domenica 18 maggio 2014

PAOLO E LA GIUSTIFICAZIONE



PAOLO E LA DOTTRINA DELLA GIUSTIFICAZIONE

La dottrina della giustificazione dunque servirebbe a Paolo soprattutto – per non dire soltanto - per stabilire l‟uguaglianza soteriologica tra giudei e gentili davanti a Dio.

 La predicazione essa viene rivolta soltanto ai gentili, come una specie di tattica strategica per facilitare la missione; non sarebbe quindi volta a risolvere un problema umano universale. 

Paolo non ce l‟avrebbe con la Legge giudaica in sé, e i suoi argomenti contro le “opere della Legge” non riguarderebbero la questione della giustizia mediante l‟obbedienza alla legge, ma semplicemente quegli “identity markers” che separano i giudei dai gentili.

La conclusione naturale di queste considerazioni è che, se il “covenantal nomism” dell‟AT è una via di salvezza che Dio offre a Israele, mentre l‟evangelo di libertà dalla Legge mosaica è la via di salvezza che Dio offre ai non giudei, allora esistono due vie di salvezza!

Pertanto non si può dire semplicemente che quella giudaica sia una “religione della grazia” e del “covenantal nomism”. 

Nel pensiero rabbinico antico emergono di fatto entrambi i principi e spesso restano in tensione tra loro, quello cioè dell‟elezione e quello della retribuzione; principi i cui confini non sono ben definiti e non è sempre chiaro in quale relazione stanno l‟uno con l‟altro, e tanto meno è possibile stabilire quale dei due abbia la priorità.

Anche assumendo il punto di vista che l‟enfasi sulle opere riguardi il rimanere nell‟alleanza piuttosto che l‟entrarvi (come afferma Sanders), nella maggior parte dei testi rabbinici antichi emerge con evidenza questa ricorrente preoccupazione per le opere da compiere, tanto da sfociare non raramente in un vero e proprio legalismo, così che la distinzione tra il restare e l‟entrare nel patto tende ad assottigliarsi molto se non a scomparire del tutto. 

Ed anche ammettendo che nei testi della migliore teologia del tempo il giudaismo sia presentato come una “religione della grazia”, è innegabile che nel vissuto religioso comune del tempo si cadeva spesso nel legalismo, proprio quel legalismo farisaico contro cui si opponeva non soltanto Paolo, ma Gesù stesso.

 Per quanto riguarda Paolo, tra gli studiosi c‟è chi, pur assumendo il nuovo punto di vista sul giudaismo antico, continua ad affermare che Paolo effettivamente presenta il giudaismo come legalistico (al contrario di come era in realtà), e quindi distorcerebbe l‟immagine del vero giudaismo del I secolo.


Resterebbe in ogni caso da stabilire – se Paolo non ha davanti a sé quel tipo di giudaismo che si è soliti rappresentare come “legalistico”, e quei giudeo-cristiani che ne ereditano tale aspetto – chi siano i suoi reali avversari. 

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