mercoledì 7 maggio 2014

DIVERSI SIGNIFICATI DI GRAZIA



Diversi significati del termine GRAZIA

Nella fede e teologia cristiana il tema della grazia è molto antico e ricco di aspetti. 

Per approfondirlo occorre tenere conto di numerose voci della Rivelazione, dell'Antico e del Nuovo Testamento, che ad esso si riferiscono. 

Per questa sua ricchezza e complessità, fin dai tempi più antichi, nella Chiesa sorsero numerose dispute. 

La sua elaborazione come specifico trattato teologico "De Gratia", nell'ambito della teologia dogmatica, risale al XVII secolo (1680) in seguito alla controversia con i teologi della Riforma. 

Esso, quindi, è piuttosto recente, inoltre, nel tempo ha ricevuto differenti collocazioni. 

Nel Catechismo Romano del Concilio di Trento era posto agli inizi della teologia dei sacramenti e considerato tra i loro effetti. 

L'attuale spostamento nel Catechismo della Chiesa Cattolica (1992) appare molto significativo. È stato posto nella Parte Terza, dedicata alla Vita in Cristo, come introduzione alla vita morale del cristiano. 

Egualmente significativi sono i titoli sotto i quali è collocato. 

La Sezione Prima specifica "La vocazione dell'uomo: la vita nello Spirito". 

Il capitolo terzo di questa riguarda "La salvezza di Dio: la legge e la grazia". 

L'articolo secondo, sotto il titolo: "Grazia e giustificazione" svolge nell'ordine: 

giustificazione, grazia, merito e santità cristiana (nn. 1987-2029). 

In breve, la grazia passa dalla sezione dei sacramenti a quella della vita nello Spirito, come base della sua espressione morale.


Quanto al termine grazia, è stato sottomesso a numerosi impieghi linguistici, assumendo significati e contenuti assai diversi. 

Nel linguaggio comune ha indicato l'insieme dell'amabilità e bellezza, in particolare femminile, e la gentilezza nell'atteggiamento o negli atti esteriori. 

Nel passato linguaggio politico-sociale significò le concessioni straordinarie o i gesti di generosità magnanima esercitati dalle supreme autorità verso i sudditi. 

Nell'attuale linguaggio giuridico indica i provvedimenti con cui i Capi di Stato commutano o condonano, in tutto o in parte, pene inflitte con sentenza irrevocabile. 

Nel linguaggio filosofico riguarda il favore o la pura benevolenza verso un inferiore o il carattere estetico di movimenti, forme e atteggiamenti. 

In quest'ambito, però, i tentativi di un maggior approfondimento non hanno condotto a espressioni precise, ma soltanto generiche, collegate a idee diverse come: 

dono, libertà, gratuità, volontà di apertura, scambio di bene o amore. 

Comunque sia, è evidente che si tratta di significati assai lontani da quelli che il termine riveste nella Scrittura e nella teologia. 

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