domenica 4 maggio 2014

TEOLOGIA CONTEMPORANEA DELLA GRAZIA



Una teologia contemporanea della grazia


L'idea di fondo da tenere sempre viva è il fascino della grazia come dono, che ne fa un'imprevedibile e smisurata espressione di generosità e gratuità non dovute. 

È tale fascino divino che suscita lode e gratitudine senza fine. 

A tal fine occorre valorizzare l'impostazione di Ef 1,3-10, che la collega alle categorie della benedizione, elezione, predestinazione, redenzione, sapienza e prudenza.


Se la sua essenza consiste nell'amore del Padre per il Figlio Gesù Cristo e, in lui, per noi, va sottolineato bene che l'atteggiamento paterno di Dio, che ci vuole suoi figli, precede ogni volontà e supera ogni progetto umano. 

Ne consegue che la benedizione è il dono dello Spirito Santo, che compendia tutto ciò che il Padre dà e può dare. 

La predestinazione sottolinea che il nostro essere di figli è antecedente a ogni volere creato. 

La redenzione è la liberazione dal peccato e la trasformazione divina di tutto il nostro essere spirituale e corporeo. 

Queste azioni divine, come dono assolutamente gratuito, avvengono in prospettiva trinitaria, elevando l'uomo all'esistenza della Trinità e aprendolo al rapporto con ognuna delle persone divine. 

Questa vita trascendente e divina si attua in una comunione solidale che ne fonda l'aspetto comunitario o ecclesiale. 

Appartenere a Cristo, quindi, significa entrare nell'ambito della intersoggettività centrata in lui, ossia appartenere alla sua Chiesa. 

Le persone divine che si donano e comunicano a noi costituiscono la grazia increata. 

L'effettiva trasformazione che provocano nel nostro essere costituisce la grazia creata. 

Esse indicano la necessità di armonizzare sempre i seguenti aspetti: 

appartenenza al mondo della trascendenza divina; partecipazione alla figliolanza di Dio in Cristo; liberazione dalla schiavitù del peccato; 

vita di autentica libertà nel rapporto con Cristo, liberatore dal peccato e salvatore universale. 

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