giovedì 29 maggio 2014

LA DOTTRINA TOMISTICA



LA DOTTRINA TOMISTICA

Tutta la dottrina tomistica della giustificazione ruota attorno alla chiara definizione che S. Tommaso dà di questo mistero. 

La sua definizione è la Se­guente: 

"La giustificazione dell’empio è un moto col quale l’anima umana è condotta da Dio dallo stato di peccato a quello di giusti­zia" (justificatio impii est quidam motus quo humana mens movetur a Deo a statu peccati in statum justitiae) (I-II, q. 113, a. 5).

Pertanto Ia giustificazione è essenzialmente la corre­zione di quei rapporti con Dio che il peccato aveva compromesso e sviato. 

Col peccato, come spiega assai bene S. Tommaso trattando della predestinazione, si instaura un profondo di­sordine nei rapporti tra l’uomo e Dio, tra l’uomo e il mondo e all’interno dell’uomo stesso, tra corpo e anima, tra volontà e pas­sioni. 

Con la soppressione del peccato la giustificazione rimette le cose in ordine: 

lo spirito si sotto­mette di nuovo a Dio, cioè si orienta di nuo­vo a lui come al proprio fondamento, fine e norma, riprende il controllo dei sensi e del corpo, e in modo tale che ora essi, invece di impedirlo, favoriscono ed esplicitano il lega­me che lo congiunge a Dio.

Anche S. Tommaso, come S. Paolo e S. Agosti­no prima di lui, sottolinea l’origine divina della giustificazione: realizzare l’inversione di rotta, dal peccato alla giustizia, soprattutto ristabilire nella giustizia chi se n’è allontanato lo può fare solamente Dio. 

E anche se in assoluto la giustificazione non rappresenta l’azione più grande di Dio (viene infatti dopo la creazione e la glo­rificazione) tuttavia è certamente un’azione grandissima e meravigliosa. 

Ecco le belle precisazioni fornite nella Summa Theologiae a questo riguardo:


"Un’opera può dirsi grande quanto al modo onde si compie, e sotto questo aspetto la creazione è l’opera più grande, perché si compie dal nulla. 

Può dirsi grande un’opera quanto alla grandezza dell’effetto che ne ri­sulta, e sotto questo aspetto la giustificazio­ne è un’opera più grande della stessa crea­zione: 

perché la giustificazione del peccatore ha per termine il bene eterno della divina partecipa­zione, mentre la creazione ha per termine il bene della natura mutevole (...). 

La giustificazione del­l’empio, come la creazione del mondo e tut­te le opere in genere che possono farsi sol­tanto da Dio, può dirsi miracolosa, come miracolose impropriamente si chiamano tut­te le cose che destano meraviglia, quasi avessero una causa occulta. 

Ma un’opera è veramente miracolosa quando la forma so­pravvenuta è sopra la potenza naturale della materia: come nella risurrezione di un mor­to la vita è sopra la potenza naturale del cor­po. 

Quanto a ciò la giustificazione dell’empio non è mi­racolosa, perché l’anima è naturalmente capace di grazia".

Nessun commento:

Posta un commento