venerdì 30 maggio 2014

S. TOMMASO E LA SUA RIFLESSIONE



S. TOMMASO E LA SUA RIFLESSIONE


Quando S. Tommaso opera la sua riflessione sul mistero della giustificazione, l’eresia di Pelagio è da lun­go tempo scomparsa, e il campo teologico appare sostanzialmente tranquillo.

Tuttavia, anche in assenza di particolari eresie, grazie a quello sguardo universalisti­co (cattolico) che lo contraddistingue, S. Tommaso riesce a tracciare un quadro preciso degli er­rori che si possono commettere rispetto alla giustificazione. 

Nel commento alla lettera ai Filippesi, in­terpretando il versetto: 

"E' Dio che produce in voi, a suo piacimento, il volere e l’opera­re", S. Tommaso scrive quanto segue: 

"Così dicen­do l’Apostolo esclude quattro false opinioni. 

La prima è quella di coloro i quali pensano che l’uomo si possa salvare col libero arbitrio, senza l’aiuto di Dio.

La seconda è di quelli che negano del tutto il libero arbitrio, dicendo che l’uomo è necessitato dal destino o dalla divina Provvidenza.

La terza, che appartiene ai pelagiani, come la prima, dice che la scelta dipende da noi, ma il corona­mento dell’opera spetta a Dio.

La quarta ammette che Dio compie in noi ogni bene, però per i nostri meriti. 

Il che viene escluso dalia frase: 

"pro bona voluntate”, cioè per buona volontà sua, non nostra. 

Ossia non per i nostri meriti; poiché prima della grazia di Dio non c’e in noi nessun merito di bene" (In Ep. ad Philipp, c. 2, lect. 3). 

E' abbastan­za facile dare dei nomi ai quattro errori elen­cati da S. Tommaso. 

Del resto l’ha fatto egli stesso per il primo e per il terzo, accreditandoli a Pelagio; 

più precisamente è di Pelagio il pri­mo (la pretesa che l’uomo si salvi col suo li­bero arbitrio); 

mentre il terzo (che assegna alla volontà umana l’inizio della giustificazione) e l’erro­re dei semipelagiani. 

Il secondo errore (che nega l’esistenza stessa del libero arbitrio) e l’errore dei manichei (e più tardi, di Lutero e Calvino); 

il quarto (che fa dipendere la sal­vezza dai meriti) è nuovamente un errore dei semipelagiani.


Ma, come s’è detto, S. Tommaso non elabora la sua dottrina della giustificazione in polemica con qualcu­no, bensì in forma speculativa sistematica.

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