venerdì 16 maggio 2014

LA GIUSTIFICAZIONE E LA LEGGE



La giustificazione e la Legge


La giustificazione per fede non è una dottrina al servizio della salvezza dei soli gentili, ma rende possibile anche la salvezza dei giudei; 

tutta la lettera ai Romani può essere letta seguendo proprio questo tema come filo rosso (basta rileggere Rm 1-3, ecc.). 

Paolo non vede salvezza per nessuno al di fuori della croce di Cristo, nemmeno per Israele (cf. Rm 9-11). 

Andando prevalentemente verso i gentili Paolo non ha in mente per loro un‟altra religione, ma come per se stesso nient'altro che il compimento della religione giudaica, il divenire cioè veri figli di Abramo attraverso la fede nel Signore Gesù Cristo, il messia morto e risorto.

Il pensiero di Paolo a questo riguardo è aperto all‟universalismo antropologico, un antropologia però che tiene presente la drammatica realtà della debolezza e del peccato dell‟uomo, che gli rende impossibile l‟osservanza piena della legge (cf. Rm 7). 

Ma qui ha ragione Sanders quando afferma che Paolo ragiona non a partire dal problema (il peccato dell‟uomo e la sua situazione di perdizione) per cercare la soluzione, bensì in senso inverso: 

ciò che si staglia davanti a lui è Cristo, il crocifisso risorto, reso peccato per noi, perché fosse attribuita a noi la sua giustizia (cf. 2Cor 5,21), quindi si parte dalla soluzione sovrabbondante, da Cristo, per poi affrontare tutti i problemi.


Così nei confronti della Legge: 

il vangelo Paolino non rigetta la Legge, se essa è intesa semplicemente come indicazione della via della giustizia, piuttosto esso concorda con il fine che si proponeva la Legge (cf. Rm 3,31); 

soltanto afferma che questa non è in grado di raggiungerlo: 

esso è raggiunto e raggiungibile soltanto in Cristo, che così viene a costituire sia la fine che il fine della Legge (cf. i due possibili – e probabilmente coesistenti – significati di telos in Rm 10,4). 

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