venerdì 9 maggio 2014

L'ESEMPIO DI ABRAMO



L'ESEMPIO DI ABRAMO



Giacomo ha fatto l’esempio di Abramo per spiegare come il patriarca fu giustificato per le sue opere e non per la sua fede soltanto. 

Ora, per evitare malintesi cominciamo col dire che Abramo, secondo ciò che dice la Scrittura, quando credette alla promessa fattagli da Dio la sua fede gli fu messa in conto di giustizia secondo che è scritto: 

"Ed egli credette all’Eterno, che gli contò questo come giustizia" (Gen. 15:6), quindi lui ricevette il perdono dei suoi peccati mediante la sua fede, per grazia. 

Non fece nessuna opera meritoria od opera buona per ottenere la giustizia, perché pure lui fu giustificato da Dio mediante la fede. 

Difatti Paolo dice che "se Abramo è stato giustificato per le opere, egli avrebbe di che gloriarsi; ma dinanzi a Dio egli non ha di che gloriarsi" (Rom. 4:2) perché la Scrittura dice che egli credette a Dio e questa sua fede gli fu messa in conto di giustizia. 

Quindi, Abramo ebbe fede in Dio, ma il patriarca dimostrò di avere fede in Dio sia quando credette con il suo cuore nella promessa che Dio gli aveva fatto e sia quando offrì il suo figliuolo Isacco sull’altare come gli aveva ordinato di fare Dio. 

Voi sapete infatti che dopo diversi anni da che Abramo aveva creduto, Dio mise alla prova Abramo ordinandogli di andare su un monte e offrire in olocausto il suo figliuolo Isacco. 

E Abramo ubbidì a Dio, ritenendo che Dio lo avrebbe risuscitato dai morti per adempiere a suo riguardo la promessa che aveva fatto (cfr. Ebr. 11:17-19). 

Quindi egli credette che avrebbe ricuperato il suo figliuolo mediante una risurrezione, e che non lo avrebbe perduto perché Dio doveva mantenere le promesse fattegli. 

E per questa sua fede egli piacque a Dio infatti quando egli stava per scannare Isacco l’angelo di Dio gli disse:

 "Non metter la mano addosso al ragazzo, e non gli fare alcun male; poiché ora so che tu temi Iddio" (Gen. 22:12) e gli giurò pure per se stesso che lo avrebbe benedetto e gli avrebbe moltiplicato la progenie come le stelle del cielo. 

Giacomo dice che Abramo fu giustificato per opere quando offrì il suo figliuolo e questo è vero perché Abramo mediante quell’opera che compì dimostrò di temere Dio e di credere fermamente nella sua promessa.

 Quindi possiamo dire che Abramo dimostrò con i fatti la fede che egli aveva in Dio; e per questo fu chiamato amico di Dio.

Come Abramo pure noi che abbiamo creduto saremo chiamati amici di Cristo se facciamo ciò che egli ci comanda di fare secondo che é scritto: 

"Voi siete miei amici, se fate le cose che io vi comando" (Giov. 15:14); ma se noi diciamo di credere in Cristo Gesù e poi rifiutiamo di osservare le sue parole come potremo dimostrare di credere in lui e pretendere di essere chiamati amici di Cristo e di Dio? 

Ci metteremmo allo stesso livello di tante persone del mondo che si dicono Cristiani, dicono di credere in Gesù, ma essendo incapaci di compiere qualsiasi opera buona dimostrano di non credere in lui. 

Come la fede di Abramo fu resa compiuta mediante le sue opere, così anche la nostra fede sarà resa compiuta dalle nostre opere buone. 

L’apostolo Pietro spiega questo concetto nella sua seconda epistola in questa maniera: 

"Facendo queste cose, non inciamperete giammai, poiché così vi sarà largamente provveduta l’entrata nel regno eterno del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo" (2 Piet. 1:10,11). 

Quali cose? Quelle di cui lui ha parlato poco prima: cioè aggiungendo alla fede la virtù, la conoscenza, la continenza, la pazienza, la pietà, l’amore fraterno e la carità (cfr. 2 Piet. 1:5-7). 

Quindi anche Pietro credeva che aggiungendo alla nostra fede le opere buone (difatti la pietà, l’amore fraterno e la carità come si manifestano nella pratica se non facendo opere buone nei confronti di quelli di dentro prima e poi di quelli di fuori?) ci sarà provveduta l’entrata nel regno di Dio, o detto in un altra maniera renderemo sicura la nostra vocazione ed elezione. 

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