li fa la sua Chiesa (1Ts 1,6-9). 

Nessun commento:

Posta un commento