martedì 10 giugno 2014

LA GIUSTIFICAZIONE SCOMPARE



La Giustificazione SCOMPARE

Giustificazione: 

ecco un altro termine che sta scomparendo dal nostro sempre più povero vocabolario della fede. 

Eppure la giustificazione è il frutto più importante della Grazia. Quando la fede s'impoverisce dei suoi vocaboli, s'impoverisce anche dei suoi contenuti.

E' di estrema importanza conoscere il significato di questa parola tanto amata dall'apostolo Paolo. “La grazia dello Spirito Santo ha il potere di giustificarci, cioè di mondarci dai nostri peccati e di comunicarci «la giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo» (Rm 3,22)” (CCC 1987). 

La dottrina sulla giustificazione ha pieno diritto di cittadinanza nella teologia morale perché è strettamente legata alla libertà, e di conseguenza alla moralità degli atti.

“La giustificazione stabilisce la collaborazione tra la grazia di Dio e la libertà dell'uomo” (CCC 1993). Essere giusti, e cioè rivestiti della giustizia di Dio, non significa solo essere retti moralmente, ma partecipi della vita divina. 

“La grazia è innanzitutto e principalmente il dono di Dio che ci giustifica e ci santifica” (CCC 2003). E' quell'acqua viva che Gesù offre alla Samaritana e che sazia ogni sete (Gv 4,5-14). “Chi ha sete venga, chi vuole attinga gratuitamente l'acqua della vita” (Ap 22,17). E' il dono che Dio fa di se stesso. 

Tutto l'immenso panorama della grazia ha la sua origine e il suo fine nel Figlio di Dio fatto Uomo: è da Lui che riceviamo grazia su grazia. Cristo costituisce quindi la grazia fondamentale, la fonte eterna della grazia di Dio. 

E questo ci trasforma in profondità perché “la grazia è partecipazione alla vita di Dio; ci introduce nell'intimità della vita trinitaria” (CCC 1997). L'uomo giustificato riceve quindi in dono l'inabitazione trinitaria, che "conferisce una superiore dignità alla persona umana, e nuovo valore alle relazioni interpersonali". 

Gesù aveva infatti promesso: "Se uno mi ama osserverà le mie parole, e il Padre mio lo amerà, e noi verremo a lui e in lui faremo dimora" (Gv 14,23). Sant'Atanasio di Alessandria, nella sua Lettera a Serapione, diceva: “Per mezzo dello Spirito, tutti noi siamo detti partecipi di Dio... 

Entriamo a far parte della natura divina mediante la partecipazione allo Spirito... Ecco perché lo Spirito divinizza coloro nei quali si fa presente”. La Chiesa definisce perciò la grazia «santificante» e «deificante» (CCC 1999). 

Per entrare in questo processo divinizzante, occorre la conversione: “La prima opera della grazia dello Spirito Santo è la conversione, che opera la giustificazione” (CCC 1989). 

Nella conversione la volontà ha un ruolo insostituibile, tuttavia non è la volontà a meritarci la Grazia, che è dono gratuito non suscitato dall'uomo. 

“La giustificazione ci è stata meritata dalla Passione di Cristo, che si è offerto sulla croce come ostia vivente, santa e gradita a Dio, e il cui sangue è diventato strumento di propiziazione per i peccati di tutti gli uomini. 

La giustificazione è accordata mediante il Battesimo, sacramento della fede. Essa ci conforma alla giustizia di Dio, il quale ci rende interiormente giusti con la potenza della sua misericordia. 

Ha come fine la gloria di Dio e di Cristo e il dono della vita eterna (CCC 1992). “Questa vocazione alla vita eterna è soprannaturale. 

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