mercoledì 28 maggio 2014

LA GIUSTIFICAZIONE OPERA



LA GIUSTIFICAZIONE OPERA



Pure avendo Dio come autore esclusivo (l’uomo non ha nessun potere di autogiusti­ficarsi).

Tuttavia S. Tommaso è molto attento a non trasformare quest’azione in un procedimen­to meccanico, trattandosi di una trasforma­zione non di qualche cosa di inanimato o di animalesco, bensì di una persona, dotata di intelligenza e di libero arbitrio. 

Perciò la giustificazione, insiste S. Tommaso, opera sulla intelligenza e sulla volontà, tuttavia rispettando la loro peculia­re natura. 

Opera sull’intelligenza causando nell’anima un moto di conversione verso Dio. 

"Ma la prima conversione verso Dio avviene mediante la fede, come insegna S. Paolo:

“Chi si accosta a Dio deve credere che egli esiste”. 

Dunque per la giustificazio­ne si richiede un atto di fede". 

Atti analoghi si richiedono da parte della vo­lontà: 

"E' necessario che l’anima umana nell'a giustificazione abbandoni il peccato con un moto del suo libero arbitrio, e si avvicini alla giustizia. 

Ma codesti moti di allontana­mento e avvicinamento nel libero arbitrio corrispondono alla detestazione e al deside­rio; 

così infatti scrive S. Agostino: 

“I nostri affetti sono i moti dello spirito: 

la gioia e la dilatazione dell’anima, il timore ne è la fuga; 

avanzi con l’anima quando desideri, fuggi con essa quando hai paura”. 

Ecco perché nella giustificazione del peccatore si richie­dono due moti del libero arbitrio: 

uno per tendere alla giustizia di Dio col desiderio, l’altro per detestare il peccato.

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