martedì 6 maggio 2014

TEMI NELLA FEDE E NELLA TEOLOGIA



Temi nella fede e nella teologia


Riguardo alla teologia, in primissima approssimazione possiamo dire che grazia (greco charis, latino gratia) designa la benevolenza personale assolutamente gratuita di Dio, che si comunica all'uomo e gli ef etti di questo suo favore. 

Si è detto "primissima approssimazione" perché il concetto, per la sua vastità e complessità, potrà essere ampliato, approfondito e completato solo mediante indicazioni più dettagliate e specifiche, che emergeranno nello sviluppo dei suoi vari aspetti. 

Nella Rivelazione, infatti, molte realtà e concetti si riferiscono, a diverso titolo, alla grazia. Dovremo approfondirle, quindi, a partire dalla Scrittura. 

In campo teologico dovremo poi seguire gli sviluppi dei diversi aspetti, che avvennero in seguito a numerosi errori o interpretazioni unilaterali, che portarono a eresie (pelagianesimo, semipelagianesimo, ecc.) sulle quali la Chiesa dovette pronunciarsi.

L'elaborazione del trattato avvenne, in particolare, nel periodo del Tridentino e in seguito alle controversie con la Riforma. 

Nel secolo XX, il tema acquistò ulteriore ampiezza e vigore nel dibattito teologico che precedette e seguì il Concilio Vaticano II. 

Queste brevi premesse ci avviano a comprendere le ragioni delle impostazioni più recenti: quella sintetica del Catechismo della Chiesa Cattolica e quelle più ampie e descrittive della teologia, che saranno approfondite, volta per volta, nei successivi approcci.

Il Catechismo al n. 1996 definisce la grazia come "il favore, il soccorso gratuito che Dio ci dà perché rispondiamo al suo invito: diventare figli adottivi, partecipi della natura divina, della vita eterna". 

Aggiunge poi: "La grazia è un partecipazione alla vita di Dio; c'introduce nell'intimità della vita trinitaria" (1997). 

Al n. 1999, accennando alla grazia di Cristo, la definisce: "il dono gratuito che Dio ci fa della sua vita, infusa nella nostra anima dallo Spirito Santo per guarirla dal peccato e santificarla". 

Questa è la grazia santificante o deificante, ricevuta nel Battesimo che, in noi, diviene la sorgente dell'opera di santificazione. 

Al n. 2000 precisa ancora: "La grazia santificante è un dono abituale, una disposizione stabile e soprannaturale che perfeziona l'anima stessa per renderla capace di  vivere con Dio, di agire per amor suo". 

Le definizioni teologiche sono più estese, dovendo rispondere alle incomprensioni e difficoltà sollevate dalla mentalità e cultura di ogni tempo. 

I teologi, quindi, la presentano in questi termini: 

la grazia è l'amore di Dio che si rivolge all'uomo in maniera gratuita, inattesa, incomprensibile e lo conduce alla salvezza nella comunione con Lui, mostrando che la resistenza a Lui è una prigionia dell'uomo in se stesso (alienazione), che può essere vinta solo da un intervento liberatore.


Questa descrizione intende dire che: 

a) la grazia è non solo l'amore di Dio, ma Dio stesso, poiché Dio è amore (1Gv 4,8); 

b) la grazia di Dio che si rivolge all'uomo è un atto libero dell'infinita bontà divina; 

c) essa è piena gratuità e puro dono; 

d) essa è del tutto inattesa perché dipende solo dalla libera iniziativa di Dio verso l'uomo peccatore; 

e) il suo mistero o incomprensibilità dipende dal fatto che nessuna creatura può "comprendere" l'immensa bontà, amore e benevolenza di Dio, né le forme con cui la realizza e manifesta (come l'incarnazione, sofferenza, umiliazione, passione e morte del Figlio); 

f) il dono con cui Dio salva consiste nella comunione personale di vita con Lui e nel dono di poterlo conoscere e amare senza limiti; 

g) Dio vince il peccato, il rifiuto e la chiusura dell'uomo, non con la violenza, ma liberando e rinnovando interiormente il peccatore, mediante la sua bontà, perdono e amore incondizionato. 

Il Signore libera pure l'uomo dall'illusione di poter decidere del senso della propria vita, fidando solo nel proprio potere. 

Tale illusione non è solo vana e inutile, ma sprofonda la persona nell'assurdo, l'alienazione totale, il fallimento e la prigionia di sé. 

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