domenica 25 maggio 2014

LA DOTTRINA DELLA GIUSTIFICAZIONE


LA DOTTRINA DELLA GIUSTIFICAZIONE : UNA NUOVA PROSPETTIVA?

Tutti noi conosciamo – perché era materia fondamentale dello studio esegetico-teologico, o della storia della chiesa ai tempi della Riforma protestante – la dottrina della giustificazione per fede, ritenuta da molti studiosi il cuore dell'evangelo paolino della grazia. 

L‟affermazione più concisa e chiara negli scritti paolini la troviamo in Gal 2,16:

 “L‟uomo non è giustificato per le opere della Legge, ma soltanto per mezzo della fede in Gesù Cristo” (ouv dikaiou/tai a ;nqrwpoj evx e;rgwn no,mou eva .n mh . dia . pi,stewj VIhsou/ Cristou/ [lett.: “non viene giustificato nessuno a partire dalle opere della legge, se non mediante la fede…”]).

Quella più completa è in Rm 3,21-26: “…si è manifestata la giustizia di Dio / per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono… 

/ tutti hanno peccato / (ma sono) giustificati gratuitamente con la sua grazia mediante la redenzione che è in Cristo Gesù...” (3,21a.22a.23a.24; cf. Rm 3,28-30; 5,1s; 8,30.33; 10,1-4; cf. anche Gal 3,8; Fil 3,9; 1Cor 1,30; 6,11; Ef 2,8-9; Tt 3,5-7).

La giustizia di Dio di cui si parla non è la giustizia giudiziale-retributiva che, dato il peccato dell‟uomo, sarebbe inevitabilmente punitiva, ma riallacciandosi al concetto biblico veterotestamentario di giustizia/cüdäqâ - che consiste essenzialmente nell‟intervento salvifico di Dio - indica al contrario l‟atto mediante il quale Dio “rende giusto” l‟uomo (Dio è “colui che giustifica l‟empio”! Rm 4,5);

 essa è perciò una giustizia salutifera, e dire “si è manifestata la giustizia di Dio” in definitiva equivale dunque a dire “si è manifestata la sua bontà, la sua misericordia, il suo amore”. 

Nel cap. 4 di Rm Paolo sulla base delle Scritture ebraiche intende mostrare che tale giustificazione in realtà era già avvenuta nella storia della salvezza:

“Abramo credette a Dio e ciò gli fu accreditato come giustizia” (Rm 4,3, citazione di Gen 15,6); 

anche lui fu giustificato mediante la fede, e questo prima che fosse data la Legge e prima di portare il segno fisico dell‟alleanza. 

Al capitolo successivo abbiamo il primo vero sviluppo cristologico della lettera; esso si aggancia direttamente alla confessione di fede di 4,23-25 e ne trae le conseguenze altamente positive per il credente: “Giustificati dunque per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo” (5,1); 

l'azione è retta dal verbo participio aoristo passivo (dikaiwqe,ntej), un cosiddetto passivo divinum; in tale atto salvifico è Dio che ha preso l‟iniziativa, non ha aspettato che gli uomini mutassero vita, che iniziassero ad essere buoni, per offrire loro la salvezza; 

“infatti - continua Paolo qualche versetto più avanti - mentre noi eravamo ancora deboli Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito… Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi… quand‟eravamo nemici siamo stati riconciliati” (Rm 5,6.8). 

Qui tocchiamo il nucleo stesso della rivelazione cristiana nella sua peculiarità: non è l‟uomo che fa qualcosa per salvarsi – come si trova in altre religioni - ma è Dio a fare qualcosa per salvare l‟uomo.


La giustificazione per fede esclude che in questo processo salvifico entrino le opere (della Legge), davanti al Dio di Gesù Cristo infatti non ci sono meriti o altre qualifiche da far valere: 

la sua grazia non considera le qualità dell‟uomo e non è mai una ricompensa a qualche performance, la si riceve unicamente come dono, ed essendo un dono non chiede se non di essere accolto; questa accoglienza coincide con il credere. 

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