domenica 11 maggio 2014

SPIEGAZIONE PAROLE DI GIACOMO




Giacomo, il fratello del Signore, ha detto:

 "Abramo, nostro padre, non fu egli giustificato per le opere quando offrì il suo figliuolo Isacco sull’altare? 

Tu vedi che la fede operava insieme con le opere di lui, e che per le opere la sua fede fu resa compiuta; e così fu adempiuta la Scrittura che dice: E Abramo credette a Dio, e ciò gli fu messo in conto di giustizia; e fu chiamato amico di Dio. 

Voi vedete che l’uomo è giustificato per opere, e non per fede soltanto" (Giac. 2:21-24).
Vediamo di spiegare queste sue parole. 

Innanzi tutto diciamo che Giacomo scrisse queste parole a dei credenti e non a degli increduli infatti poco prima dice: "Fratelli miei, la vostra fede nel nostro Signor Gesù Cristo, il Signor della gloria, sia scevra da riguardi personali...." (Giac. 2:1); 

dico questo per farvi comprendere che coloro a cui queste parole furono dirette avevano la fede e perciò erano stati di già giustificati secondo che è scritto: 

"Avendo pur nondimeno riconosciuto che l’uomo non è giustificato per le opere della legge ma lo è soltanto per mezzo della fede in Cristo Gesù" (Gal. 2:16). 

Ma perché Giacomo parlò loro in questa maniera?

Perché alcuni credenti pur avendo la fede rifiutavano di compiere le opere buone pensando che anche senza le opere la loro fede sarebbe stata sufficiente a salvarli dall’ira di Dio, illudendo così loro stessi. 

(Ricordatevi infatti che coloro a cui scrisse Giacomo erano credenti che uccidevano, invidiavano, contendevano, che erano diventati nemici di Dio perché avevano voluto diventare amici del mondo, credenti ricchi materialmente che calpestavano il diritto dei loro operai, credenti che avevano riguardo alla persona del ricco e disprezzavano il povero, e che mormoravano gli uni contro gli altri; 

quindi è perfettamente comprensibile il duro discorso di Giacomo).

E allora Giacomo prima li rimproverò dicendo: "Che giova, fratelli miei, se uno dice d’aver fede ma non ha opere? Può la fede salvarlo?" (Giac. 2:14), ed ancora: 

"Ma vuoi tu, o uomo vano, conoscere che la fede senza le opere non ha valore?" (Giac. 2:20) 

facendogli capire che la sola fede nulla gli avrebbe valso, e poi facendogli gli esempi di Abramo e di Raab a conferma che le opere devono accompagnare la fede affinché questa abbia valore. 

Il discorso di Giacomo è imperniato sul fatto che se uno dice di avere fede, cioè di avere creduto in Cristo Gesù, ma non ha le opere la sua fede è senza valore, o, come dice in un altro luogo é morta. 

Sono parole dure quelle di Giacomo, ma esse ci fanno comprendere quanto siano importanti le opere buone per noi credenti; badate che Giacomo non ha detto affatto che la giustizia si ottiene mediante le opere della legge o che l’uomo peccatore viene perdonato o riceve la vita eterna in virtù delle sue opere buone; 

attribuire questo significato alle sue parole significherebbe dire che Giacomo aveva sovvertito l’Evangelo perché costringeva i Gentili a giudaizzare dicendo loro che si viene giustificati per le opere della legge. 

Il suo discorso invece ha come fine quello di scoraggiare qualsiasi credente dal pensare che dopo avere creduto anche se rifiuta di compiere opere buone sarà gradito lo stesso agli occhi di Dio e sarà salvato lo stesso. 

Quindi, se la fede in Dio senza le opere non ha valore come non ha valore il fatto che anche i demoni credono che v’é un Dio solo, bisogna concludere che la fede che ha valore è quella che ha le opere buone, e difatti questo è confermato dall’apostolo Paolo che dice ai Galati:

"Quel che vale è la fede operante per mezzo dell’amore" (Gal. 5:6), ed ai Corinzi: "L’osservanza de’ comandamenti di Dio è tutto" (1 Cor. 7:19). 

Il paragone fatto da Giacomo è veramente appropriato.


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