lunedì 30 giugno 2014

MOTO LIBERO



MOTO LIBERO


Si richiede proprio il moto della volontà e precisamente il moto libero.

Ora S.Tommaso parte da questo suo modello, che poi il Concilio di Trento fece suo, questo modello della
giustificazione come moto alla giustizia.

La giustificazione è un moto soprannaturale spirituale divino, ma comunque un movimento alla giustizia. Ora Dio muove, in questo processo, l’uomo, così proprio come muove ogni altra cosa.

Muove ogni cosa secondo la sua natura. 

Dio creatore delle essenze, largitore dell’essere alle essenze (bisogna sempre pensare a questo punto metafisico), Iddio solo, che raggiunge l’essenza, non tramite un intervento sulle essenze stesse, cioè sul piano essenziale, ma che raggiunge l’essenza tramite l’essere e perciò stesso lascia l’essenza perfettamente intatta.

Dio e Dio solo muove tutte le cose con estrema efficacia e nel contempo con somma soavità, cioè in maniera infallibile, ma in maniera tale da muovere tutte le cose secondo quanto è dovuto alla loro natura.

La metafisica è poco esemplificabile, perchè si tratta proprio di una prerogativa di Dio, bisogna proprio arrivarci tramite quel delicato nesso tra essenza ed essere. 

Solo chi raggiunge l’essenza tramite l’essere è in grado di rispettare l’essenza nella sua integrità e questo è solo Dio.

Perciò Dio muove tutte le cose secondo l’operatività connaturale, la causalità connaturale all’essenza o alla natura delle cose medesime. 

domenica 29 giugno 2014

MOZIONE TRASCENDENTE



MOZIONE TRASCENDENTE


Dio, come adatta la sua mozione trascendente alla natura di ogni cosa, muove la pietra a modo di pietra, la pianta a modo di pianta, l’animale a modo dell’animale, l’uomo a modo dell’uomo. 

E’ meraviglioso pensare che Dio raggiunge ogni creatura nella sua differenza specifica, anzi oserei dire nella sua differenza numerica, perchè ogni individuo ha le sue peculiarità operative.

Quindi il Signore rispetta perfettamente nel muovere le essenze delle cose mosse: 

cioè muove quelle essenze a muovere se stesse secondo la loro essenza. E’ dell’essenza della natura dell’uomo che sia capace di un moto libero, che si muova da sè, mozione da sè. 

Non nel senso che l’uomo sia una impossibile causa sui, cioè che l’uomo dia a se stesso la causa del suo agire, ma nel senso che l’uomo è in grado di prefiggere a se stesso dei fini intermedi del suo agire, non è determinato a questo, finalisticamente parlando.

Questa è la caratteristica dell’atto umano, ovvero del volontario perfetto, che consiste nel fatto di avere il principio del suo agire in se stesso, e non solo, questo coinciderebbe con il naturale.

Il volontario è un principio intrinseco, non solo del suo agire, ma anche del suo ordinarsi ai fini intermedi.

Dato che la nostra volontà è una natura creata non c’è mai parità tra la nostra volontà umana e la natura increata di Dio. 

C’è però similitudine, nel senso che la nostra volontà ha già prefisso il suo fine specificante che è la beatitudine in astratto. 

La volontà non può non volere essere beata.

Si riferisce alla famosa edizione Marietti di Torino dell’Opera Omnia di S.Tommaso.


Il volontario è padrone dei propri atti, in modo tale che, come dice Padre Tomas, sceglie i fini intermedi, ossia, quei beni particolari nei confronti dei quali la volontà, di per sé determinata solamente al bene universale in astratto, è indeterminata. 

Da quel lato è determinata, però rispetto ad ogni bene particolare la volontà è perfettamente libera, cioè domina l’ordine dei fini intermedi. 

sabato 28 giugno 2014

ASSENSUS SUI POTESTATIVUS



ASSENSUS SUI POTESTATIVUS


In questo senso l’uomo è assensus sui potestativus, ossia ha nella propria potestà il dominio del suo assenso, è mosso da Dio proprio per muovere se stesso con libertà. 

Perciò nella giustificazione è necessario che l’uomo eliciti gli atti del libero arbitrio. 

Dio infonde la grazia santificante in modo tale da muovere simultaneamente il libero arbitrio ad accettare il dono di grazia in coloro che sono capaci di tale mozione, un atto di accettazione della grazia si richiede dalla parte dall’uomo. 

E questo atto di accettazione è a sua volta premosso da Dio infondente la grazia santificante.

Vi dissi già l’altra volta che l’atto dell’infusione della grazia, inteso tomisticamente come motio Dei moventis, ossia mozione di Dio che muove, assume le caratteristiche di una causa formale. 

Per quanto il suo contenuto sia appunto quello della grazia abituale, infatti ciò che ci viene infuso è la grazia abituale, il modo in cui viene infuso è quello della grazia attuale, cioè della grazia operante.

Quindi Iddio, infondendo la grazia abituale, con un agire soprannaturale sull’uomo, muove l’uomo a muovere se stesso. 

Quindi muove l’uomo a elicitare gli atti della libertà, della libertà che accetta la mozione divina, e con l’accettazione della mozione divina si prepara al conseguimento di quello stesso dono abituale che è stato infuso. 

venerdì 27 giugno 2014

LIBERO ARBITRIO



LIBERO ARBITRIO

Questa è la caratteristica degli atti umani, e se non ci sono atti umani, non c’è possibilità di disposizione, se non c’è il libero arbitrio l’uomo non è in grado di disporsi. 

Notate bene questo: in S.Tommaso c’è un certo rigore causale non da poco; egli su questo punto è severo.

Occorre che ci sia la causalità efficiente, la mozione di Dio, la causalità formale, la grazia santificante, ma occorre anche la causalità finale, cioè la consecutio gratiae, ovvero il conseguimento della grazia. 

Ma occorre anche una causalità quasi materiale, cioè la causalità dispositiva. 

Ora questa causalità dispositiva è anch’essa prodotta da Dio, però da Dio tramite l’uomo. Iddio muove l’uomo a muovere se stesso e quindi a disporre se stesso tramite i suoi atti liberi.

Proprio nell’ad primum S. Tommaso si vedrà costretto a chiarire una vexata quaestio e cioè quella della giustificazione degli infanti o comunque degli impediti dell’uso della ragione. 

I teologi neoterici non hanno problemi, perchè si sono sbarazzati della questione in maniera estremamente sbrigativa, dicendo che in fondo il cristianesimo è qualche cosa di inconscio, il famoso modernismo che fa emergere i contenuti religiosi dall’inconscio. 

Lì ovviamente la domanda non si pone, ogni infante è già cristiano anonimo.

Invece in una teologia che comprende anche una antropologia seria, bisogna prendere altrettanto sul serio la causalità dispositiva. 

L’uomo diventa cristiano, cioè si riveste della grazia santificante, ovviamente non per merito suo, ma solo se Dio gliela infonde, però mai senza un atto suo.

 Vale proprio quello che diceva S.Agostino “Quel Dio che ti ha creato senza di te, non ti salva senza di te”. 

giovedì 26 giugno 2014

L'IO NEL MOTO



L'IO NEL MOTO

Quell’io che è compreso nel moto della giustificazione, non è un io inconscio, è l’io libero, che deliberatamente accetta la grazia di Dio.

Ora, come è possibile la giustificazione di chi non ha l’uso della ragione, per esempio i bambini che non hanno l’uso della ragione e anche gli adulti che eventualmente per malattia sono impediti? 

Qui S.Tommaso ammette una tesi molto rigorosa: 

la giustificazione di chi non ha il possesso del libero arbitrio non può verificarsi se non sacramentalmente, ovviamente, in virtù delle grazia battesimale.

La volontà per sua natura tende al bene intellegibile concepito dalla ragione. 

Tuttavia l’azione va al concreto, per cui in definitiva l’uomo desidera una beatitudine concreta nell’orizzonte del bene universale oggetto della volontà. 

Questa possibilità di passare dall’astratto al concreto, ossia al singolo bene (creato o increato), caratterizza il libero arbitrio.


Compia. 

Ossia la grazia dà forma all’anima, naturalmente una forma accidentale soprannaturale, che si soggetta nell’anima, la quale è la forma sostanziale naturale dell’uomo. Compiere. 

L’atto elicito, in psicologia filosofica, è l’atto direttamente emanante dalla volontà. 

Si distingue dall’atto imperato, che è atto o di un membro del corpo o di una potenza inferiore, comandato dalla volontà. 

mercoledì 25 giugno 2014

NASCITA SACRAMENTALE



NASCITA SACRAMENTALE


Vi invito qui a pensare alla stupenda sacramentalità del Battesimo, cioè il Battesimo è veramente una nascita sacramentale e quindi nel Battesimo si tratta di essere inseriti in Cristo nuovo Adamo. 

Non a caso il Battesimo ci purifica dalle colpa adamitica, ci toglie il peccatum naturae,ecco perchè il Battesimo ha una forte sacramentalità che esplicita molto l’opus operatum, e quindi in qualche modo dà poco spazio al consenso individuale, o per lo meno ne esige poco. 

Concerne più la natura che l’individuo.

Come il peccato delle origini è un peccato che ci colpisce, non tramite la nostra individualità, ma tramite la natura che ci deriva dai nostri genitori, a nostra insaputa, così anche la rigenerazione battesimale ci può giustificare a nostra insaputa inserendoci ex opere operato nella natura di quel nuovo Adamo che è il Cristo.

Ma anche qui dirà S.Tommaso si esige un atto dispositivo, solo che non è più l’atto del bambino, ma è lo stesso atto di Cristo. 

E’ Gesù chi si sostituisce alla mancanza del suo agire. 

Ma questo innesto ex opere operato in Cristo nell’atto salvifico della sua passione, questo mistero non può accadere se non tramite il sacramento. 

martedì 24 giugno 2014

BAMBINI NON BATTEZZATI



BAMBINI NON BATTEZZATI

Da lì sorge la domanda sul Limbo, per i bambini non battezzati che muoiono in tenera età e quindi non possono convertirsi a Dio con gli atti del libero arbitrio. 

La Santa Sede non ha mai proclamato il Limbo come dogma, è lecito disputarne, però intervenendo in occasione del Sinodo di Pistoia del 1794, ci fa capire che, se non è necessario che tutti professino la fede nel Limbo, è però temerario negarlo.

Non dico che necessariamente ogni cristiano cattolico debba credere nel Limbo, però vedete i motivi teologici che fondano una simile ipotesi teologica.

Ragionando su quello che noi sappiamo dalla Rivelazione e su quello che sappiamo in base alla ragione, non possiamo concludere che a questo: 

da un lato, c’è effettivamente la misericordia di Dio che vuole salvi tutti, ma dall’altro lato c’è la necessità di aderire alla salvezza che Dio ci propone umanamente, cioè proprio con degli atti liberi.

Così similmente accade anche per gli adulti, che sono impediti dall’uso della ragione: ovviamente possono conseguire la giustificazione, ma solo tramite il battesimo. 

Invece in coloro che hanno malattie mentali intermittenti, dice S.Tommaso che bisogna che ci sia una certa preparazione nei momenti lucidi, quindi una certa collaborazione con la grazia almeno in quei momenti in cui ne sono capaci.

Una cosa da precisare è l’accettazione libera della grazia: 

non si intende un’accettazione in actu signato ma in actu exercito. 

Non è che la grazia si accetta come un oggetto cosciente, la grazia si accetta in actu exercito, cioè collaborando con essa.

Non dovete immaginare le cose così: il buon Dio vi infonde la grazia e poi vi dice: 

ti offro la mia grazia e tu, bontà tua, cerca di accettarla.


Secondo S.Tommaso è il peccato originale, che è legato all’atto personale compiuto dai progenitori, però, mentre questo secondo atto appartiene alla loro sola responsabilità, il peccato originale, la cui colpa si trasmette a tutta l’umanità, si presenta in qualche modo non solo come singolo peccato dei progenitori, ma come peccato della natura umana specifica, per cui diventa colpa per ogni individuo umano discendente dai progenitori. 

Il Battesimo toglie questa colpa. 

lunedì 23 giugno 2014

IL LIMBO



IL LIMBO


Papa Pio VI condannò la proposizione del Sinodo che affermava che il Limbo è “una favola pelagiana”. 

Il Papa obbiettò che non è vero che il Limbo è una favola pelagiana. 

Il Papa però non disse che non era vero che il Limbo non esiste, per cui si può dire che egli non è entrato nel merito della questione. 

Probabilmente dietro la questione del Limbo nell’intervento del Papa contro il Sinodo giansenista c’era l’intento del Papa di difendere la dignità della natura umana e della legge naturale, alla quale fa riferimento la concezione tomista del Limbo, dignità che, come è noto, è negata dal pessimismo giansenista di origine luterana.

Padre Tomas non conosceva ovviamente né il Catechismo del 1992 né il recente documento della Commissione Teologica Internazionale, i quali suggeriscono l’idea che anche i bambini morti non battezzati siano salvi. 

Possiamo pensare che egli, con la sua grande fedeltà al Magistero della Chiesa, non avrebbe avuto difficoltà ad accettare i recenti chiarimenti da esso apportati.

In actu signato: come a dire: coscientemente; 

in actu exercito: in modo effettivo, ma non cosciente. 

Non è che l’accettazione sia una proposta, è piuttosto una accettazione fattiva di collaborazione con la grazia, che ci è stata infusa. 

Un altro commento di Giovanni di S.Tommaso è questo: 

l’infusione della grazia è il moto attuale con cui Dio muove il libero arbitrio disponendo l’anima al conseguimento abituale della grazia santificante.

L’infusione divina della grazia è il moto dispositivo da parte di Dio, che muove il libero arbitrio disponendolo al conseguimento abituale della grazia.  

domenica 22 giugno 2014

MOMENTI GIUSTIFICAZIONE



MOMENTI GIUSTIFICAZIONE


Giovanni di S.Tommaso giustamente stabilisce, tra i diversi momenti della giustificazione e cioè: 

secondo la causalità efficiente, gli atti del libero arbitrio seguono l’infusione attuale della grazia e precedono il conseguimento abituale della grazia. 

Ecco perchè dispongono alla grazia.

Seguono all’infusione della grazia e precedono il conseguimento abituale, sono in qualche modo intermedi secondo l’ordine della causalità efficiente.

Sono già premossi, sostenuti causalmente dall’infusione della grazia, però sono previi rispetto alla presenza abituale della grazia nell’uomo.

Invece secondo la causalità formale, gli atti seguono sia l’infusione che il conseguimento dell’abito soprannaturale della grazia e perciò sono già meritori della vita eterna. 

Secondo la causalità formale si può dire che quegli atti sono già in qualche modo formati dalla forma santificante della grazia abituale, anche se quella grazia abituale non è ancora radicata nel soggetto.

E’ come se gli atti umani fossero per così dire permeati dalla formalità della grazia abituale prima che ne sia informato il soggetto stesso. 

Il soggetto, l’essenza dell’anima, potremmo dire, non ha ancora conseguito la grazia abituale, ma gli atti in qualche modo già si impossessano di questa formalità, ecco perchè sono già permeati della grazia abituale ed ecco perchè sono meritevoli.

Perchè se non fossero permeati della grazia abituale non potrebbero meritare.


E’ un merito del tutto particolare perchè il soggetto non ha ancora la grazia a modo di abito, la grazia abituale è già però infusa e in qualche modo comincia già a permeare, e sollevare formalmente gli atti dispositivi. 

sabato 21 giugno 2014

MOTO ADEGUATO



MOTO ADEGUATO


Infatti dice Giovanni da S.Tommaso che il moto adeguato attuale, cioè ultimamente disponente, congiunge efficacemente gli atti del libero arbitrio con la grazia abituale infusa, cosicchè possono essere formati dagli abiti soprannaturali senza procedere efficientemente da essi.

Si sono formati degli abiti soprannaturali, ma procedono da un soggetto che ancora non ha quegli abiti.

Gli abiti dei libero arbitrio sono sostanzialmente due:

dico sostanzialmente, perchè ce ne possono essere tanti altri collaterali, non è detto che siano proprio quelli. 

Quelli che diremo adesso sono indispensabili, ma possono esistere tanti altri atti di virtù, atti espliciti, che aiutano la giustificazione.

Quello che si richiede è un duplice atto: 

anzitutto il libero arbitrio deve muoversi verso Dio;

questo è l’aspetto della conversione. 

Quello che noi comunemente chiamiamo conversione è proprio questo moto del libero arbitrio in Dio.

Il nostro libero arbitrio che è avverso a Dio a causa del peccato, si converte a Dio. 

Si stacca dal fine ultimo sbagliato e si ordina al fine ultimo vero, cioè a Dio.

Ora questo atto con cui il libero arbitrio si muove verso Dio è anzitutto l’atto di fede e non a caso S.Tommaso cita S.Paolo, e non poteva mancare come documento Rm 5,1: 

“Giustificati dunque per la fede, noi siamo in pace con Dio” (Q.113, a.4). 

venerdì 20 giugno 2014

FEDE GIUSTIFICA



FEDE GIUSTIFICA


E’ uno dei tanti luoghi in cui S.Paolo usa l’espressione “giustificati per fede”. 

La fede non può crescere per quanto riguarda l’oggetto creduto. 

Noi crediamo non per convinzione umana, ma crediamo perchè Dio ha rivelato certe verità e siccome ci fidiamo di Lui e non di noi, accettiamo tutto ciò che Dio ha rivelato senza esclusioni, quindi in quel senso non può crescere.

Però c’è un vero senso, cioè cresce ex parte subiecti.

Essendo un abito infuso nell’intelletto speculativo, la fede si radica sempre di più nell’intelligenza umana e da quel lato ovviamente cresce.

Possiamo giustamente dire al Signore “Aumenta o Signore la mia poca fede”.

Però per la giustificazione non si richiede una fede particolarmente intensa; 

è chiaro però che poi la stessa intensità dell’abito di grazia conseguito dipenderà dall’intensità degli atti preparatori.

Chi si prepara con poca fede, nel senso spiegato, avrà poca intensità di grazia santificante;

chi, invece, fa un atto di fede eroica estremamente radicata nell’anima, avrà anche una maggiore intensità di grazia abituale, sempre per quel motivo della dipendenza dell’intensità della grazia dall’intensità degli atti preparatori.

Ben tenendo presente che quella preparazione è sempre Dio che la fa in noi, non c’è nessuna preparazione che Iddio non faccia come causa prima. 

In questo senso la fede è necessaria affinchè l’uomo possa essere giustificato ed è la fede con la quale l’uomo si converte a Dio.


giovedì 19 giugno 2014

MENTE CONVERTITA



MENTE CONVERTITA


Giustificando l’uomo, Dio muove la sua mente convertendola a sé: 

“Convertici a Te, o Signore, e saremo convertiti”. 

Alla giustificazione appartiene essenzialmente l’atto libero di conversione dell’uomo a Dio.

La prima conversione è quella della fede: 

“Chi si accosta a Dio deve credere che Egli esiste e che è il rimuneratore di tutti.”(Eb 11). 

Per accedere a Dio bisogna innanzitutto credere, questo è molto importante! 

Niente carità senza fede, ci può essere fede senza carità, ma non carità senza fede! 

Il più suppone il meno, non vale viceversa, è possibile avere la fede informe senza la carità, ma non è mai possibile avere le carità senza la fede.

State attenti ad una certa retorica neoterica che si fa sempre più strada: 

uno può essere filantropicamente ben disposto, ma non è ancora la carità soprannaturale. 

La carità soprannaturale suppone la fede almeno implicita.

E’ un grosso problema della salvezza di coloro che non esplicitamente credono. 

Sappiamo che possono essere in grazia di Dio e salvarsi, però mai senza fede. 

Se c’è la carità, ci deve essere anche la fede, almeno implicita.