sabato 31 maggio 2014

S.AGOSTINO PUNTI PRINCIPALI



PUNTI PRINCIPALI PER S. AGOSTINO



Questi sono anche i punti su cui mag­giormente insiste S. Agostino, massimo teo­logo della giustificazione, nella sua infuocata polemica contro Pelagio. 

L’unica causa della giustificazione, insi­ste Agostino, è Dio, non la buona volontà, le opere buone, la pratica della virtù. Causa effettiva della giustificazione è Gesù Cristo. 

"La Chiesa universale, la quale deve vigilare contro tut­te le novità profane, ritiene che ogni uomo è separato da Dio fino a quando per la media­zione di Cristo non è riconciliato con Lui; 

e nessuno può essere separato da Dio se non a causa di peccati che lo tengano lontano da Lui, e può essere riconciliato soltanto con la remissione dei peccati, in virtù dell’unica grazia del misericordiosissimo Salvatore, in virtù dell’unica vittima offerta dal verissimo sacerdote" (De peccatorum meritis et remis­sione, 1, 28, 35). 

L’opera di Cristo a nostro favore contiene due aspetti, uno negativo (la liberazione dal peccato) e l’altro positivo (divinizzazione dell’uomo mediante la par­tecipazione alla vita divina). 

Parlando della "giustizia di Dio che si è manifestata", Ago­stino spiega che non si tratta della giustizia con la quale è giusto Dio stesso, ma quella con cui Dio rende giusti noi: 

"La giustizia di Dio è quella per la quale diventiamo giusti noi per la sua grazia, e la salvezza del Signo­re è quella con la quale egli salva noi, e la fe­de di Gesù Cristo e quella con la quale Gesù rende fedeli noi.

Questa è la giustizia di Dio che egli non solo ci insegna con i precetti della sua legge, ma ci elargisce altresì con il dono del suo Spirito" (De spiritu et littera 32, 56).

venerdì 30 maggio 2014

S. TOMMASO E LA SUA RIFLESSIONE



S. TOMMASO E LA SUA RIFLESSIONE


Quando S. Tommaso opera la sua riflessione sul mistero della giustificazione, l’eresia di Pelagio è da lun­go tempo scomparsa, e il campo teologico appare sostanzialmente tranquillo.

Tuttavia, anche in assenza di particolari eresie, grazie a quello sguardo universalisti­co (cattolico) che lo contraddistingue, S. Tommaso riesce a tracciare un quadro preciso degli er­rori che si possono commettere rispetto alla giustificazione. 

Nel commento alla lettera ai Filippesi, in­terpretando il versetto: 

"E' Dio che produce in voi, a suo piacimento, il volere e l’opera­re", S. Tommaso scrive quanto segue: 

"Così dicen­do l’Apostolo esclude quattro false opinioni. 

La prima è quella di coloro i quali pensano che l’uomo si possa salvare col libero arbitrio, senza l’aiuto di Dio.

La seconda è di quelli che negano del tutto il libero arbitrio, dicendo che l’uomo è necessitato dal destino o dalla divina Provvidenza.

La terza, che appartiene ai pelagiani, come la prima, dice che la scelta dipende da noi, ma il corona­mento dell’opera spetta a Dio.

La quarta ammette che Dio compie in noi ogni bene, però per i nostri meriti. 

Il che viene escluso dalia frase: 

"pro bona voluntate”, cioè per buona volontà sua, non nostra. 

Ossia non per i nostri meriti; poiché prima della grazia di Dio non c’e in noi nessun merito di bene" (In Ep. ad Philipp, c. 2, lect. 3). 

E' abbastan­za facile dare dei nomi ai quattro errori elen­cati da S. Tommaso. 

Del resto l’ha fatto egli stesso per il primo e per il terzo, accreditandoli a Pelagio; 

più precisamente è di Pelagio il pri­mo (la pretesa che l’uomo si salvi col suo li­bero arbitrio); 

mentre il terzo (che assegna alla volontà umana l’inizio della giustificazione) e l’erro­re dei semipelagiani. 

Il secondo errore (che nega l’esistenza stessa del libero arbitrio) e l’errore dei manichei (e più tardi, di Lutero e Calvino); 

il quarto (che fa dipendere la sal­vezza dai meriti) è nuovamente un errore dei semipelagiani.


Ma, come s’è detto, S. Tommaso non elabora la sua dottrina della giustificazione in polemica con qualcu­no, bensì in forma speculativa sistematica.

giovedì 29 maggio 2014

LA DOTTRINA TOMISTICA



LA DOTTRINA TOMISTICA

Tutta la dottrina tomistica della giustificazione ruota attorno alla chiara definizione che S. Tommaso dà di questo mistero. 

La sua definizione è la Se­guente: 

"La giustificazione dell’empio è un moto col quale l’anima umana è condotta da Dio dallo stato di peccato a quello di giusti­zia" (justificatio impii est quidam motus quo humana mens movetur a Deo a statu peccati in statum justitiae) (I-II, q. 113, a. 5).

Pertanto Ia giustificazione è essenzialmente la corre­zione di quei rapporti con Dio che il peccato aveva compromesso e sviato. 

Col peccato, come spiega assai bene S. Tommaso trattando della predestinazione, si instaura un profondo di­sordine nei rapporti tra l’uomo e Dio, tra l’uomo e il mondo e all’interno dell’uomo stesso, tra corpo e anima, tra volontà e pas­sioni. 

Con la soppressione del peccato la giustificazione rimette le cose in ordine: 

lo spirito si sotto­mette di nuovo a Dio, cioè si orienta di nuo­vo a lui come al proprio fondamento, fine e norma, riprende il controllo dei sensi e del corpo, e in modo tale che ora essi, invece di impedirlo, favoriscono ed esplicitano il lega­me che lo congiunge a Dio.

Anche S. Tommaso, come S. Paolo e S. Agosti­no prima di lui, sottolinea l’origine divina della giustificazione: realizzare l’inversione di rotta, dal peccato alla giustizia, soprattutto ristabilire nella giustizia chi se n’è allontanato lo può fare solamente Dio. 

E anche se in assoluto la giustificazione non rappresenta l’azione più grande di Dio (viene infatti dopo la creazione e la glo­rificazione) tuttavia è certamente un’azione grandissima e meravigliosa. 

Ecco le belle precisazioni fornite nella Summa Theologiae a questo riguardo:


"Un’opera può dirsi grande quanto al modo onde si compie, e sotto questo aspetto la creazione è l’opera più grande, perché si compie dal nulla. 

Può dirsi grande un’opera quanto alla grandezza dell’effetto che ne ri­sulta, e sotto questo aspetto la giustificazio­ne è un’opera più grande della stessa crea­zione: 

perché la giustificazione del peccatore ha per termine il bene eterno della divina partecipa­zione, mentre la creazione ha per termine il bene della natura mutevole (...). 

La giustificazione del­l’empio, come la creazione del mondo e tut­te le opere in genere che possono farsi sol­tanto da Dio, può dirsi miracolosa, come miracolose impropriamente si chiamano tut­te le cose che destano meraviglia, quasi avessero una causa occulta. 

Ma un’opera è veramente miracolosa quando la forma so­pravvenuta è sopra la potenza naturale della materia: come nella risurrezione di un mor­to la vita è sopra la potenza naturale del cor­po. 

Quanto a ciò la giustificazione dell’empio non è mi­racolosa, perché l’anima è naturalmente capace di grazia".

mercoledì 28 maggio 2014

LA GIUSTIFICAZIONE OPERA



LA GIUSTIFICAZIONE OPERA



Pure avendo Dio come autore esclusivo (l’uomo non ha nessun potere di autogiusti­ficarsi).

Tuttavia S. Tommaso è molto attento a non trasformare quest’azione in un procedimen­to meccanico, trattandosi di una trasforma­zione non di qualche cosa di inanimato o di animalesco, bensì di una persona, dotata di intelligenza e di libero arbitrio. 

Perciò la giustificazione, insiste S. Tommaso, opera sulla intelligenza e sulla volontà, tuttavia rispettando la loro peculia­re natura. 

Opera sull’intelligenza causando nell’anima un moto di conversione verso Dio. 

"Ma la prima conversione verso Dio avviene mediante la fede, come insegna S. Paolo:

“Chi si accosta a Dio deve credere che egli esiste”. 

Dunque per la giustificazio­ne si richiede un atto di fede". 

Atti analoghi si richiedono da parte della vo­lontà: 

"E' necessario che l’anima umana nell'a giustificazione abbandoni il peccato con un moto del suo libero arbitrio, e si avvicini alla giustizia. 

Ma codesti moti di allontana­mento e avvicinamento nel libero arbitrio corrispondono alla detestazione e al deside­rio; 

così infatti scrive S. Agostino: 

“I nostri affetti sono i moti dello spirito: 

la gioia e la dilatazione dell’anima, il timore ne è la fuga; 

avanzi con l’anima quando desideri, fuggi con essa quando hai paura”. 

Ecco perché nella giustificazione del peccatore si richie­dono due moti del libero arbitrio: 

uno per tendere alla giustizia di Dio col desiderio, l’altro per detestare il peccato.

martedì 27 maggio 2014

GIUSTIFICAZIONE EVENTO ISTANTANEO



LA GIUSTIFICAZIONE EVENTO ISTANTANEO


Pur riconoscendo che si tratta di un pro­cesso che può avere lunghe fasi preliminari di preparazione, S. Tommaso sostiene logicamente che la giustificazione in quanto ritorno nella condizione di giustizia davanti a Dio è un evento istan­taneo. 

"Sopra abbiamo spiegato che Dio, per infondere la grazia in un’anima, non ha bisogno di altra disposizione all’infuori di quella che egli stesso produce. 

Ed egli alcu­ne volte produce a un tratto la disposizione richiesta per accogliere la grazia; 

altre volte la produce gradatamente e un po’ per volta.

Infatti l’impossibilità in cui si trova un agen­te naturale di disporre subito della materia dipende da una proporzione tra la resistenza della materia e la virtù della causa agente. 

E per questo si nota che quanto più è forte la virtù dell’agente, tanto è più rapida la dispo­sizione della materia. 

Perciò, essendo la vir­tù divina addirittura infinita, può predispor­re istantaneamente alla forma qualsiasi ma­teria creata: 

e molto più può così disporre il libero arbitrio, i cui moti possono essere istantanei per natura. 

E quindi la giustifica­zione del peccatore è compiuta da Dio istan­taneamente".

lunedì 26 maggio 2014

LA GIUSTIFICAZIONE AFFARE PERSONALE



LA GIUSTIFICAZIONE AFFARE PERSONALE


La giustificazione è un affare squisitamente persona­le: 
è un rapporto che avviene tra due perso­ne; 

non è un rapporto di dominio (un rap­porto cosale, direbbe Buber) ma di dedizio­ne, di amore: è una conversione dell’anima a Dio che avviene dietro l’iniziativa, la solle­citazione, la premura, ia "vocazione", l’ap­pello di Dio. 

Non è la conquista di un tesoro perduto, ma il ritorno al padre del figliol prodigo. 

La giustificazione richiede e opera una profonda trasformazione nell’anima; perciò non si tratta affatto di una "giustifica­zione forense". come avrebbe sostenuto poi Lutero.


 L’analisi di S. Tommaso del mistero della giustificazione è esemplare per chiarezza e ordine. 

Gli ele­menti essenziali e specifici di questo mistero (la necessità dell’azione divina, l’immedesi­mazione della persona con le sue facoltà co­noscitive e affettive, la effettiva e profonda trasformazione del peccatore) sono mirabil­mente illustrati. 

L’unico neo che si può notare in questa esposizione è l’assenza di ogni riferimento a Cristo.

Ma sappiamo che si tratta di un’assenza meramente metodologi­ca (essendo l’argomento collocato nella Se­conda Parte della Somma), che S. Tommaso colme­rà adeguatamente nella Terza Parte, dove Cristo sarà presentato come l’autore della nostra giustificazione.

domenica 25 maggio 2014

LA DOTTRINA DELLA GIUSTIFICAZIONE


LA DOTTRINA DELLA GIUSTIFICAZIONE : UNA NUOVA PROSPETTIVA?

Tutti noi conosciamo – perché era materia fondamentale dello studio esegetico-teologico, o della storia della chiesa ai tempi della Riforma protestante – la dottrina della giustificazione per fede, ritenuta da molti studiosi il cuore dell'evangelo paolino della grazia. 

L‟affermazione più concisa e chiara negli scritti paolini la troviamo in Gal 2,16:

 “L‟uomo non è giustificato per le opere della Legge, ma soltanto per mezzo della fede in Gesù Cristo” (ouv dikaiou/tai a ;nqrwpoj evx e;rgwn no,mou eva .n mh . dia . pi,stewj VIhsou/ Cristou/ [lett.: “non viene giustificato nessuno a partire dalle opere della legge, se non mediante la fede…”]).

Quella più completa è in Rm 3,21-26: “…si è manifestata la giustizia di Dio / per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono… 

/ tutti hanno peccato / (ma sono) giustificati gratuitamente con la sua grazia mediante la redenzione che è in Cristo Gesù...” (3,21a.22a.23a.24; cf. Rm 3,28-30; 5,1s; 8,30.33; 10,1-4; cf. anche Gal 3,8; Fil 3,9; 1Cor 1,30; 6,11; Ef 2,8-9; Tt 3,5-7).

La giustizia di Dio di cui si parla non è la giustizia giudiziale-retributiva che, dato il peccato dell‟uomo, sarebbe inevitabilmente punitiva, ma riallacciandosi al concetto biblico veterotestamentario di giustizia/cüdäqâ - che consiste essenzialmente nell‟intervento salvifico di Dio - indica al contrario l‟atto mediante il quale Dio “rende giusto” l‟uomo (Dio è “colui che giustifica l‟empio”! Rm 4,5);

 essa è perciò una giustizia salutifera, e dire “si è manifestata la giustizia di Dio” in definitiva equivale dunque a dire “si è manifestata la sua bontà, la sua misericordia, il suo amore”. 

Nel cap. 4 di Rm Paolo sulla base delle Scritture ebraiche intende mostrare che tale giustificazione in realtà era già avvenuta nella storia della salvezza:

“Abramo credette a Dio e ciò gli fu accreditato come giustizia” (Rm 4,3, citazione di Gen 15,6); 

anche lui fu giustificato mediante la fede, e questo prima che fosse data la Legge e prima di portare il segno fisico dell‟alleanza. 

Al capitolo successivo abbiamo il primo vero sviluppo cristologico della lettera; esso si aggancia direttamente alla confessione di fede di 4,23-25 e ne trae le conseguenze altamente positive per il credente: “Giustificati dunque per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo” (5,1); 

l'azione è retta dal verbo participio aoristo passivo (dikaiwqe,ntej), un cosiddetto passivo divinum; in tale atto salvifico è Dio che ha preso l‟iniziativa, non ha aspettato che gli uomini mutassero vita, che iniziassero ad essere buoni, per offrire loro la salvezza; 

“infatti - continua Paolo qualche versetto più avanti - mentre noi eravamo ancora deboli Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito… Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi… quand‟eravamo nemici siamo stati riconciliati” (Rm 5,6.8). 

Qui tocchiamo il nucleo stesso della rivelazione cristiana nella sua peculiarità: non è l‟uomo che fa qualcosa per salvarsi – come si trova in altre religioni - ma è Dio a fare qualcosa per salvare l‟uomo.


La giustificazione per fede esclude che in questo processo salvifico entrino le opere (della Legge), davanti al Dio di Gesù Cristo infatti non ci sono meriti o altre qualifiche da far valere: 

la sua grazia non considera le qualità dell‟uomo e non è mai una ricompensa a qualche performance, la si riceve unicamente come dono, ed essendo un dono non chiede se non di essere accolto; questa accoglienza coincide con il credere. 

sabato 24 maggio 2014

RICEZIONE NEL MAGISTERO



La ricezione nel magistero recente e la sua rilevanza ecumenica

Senza soffermarci sulla storia della teologia, andiamo subito a esaminare come questo dato biblico sia ormai pienamente recepito nel magistero recente. 

La straordinaria rilevanza della giustificazione è pienamente colta dal Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica (2005): 

“La giustificazione è l‟opera più eccellente dell‟amore di Dio. 

È l‟azione misericordiosa e gratuita di Dio, che cancella i nostri peccati e ci rende giusti e santi in tutto il nostro essere” (n. 422).

Il Catechismo della Chiesa Cattolica (1992) ne aveva parlato ai nn. 1987-1995, in particolare al n. 1991: “La giustificazione è accoglienza della giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo.

Qui la giustizia designa la rettitudine dell'amore divino”. 

Poi al n. 1994, che merita di essere citato interamente: “La giustificazione è l'opera più eccellente dell'amore di Dio, manifestato in Cristo Gesù e comunicato tramite lo Spirito Santo. 

Sant'Agostino ritiene che «la giustificazione dell'empio è un'opera più grande della creazione del cielo e della terra», perché «il cielo e la terra passeranno, mentre la salvezza e la giustificazione degli eletti non passeranno mai». 

Pensa anche che la giustificazione dei peccatori supera la stessa creazione degli angeli nella giustizia, perché manifesta una più grande misericordia” (cf. Sant‟Agostino, In Evangelium Johannis tractatus, 72, 3).


A livello di dialogo ecumenico un grande risultato fu ottenuto, ormai quasi dieci anni fa, con la Dichiarazione Congiunta sulla Dottrina della Giustificazione tra la Chiesa Cattolica e la Federazione Luterana Mondiale (31 ottobre 1999), di cui riportiamo alcuni passaggi: 

La dottrina della giustificazione ha avuto un‟importanza fondamentale per la Riforma luterana del XVI secolo. 

Essa l‟ha considerata l‟«articolo primo e fondamentale» e, al tempo stesso, la dottrina che «governa e giudica tutti gli altri aspetti della dottrina cristiana».

venerdì 23 maggio 2014

GIUSTIFICAZIONE, CRISTO E GIUSTIZIA



GIUSTIFICAZIONE, CRISTO E GIUSTIZIA


La giustificazione significa che Cristo stesso è nostra giustizia, alla quale partecipiamo, secondo la volontà del Padre, per mezzo dello Spirito Santo. 

Insieme confessiamo che non in base ai nostri meriti, ma soltanto per mezzo della grazia, e nella fede nell'opera salvifica di Cristo, noi siamo accettati da Dio e riceviamo lo Spirito Santo, il quale rinnova i nostri cuori, ci abilita e ci chiama a compiere le buone opere.

Il messaggio della giustificazione ci orienta in modo particolare verso il centro stesso della testimonianza che il Nuovo Testamento dà dell‟azione salvifica di Dio in Cristo: 

essa ci dice che noi, in quanto peccatori, dobbiamo la nostra vita nuova soltanto alla misericordia di Dio che perdona e che fa nuove tutte le cose, misericordia che noi possiamo ricevere soltanto come dono nella fede, ma che non possiamo meritare mai e in nessun modo.

Pertanto, la dottrina della giustificazione che assume e sviluppa tale messaggio, non è soltanto una singola parte dell’insegnamento di fede cristiano. 

Essa si pone in una relazione essenziale con tutte le verità della fede che vanno considerate interiormente connesse tra loro.


Essa è un criterio irrinunciabile che orienta continuamente a Cristo tutta la dottrina e la prassi della Chiesa.